Era l’8 maggio, un sabato pieno di sole e di caldo. Era anche l’ultima partita del Teramo del campionato passato. Una partita che non aveva più alcun significato sul piano pratico. Il Teramo il campionato l’aveva vinto con una settimana d’anticipo. A Savona. Il Bonolis era parato a festa. Non si parlava di calcio, ma di successo. Si ricordavano gli esordi di Campitelli, i suoi sette anni alla guida del Teramo che avevano fruttato solo promozioni. La sua ultima dichiarazione prima della catastrofe: Non ci fermeremo. Quel giorno, comunque sarà da ricordare non foss’altro che per il vestito del presidente: rosso e bianco, che girava attorno al campo in un tripudio d’applausi. L’Ascoli, l’acerrima rivale, paga di un pareggio senza storia, risaliva con mestizia le colline per tornarsene nel Piceno, una volta dominio di Teramo. Una settimana di festa poi, il boato dal profondo degli inferi: il Teramo incriminato nel “Dirty Soccer” e promozione in pericolo. Ancora proclami, quasi sdegno e pronunciamento d’innocenza da parte di tutti. La storia ormai è diventata vecchia, stantìa, abusata, tra condanne vere e condanne morali per un’estate calda in tutti i sensi e con un epilogo imprevisto: ritorno in Lega Pro. Si riparte oggi, laddove c’eravamo lasciati. Con una punta di rancore per quel che è successo, con la voglia però di tornare a vincere. Precedenti di cadute e resurrezioni immediate non mancano. Basta pensare al Genoa, precipitato dalla A alla C, ma capace in tre anni di riconquistare tutto. Basta soffermarsi anche alla serie D dello stesso Teramo, bloccato per una stagione nella categoria d’appartenenza per uno spareggio finito male. Ripartire si può e Campitelli non ha negato i suoi propositi di rivincita. Vuole tutto e subito, come fece Preziosi con il Genoa. Di buone intenzioni però sono lastricate le vie dell’inferno, per questo non si può giurare su un futuro vincente di questa squadra e di questo tecnico. Abbiamo detto, e non ci smentiamo proprio oggi, che per percorrere le strade del successo con rinnovato ardore e vigore (doppio rispetto a quello della passata stagione) servono componenti da squadra di B, pur partecipando al campionato di Lega Pro. Bisogna sapere di aver tutti contro, non solo gli avversari. Di essere guardati e controllati a vista per timore di deviazioni e di avere i tifosi delle opposte fazioni che si divertiranno e non poco a coprire d’insulti Vivarini e i suoi, almeno quando giocheranno fuori dal Bonolis.
Non avrà amici il Teramo. Né in campo, tantomeno fuori. Sulla società aleggiano ancora sospetti, irriverenti e fuori luogo, che potrebbero prendere corpo alla prima, fragile insinuazione. Il Teramo nel suo insieme dovrà comportarsi come la moglie di Cesare, essere al di sopra e al di fuori di qualsiasi sospetto, mentre in campo dovrà guadagnarsi con sudore e forza doppia rispetto alle altre il suo successo. Non durerà a lungo, perché se fai sentire la tua voce in maniera corposa e riesci a mettere subito l’avversario alle corde, arriva anche il rispetto e la paura, per gli altri.
Voglio dire che oggi al Bonolis si gioca, prima ancora che una partita tattica e tecnica o agonistica che dir si voglia, una gara dall’indicibile valore psicologico. Non ci sarà in campo solo la forza muscolare, non ci sarà la scelta tattica oppure tecnica, ma tutti quegli altri fattori che hanno accompagnato l’estate infuocata del Teramo per riportare la squadra e la società là da dove erano partiti nella passata stagione. Ironia della sorte, si incontra proprio quel Savona che è stato al centro delle attenzioni, ma che non ha subito le medesime pene del Diavolo, visto che ha riavuto la categoria di appartenenza per l’estraneità completa alla combine del suo presidente Dellepiane. Non vogliamo tornare ad infossarci ancora in un dibattito sterile e infruttuoso anche e soprattutto perché oggi si gioca e spesso, dalla prima partita, possono dipendere le fortune o le sfortune di una squadra. Metti che il Teramo riesca a vincere oggi ed ecco che si riaprirebbero nuovi orizzonti. Il morale crescerebbe così come la convinzione nei propri mezzi e nelle proprie capacità. Le delusioni, almeno per quelli che hanno già compiuto un cammino vincente nella passata stagione, sarebbero attutite e potrebbero spingere ad un impegno ancora maggiore e vincente.
Insomma, insieme ai ricordi belli o brutti, oggi scende in campo la psicologia che non potrà essere disgiunta dalla partecipazione attiva e convinta del tifo. Bisognerà superare se stessi in questo primo impatto con una realtà vecchia, eppur nuova, rinnegare tensioni e delusioni e aiutare tutti a vincere. Sì, il tifo avrà un’importanza fondamentale, più delle assenze per infortunio o per squalifica. Poi questa sera vedremo se i primi giudizi saranno positivi o se bisognerà accontentarsi di un campionato di transizione. La prima partita, solitamente, non aiuta a dare giudizi concreti, nel caso del Teramo sì. Perché è un campionato diverso, quello del Diavolo. Diverso da tutte le altre partecipanti, diverso da quello della passata stagione. In campo e fuori. Non sarà facile insomma, ma niente è impossibile per chi ha voglia e fiducia.
FEDERICO DE CAROLIS