Scuola esplosa, cinque indagati

TERAMO – Esplosione della scuola di Piano D’Accio, sale a cinque il numero degli indagati. Una cifra definitiva visto che, il pubblico ministero Stefano Giovagnoni, titolare dell’inchiesta, ha firmato negli scorsi giorni l’avviso di conclusione delle indagini, in corso di notifica proproprio in questi giorni alle cinque persone già raggiunte da informazione di garanzia. Si tratta di tecnici e dirigenti della Cpl Concordia (la società che cura la manutenzione e la sicurezza dell’edificio per conto del Comune di Teramo) che, secondo l’accusa, devono rispondere a vario titolo di disastro colposo in cooperazione colposa. Tra qualche settimana, quindi, potrebbe arrivare la citazione diretta a giudizio, senza cioè passare attraverso l’udienza preliminare. Per la Procura di Teramo, i cinque indagati erano tenuti a controllare le criticità presenti all’interno del vano caldaia che giovedì 3 ottobre 2013 si è saturato di gas esplodendo. Perlomeno, secondo la magistratura, avrebbero dovuto segnalare eventuali criticità al Comune di Teramo. Gli indagati hanno sempre dichiarato la loro estraneità al disastro motivandola con il fatto di essere responsabili solo delle attrezzature poste all’interno del vano caldaia e non del locale in sé. A supportare la tesi dell’accusa ci sarebbe anche il documento di valutazione dei rischi della scuola. In quell’atto acquisito dalla magistratura non si farebbe alcun cenno a problemi legati alla sicurezza. Tutto risultava a norma, ma per la magistratura non è così. A partire dal locale caldaie, dove si è verificato il botto. Il cuore dell’inchiesta del dottor Giovagnoni sta tutto lì: nel locale non in linea con quanto stabilito dalla normativa sulla sicurezza. Sia per dimensioni che per la collazione della griglia che consente, in caso di fuga di gas, di disperderlo.
Leggi l’articolo completo nel quotidiano La Città

Lascia un commento