Niente migranti nelle città turistiche. Perché fanno danno all’economia locale e rischiano di allontanare i turisti. È la posizione espressa dal sindaco Enio Pavone di Roseto degli Abruzzi, che strizza l’occhio ai leghisti e con questa immane leggerezza, degna dell’inizio di campagna elettorale più “peloso” che si possa registrare, dice finalmente la sua sul tema che da tre giorni tiene banco a Roseto. La domanda che sorge spontanea è molto semplice: quali turisti sarebbero allontanati dai migranti? Due sono infatti i casi: o Roseto è frequentata da turisti del Baltico, appassionati di acqua freddina e nebbia che sale dal mare; oppure la sua Roseto è campionessa della riviera teramana per la “destagionalizzazione” turistica. Sindaco, ci permetta, ma quanti turisti ci sono oggi, 3 ottobre, a Roseto? Va bene che dopo 48 ore di stupidaggini da un sindaco ci si aspetta una presa di posizione netta, chiara e forte su un tema del genere, ma nel 2015 (e dopo anni di telegiornali pieni di migranti) non è accettabile cadere dal pero in questo modo, accorgendosi che in Italia, Regione Abruzzo, Provincia di Teramo, c’è un problema con la sistemazione dei migranti. Ma la sua Roseto fino a ieri è stata così fuori dal Mondo? Fortuna nostra che a gestire la situazione migranti sono direttamente i prefetti e non i sindaci. E complimenti al nostro Prefetto Valter Crudo, nell’occasione, che ha fatto ricorso alle strutture turistiche della costa (che si sono legittimamente candidate) solo a stagione turistica finita. Peraltro ottimo esempio di destagionalizzazione intelligente, quello sì.
Alessandro Misson