La coppa, lo stadio e l’aria fritta

TERAMO - La campagna elettorale a Teramo è finita da un pezzo, ma non tutti i politici se ne sono accorti. Sia i vecchi che i nuovi sono tornati a dedicarsi allo sport per eccellenza, la cavolata ad effetto. Purché si dica, poi tutto passa. Appena messa da parte l’urna elettorale, in città siamo lentamente ritornati al clima da dichiarazione, del parlare tanto per, della sicumera un tanto al chilo, dell’attacco strumentale cui fa seguito la “rispostina” piccata. Tutti codici politici che credevamo di aver messo da parte con il voto. Invece no. Due esempi su tutti: la Coppa Interamnia e il Polo Scolastico. Sulla Coppa in questi giorni si è detto di tutto. Povera coppa, ma la coppa non si fa, e come facciamo senza Guido Campana assessore? Poi i lavori sono iniziati e Teramo ha dato la sua solita, straordinaria dimostrazione di cuore. Certo, Campana non è più assessore ma dà una mano lo stesso. La conclusione è che si è discusso di nulla per giorni. Mentre tutti sapevano che sia la Coppa che il Comune hanno (e restano in) oggettive difficoltà. L’esempio numero due, il polo scolastico. Da qualche anno il centrodestra ha fatto propria l’idea (solo l’idea al momento, perché di altro s’è visto poco) di creare un edificio unico nel quale raggruppare scuole materne, elementari e medie. L’hanno fatto tanti Comuni: si risparmia con luce, gas, acqua, manutenzioni e si liberano risorse da impiegare per aumentare l’eccellenza. L’idea nel corso degli anni è naufragata, sia per l’indecisione sul luogo dove realizzare il polo (Acquaviva o San Giuseppe o chissà dove), sia per la momentanea idea di realizzare i mini-poli (cioè altre scuole, il contrario del polo); infine e soprattutto per la bassa attrattiva che un’opera pubblica del genere potrebbe avere ora sugli investitori privati (non c’è un euro, ricordiamolo). Il “guascone” Piero Romanelli nei giorni scorsi ha rilanciato sul tema polo scolastico, proponendo di realizzarlo sull’area del vecchio stadio Comunale. Dimenticando non solo che il progetto originario del Polo è previsto a due passi, zona San Giuseppe, ma anche che sull’area c’è anche un progetto di massima del sindaco Brucchi (presentato pubblicamente a marzo) per una riqualificazione della memoria calcistica teramana. A decretare che si è trattato di un’uscita dagli esiti poco felici (e che ha portato più guai che altro) sono stati i commenti: quelli freddissimi, glaciali, della lista Di Dalmazio, che chiede di essere coinvolta nelle decisioni della maggioranza. Quelli tiepidi del sindaco Maurizio Brucchi, che se ne è dovuto uscire con un (molto politico) “si potrebbe anche fare, stiamo valutando”. E’ così che Manola Di Pasquale ha avuto gioco facilissimo nel punzecchiare l’amministrazione. Affermando che Brucchi parla di progetti irrealizzabili, senza gambe ed invisi alla pubblica opinione. Ma non era ancora finita: Flavio Bartolini, uomo-scuola del Pd, si è spinto oltre: nell’ansia di dire qualcosa, lui che è nuovo in Consiglio, ha piantato lì la sua idea: “il polo scolastico non serve a nulla”. Bisogna fare la manutenzione alle scuole esistenti, che intanto cadono a pezzi. Glielo spiega qualcuno a Bartolini che il polo scolastico serve proprio a questo, ad evitare di spendere milioni di euro per sistemare continuamente le scuole? La chiosa alla questione è arrivata da Rifondazione, che si è permessa di ricordare un particolare: le 5 mila firme di teramani contrari a prescindere, se solo se si sente parlare di toccare il “Comunale”. Rifondazione al vecchio stadio vuole la “cittadella” del Teramo. Peccato che i lavori della cittadella stiano per partire, ma all’Acquaviva.

 

Alessandro Misson

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