Premio Teramo perduto anzi: due premi perduti…

  - Di eli

Magari sarà un problema minore, anzi: lo è di certo, ma è una domanda che mi circola nella mente da un po’ di tempo: che fine ha fatto il Premio Teramo? Che fine ha fatto quella che, un tempo, veniva considerata una delle massime espressioni culturali cittadine? Che fine ha fatto quel rincorrersi di racconti inediti, che poi approdava ad una premiazione che, oltre a pagare (e bene) il vincitore (e i giurati) li lasciava pressoché inediti? Lo spunto ci viene offerto dalla prima pagina de La Città di oggi, ma di ieri, del 13 ottobre 2007. “La Regione dimezza il Premio Teramo”, scrivemmo all’epoca, raccontando di come dall’Aquila fosse arrivata la notizia che il contributo regionale era stato “rivisto”, passando da 40 mila a 20 mila euro.  Che comunque non sono pochi.  Quattro anni dopo, il Teramo è una memoria lontana. Sul sito, aggiornato al giugno del 2010, compare il bando dell’edizione conclusa nel 2009. Poi, più nulla. Perché? Perché – e lo si dice da tempo – quella del Teramo è una formula che va rivista, ripensandolo anche nella struttura. A cominciare dal segretario, Gianni Melozzi, che è persona forse troppo impegnata per seguire la manifestazione. Attenzione: “seguire”, in un premio letterario, non significa gestirlo, ma farlo vivere, cercando sponsor, organizzando  conferenze, presentazioni di libri, eventi, coinvolgendo privati, insomma cercando di farne un “ombrello” sotto il quale ospitare un vero sistema culturale. Un premio che si limita a raccogliere racconti, che poi vengono letti da una ristrettissima giuria (anche quella da rivedere) e che poi vengono premiati, senza mai arrivare al grande pubblico, è un premio che non serve. E non “fa” cultura. Dunque, va ripensato. E subito, prima che, dal silenzio di questi mesi perduti, si passi al definitivo oblìo di una manifestazione che ha più di quarant’anni e che, nel tempo, ha laureato scrittori poi divenuti autori di veri best seller. E tanto che ci siamo, perché non rispolverare anche quel Premio Teramo giornalistico che dorme da iù di dieci anni, se non quindici, nei cassetti dell’amministrazione comunale? Mi risulta, perché l‘ho incontrato per caso qualche giorno fa a Tortoreto, che l’ex dipendente comunale Giorgio Angelucci (oggi in pensione ma all’epoca segretario del Premio) abbia ancora tutto il materiale di quella prima – e unica – edizione, mai assegnata. E’ vero, nel bando era previsto un premio in denaro (sei milioni di lire, mi pare), ma sono certo che i partecipanti (in tutto sei, tra i quali io), sarebbero felicissimi di potersi “accontentare” della bella scultura del Teramo, pur di sapere, dopo tanti anni, chi avesse meritato di vincere. Non è una questione di premi, ovviamente, ma di dettagli. La vera civiltà di un popolo, ne sono convinto, la si riconosce dalla cura del dettaglio. Bandire un premio e non assegnarlo è un dettaglio non curato. Non bandire più un premio letterario che ha più di 40 anni, invece, è molto più di un dettaglio non curato. E’ un insulto.

aDa