Agli scontenti non va giù l’asse tra Gatti e Tancredi

TERAMO - Per favore non chiamateli “delusi”. Perché loro non si sentono affatto tali, almeno dicono. Resta il fatto che sono loro quelli che gli assetti strategici studiati al tavolo politico hanno in qualche modo tagliato fuori da banchi o scranni con tutte le potenziali conseguenze del caso. Perché, da scontenti, non solo si può rendere difficile la vita in Consiglio ma si possono scatenare turbamenti, chiamiamoli così, di stati che finora sembravano acquisiti. Vedi, ad esempio, la forza elettorale di alcune frazioni che inevitabilmente perdendo quelli che finora sono stati i loro punti di riferimento, potrebbero non “rispondere” più come prima. Un discorso, quello delle frazioni, che chiama in causa ad esempio Mimmo Sbraccia o Alessandro Di Berardino, e replicabile anche, sempre per fare un altro esempio indicativo, con le associazioni, sportive e non, notoriamente molto vicine a Guido Campana. Così il giorno dopo quello declinato nell’annuncio della nuova Giunta, e dei veleni che da subito hanno dimostrato di agitarsi nel pentolone, i “delusi” dicono la loro. C’è chi si fa raggiungere al cellulare e chi, invece, preferisce magari non rispondere o è in altre faccende affaccendato. C’è chi si affida al social network e chi opta per la comunicazione più classica. Ma certo è che, apertamente o in modo più trasversale, tutti loro hanno (o avrebbero) qualcosa da dire.

 

DODO DI SABATINO. Il suo cellulare è arroventato e forse per questo non riesce a rispondere a tutti. Ma in ogni caso non si risparmia e non le manda a dire quando definisce, a caldo, la sua lista «umiliata e offesa» e parla subito di «inizio di un nuovo percorso», evidentemente senza l’intenzione di provare a testare per qualche mese la formazione appena varata. Nella difficile partita per la composizione della Giunta, il suo è stato con ogni probabilità il nodo centrale, il nervo più scoperto. In qualche modo, “sacrificatore” e “sacrificato” poi lui stesso. Per lui l’accusa è di essere arrivato al tavolo politico, insieme a Giacomino Di Pietro che della lista “Popolari con Teramo” era firmatario, con una squadra di fatto segnata da una profonda spaccatura interna oltre che da sgradevoli veti incrociati. E che, in buona sostanza, il nome di Sbraccia sul tavolo non sia mai stato fatto per un assessorato, nonostante fosse il più votato. Risultato: da una parte quindi lui, Dodo, che rivendicava l’assessorato al Bilancio, alle Finanze, al Patrimonio insieme alla carica del vice sindaco benché non risultasse in testa alla hit dei più votati. Una conferma di posizioni passate non ottenuta, che ne ha di molto ridimensionato le aspettative e che gli ha fatto declinare poi anche l’offerta della presidenza del Consiglio, ritenuta oggettivamente troppo riduttiva per chi voglia davvero fare politica. Dall’altra, il dato numerico dei voti incassati da Mimmo Sbraccia che, della hit, lo mettevano invece in testa. Una querelle che di fatto ha aperto la strada alle ambizioni di Ncd che rifà i conti elettorali, osa e chiede il terzo assessorato. Perché se è vero che le tesi degli intrighi di Palazzo e dei potentati politici sono certo molto affascinanti, a volte a poter prevalere è la semplice arguzia contadina che recita come, tra i due litiganti, spesso e volentieri capiti sia il terzo a godere. In questo caso di un assessorato.

 

GUIDO CAMPANA. Anche un “buono” come Guido Campana fa sentire la sua voce. Ed è una voce, quella dell’ex “consigliere operaio” poi stakanovista assessore agli Eventi, molto ferma. «Io resto a testa alta, sempre. Sono deluso, certo, perché guardando quello che è successo mi pare chiaro che dedicare dieci anni di intenso lavoro alla politica, perché questo per me sono stati, non è servito. Evidentemente il potere politico - è il fendente - non ne tiene conto, mentre il sindaco Brucchi ha dimostrato di avere le mani legate. Adesso resto alla finestra, continuando a portarE avanti progetti che avevo messo in piedi, dalle politiche giovanili a tavoli permanenti per elaborare proposte da consegnare, poi, all’amministrazione. Non mi interessano deleghe né presidenze di Commissioni» taglia corto, ed è certo che non terrà per sé neppure il ruolo di capogruppo che, quindi, passerà ad Angelo Puglia. «Del resto - è il suo teorema difficile da smontare - se non sono stato ritenuto “importante” sul tavolo politico, non vedo perché dovrei esserlo ora per una delega». E quando gli viene chiesto cosa ne sarà della rituale programmazione estiva, non si nasconde certo dietro ad un dito: lui non ci sarà. Né alla Coppa Interamnia né per “Sport sotto le stelle”. L’unico evento che seguirà, ma è nel suo stile, sarà “Giochi senza barriere”, perché, spiega, non sia la disabilità a pagare il conto. Ed una sottolineatura la riserva anche al fattore consensi incassati: «Non contano solo quelli», sottolinea. E certo lui avrebbe potuto incamerarne molti di più se non si fosse fatto “distrarre”, proprio nelle settimane elettoralmente cruciali, dalla preparazione dell’evento “Mille Miglia” che, gli scappa detto, ha fatto fare però bella figura all’amministrazione.

