Il pallone da reinventare

Un tecnico di un paesino con squadra di bassa categoria, prima della partita, avvicina un dirigente avversario: «Oggi fateci vincere, vi do 1000 euro». Siamo a fine campionato, appena qualche mese fa. La risposta, in dialetto abruzzese: «Un’altra parola che dici e finisci giù per la scarpata!». Un esempio di dignità e onestà, rarissimo anche nella nostra Regione. Il calcio, e non da ora, è percorso da fremiti di disonestà che, negli anni sono andati sempre più allargandosi. La compravendita delle partite, nelle categorie inferiori è quasi prassi. Per le Federazioni regionali è difficile intervenire. La famosa omertà mafiosa è roba da ridere rispetto ai segreti ristretti del calcio nostrano. Pensiamo, ma lo diciamo solo in base all’esperienza e al sentito dire in più occasioni, che la parte sana del calcio sia ridotta, anche sul piano dilettantistico a poche persone. Partendo quindi da questa base come si poteva pensare, dopo l’introduzione delle scommesse elle categorie inferiori, che non imperassero corruzione e taroccamenti?
Un giocatore che i serie D o in C ha uno stipendio mensile di appena mille euro e che per lo più viene riscosso solo nelle prime partite per passare poi tra i crediti insoluti, ha sicuramente trovato la manna proprio nelle scommesse. Può pensare a farlo in maniera del tutto personale oppure entrare nel giro che sta squassando il calcio nostrano proponendo giorno dopo giorno scandali tali da far riflettere su un’organizzazione di malaffare di cui i primi responsabili sono proprio coloro che dettano le regole. Come abbiamo potuto pensare di aprire ovunque alle scommesse? Per pochi spiccioli hanno contribuito, e non poco, a rovinare in maniera definitiva un calcio già malato, dove dirigenti squalificati e riconosciuti dannosi, si riciclano da una società all’altra. Sembra che il loro mestiere sia quello di essere dirigenti con lo scopo di vivere o vivacchiare con una carica che rende abbastanza tra contributi, pubblico e altri ammennicoli. Onestà vorrebbe che ci si fermasse ad impadronirsi del poco che arriva a una società dal canale ufficiali. Non è così, da quando sono arrivate le scommesse. Il bottino è diventato pingue, tanto sempre morti di fame restano i criminali, e l’andazzo ha finito per coinvolgere presidenti, ds, giocatori e persino gli ultimi appartenenti a un carro di cui non rappresentano neppure le ruote. Siamo un popolo che conosce benissimo l’arte di arrangiarsi insieme a quella del malaffare e cerchiamo di usufruirne in tutti i modi.
Il Presidente della FIGC Tavecchio ha detto che le scommesse scompariranno dalle categorie inferiori. Forse non basta, così come non basta il monitoraggio attraverso i database, sulle persone già coinvolte in fallimenti o imbrogli. Sì, perchè chi è stato segnato dalla Giustizia sia essa civile o sportiva, ha mezzi molteplici per continuare nella sua opera di malaffare mettendo come minimo un prestanome alla presidenza di una società. È di questo, se davvero si ha intenzione di ripulire il calcio, che necessita occuparsi. E’ vero che i delinquenti non s’arrendono mai così come non s’arrende la Giustizia nel fermarli, ma se si toglie immediatamente la fonte facile di invito alla truffa, qualcosa già si ottiene.
C’è un calcio quindi che va ripulito dalla base. Questo purtroppo avviene, ma generalmente si va avanti con un apparato che resiste allargando i personali interessi e disprezzando squadre e anime dei tifosi. Se prendete il caso di Ercole Di Nicola, per carità vorremmo che le sue colpe non fossero dimostrate e che ne uscisse innocente anche con la Federazione, si può facilmente notare che ne avrebbe combinate diverse partendo da quel Morro d’Oro che era riuscito a portare addirittura in C2. È un uomo, insieme a molti altri, vissuto nel calcio sotto mille bandiere, conosciuto da tutti quindi persino nei settori giovanili. Di fronte a questa constatazione, come si potrebbe mai pensare che le società abruzzesi, partite dal basso, alcune scomparse, altre salite di graduatoria, non avessero a che fare con lui? È naturale che Di Giuseppe, tanto per tornare al Teramo, fosse in rapporti con lui quando il Diavolo era nelle categorie inferiori o anche dopo quando è arrivato alla direzione dell’Aquila? Conservare le amicizie, almeno quelle buone, è quasi un dovere nel calcio, ma tra queste si frammischiano anche quelle pericolose. Ma le società cosa possono fare in materia? Poco o nulla se non liberarsi di coloro che stanno con loro da troppo tempo. Accade già con gli allenatori, ad esempio. Ma in certi ruoli si preferisce soprassedere. Un Presidente insomma, non lo si può scambiare, almeno se non si è in presenza di guasti creati e irrecuperabili, come spesso è avvenuto per quei soggetti che comprano e vendono società, ma il resto dell’apparato sì.
È vero che gli scandali toccano anche la serie B, dove non si muore certo di fame, anzi, ma lì si tratta di mascalzoni che magari non sono riusciti a tenere a freno la loro indole. Due tipio di corruzione quindi: c’è chi vi ricorre per arrotondare lo stipendio e chi lo fa perché spinto dalla sua natura. Nessuno dei due è accettabile e nessuno dei due presenta scusanti, visto il danno che arrecano ai tifosi. Per questo va fatta piazza pulita, per quel che è concesso dalle informazioni sin qui emerse. Almeno chi dirige il calcio a tutti i livelli avrà la coscienza tranquilla. Soprattutto con l’allontanamento di soggetti arcinoti. Cozza contro ogni codice? Ma il calcio deve salvarsi dai delinquenti, altrimenti rischia davvero di morire per eccesso di permissivismo. In questo quadro, e pensando a quel che si è scoperto su Pulvirenti e gli altri c’è davvero da pensare che il Teramo e il suo Presidente abbiano tutti i diritti per godere della loro conquista: la B.

FEDERICO DE CAROLIS

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  • aznavour

    A PALLA PRIGIONIERA (ma con grossi sassi frastagliati!).
    E così i ragazzi,i nostri ragazzi fatalmente, inevitabilmente vengono anche loro accostati al lato oscuro del pallone, fatto di partite truccate, di soldi in nero e forse di doping!!
    Dopo le loro candide e oneste ambizioni giovanili li attende una vita di vili compromessi ,di ricatti mafiosi…..di paura di dire quel che nel calcio si fa mai non si deve sapere . Poveri giovani senza nessuna protezione morale!
    Mentre noi innamorati del meraviglioso mondo del calcio, quello epico, popolare, vero siamo sempre più….prigionieri di un sogno!
    Com’è triste Venezia