 

FRANCO FRACASSA. Una tendenza, questa al “no, grazie” a deleghe e presidenze che sembra essere contagiosa visto che altri “gran rifiuti” sono arrivati da Franco Fracassa, che ha declinato anche lui la proposta di capogruppo di “Futuro In”, cosa che per altro aveva fatto, e anche bene, nella consiliatura appena archiviata preferendo adesso cedere il passo. Al suo posto ci sarà Giovanni Battista Quintiliani. Così come non avrebbe accettato la proposta di presidenza del Consiglio neppure Raimondo Micheli, in quota Ncd.

 

MIMMO SBRACCIA. Nel suo stile diretto, ha sbottato invece pubblicamente da subito usando l’arma di Facebook. E ora nella sua analisi a freddo coglie il “dettaglio”: «Sono sereno, non covo nessuna delusione. Resta però il fatto che nessuno tra chi rappresentava la lista al tavolo politico ha fatto mai il mio nome per l’assessorato perché, a quanto pare, non era quello che doveva essere fatto», è il j’accuse rivolto evidentemente a quel Giacomino Di Pietro che a quel tavolo è andato a trattare. «E va chiarito anche che non ho mai sostenuto di voler fare l’assessore a tutti i costi, ma chiamarmi in causa sarebbe stata una questione di forma, di stile e di rispetto verso il primo della lista per voti incassati. Certo andrò via da “Popolari con Teramo”, è poco ma sicuro, l’ho detto e lo farò ma mi prendo intanto il Consiglio di venerdì come un Consiglio “di riflessione e osserverò con attenzione come evolverà la seduta - è il passaggio sibillino che evoca scenari forti - Poi porterò avanti il mio percorso nel rispetto di quanti mi hanno votato: andrò da solo e deciderò io».

 

ALESSANDRO DI BERARDINO. Ed è chiaro che il prezioso forziere di voti consegnato da Poggio Cono e dintorni, territorio di riferimento di Sbraccia, potrebbe a questo punto chiudersi così come potrebbe intuirsi vacillante la roccaforte del centrodestra a Forcella, fino a questo momento trainata da Alessandro Di Berardino che quel pasticciaccio brutto della lista “Popolari con Teramo” a compartimento stagno ha messo fuori dal Consiglio. E le frazioni, si sa , elettoralmente parlando, sono la manna del centrodestra.

 

ROBERTO CANZIO. A rifiutare con forza l’etichetta del “deluso” è anche Roberto Canzio che respinge in eguale misura pure quella di “scontentato”. E spiega il perché. «In questi cinque anni ho lavorato e ho fatto il mio dovere, ho guerreggiato pubblicamente senza prendere niente per me, né incarichi né posti di lavoro per i miei familiari. Né sono stato “trombato” dai miei elettori. Ho portato avanti - è la rivendicazione e, nello stesso tempo, il masso che si toglie dalla scarpa - provvedimenti mirati alla tutela dei cittadini e delle fasce deboli: dalle esternalizzazioni degli impianti sportivi agli incentivi fiscali per chi volesse investire sul nostro territorio (poi ripreso nel programma del sindaco Brucchi) passando per l’inserimento dei canoni ricognitori (e bisognerebbe domandarsi perché questi canoni ancora non vengono chiesti alle grandi compagnie che gestiscono luce, gas, telefonia); dal provvedimento di spirito ambientale che nelle lottizzazioni obbliga a lasciare per le aree esterne il 50% permeabile al progetto, regolarmente protocollato nel 2008, sulle rotonde che avrebbero eliminato i semafori e oggi c’è pure chi si vanta di avere “strafficato” Teramo. Oltre ad aver drenato emendamenti in molti provvedimenti», sottolinea per la serie “date a Canzio quel che è di Canzio”. «Purtroppo io mi chiamo Roberto Canzio, non Marco Tancredi - è l’affondo durissimo - e la scelta, tra il suo possibile assessorato ed il mio possibile rientro in Consiglio, non mi ha premiato. E del resto io non ero protetto da nessun partito al tavolo politico. Rimango però un uomo libero: mi spiace solo di non poter portare avanti il progetto di una rete tra domanda e offerta per alloggi privati a canone concordato», sigla nel suo stile da eroe alla Caparezza maniera.

 

DOMENICO NARCISI. Non esterna pubblicamente ma i bene informati lo vogliono, anche lui, collocato tra gli ”scontentati”. Dopo cinque anni di consiliatura silenziosa e fedele a Brucchi, quella appena archiviata, sul suo nome si erano spese attenzioni per un possibile assessorato. Ipotesi realisticamente non proprio semplice da applicare, che ha dovuto tra l’altro fare i conti con un risultato elettorale non al massimo e con il bottino sostanzioso di voti portato a casa da Milton Di Sabatino. Bottino che dovrebbe assicurare invece a quest’ultimo la presidenza del Consiglio. Che passa, però, non va dimenticato, comunque per il voto.

 

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