Accorpiamoci tra noi

  - Di Redazione

Sarebbe facile, adesso, dire: “l’avevamo detto”. Noi de La Città, di un “rischio accorpamento” per l’UniTe, anzi: di un’idea progettuale a livello ministeriale, scriviamo da più di un anno. E’ vero, ci risultava che il progetto fosse quello di accorpare l’UniTe alla D’Annunzio di Chieti-Pescara (e ci risulta ancora), ma la pubblica uscita del rettore aquilano potrebbe aver cambiato le carte in tavola. Potrebbe. Perché adesso (o mai più) è importante che Teramo ritrovi il suo “essere comunità”, politicamente e socialmente, impegnandosi per difendere la sua università. Quella stessa università che, in virtù della scellerata scelta di “de-teramanizzare” è stata spalmata sul territorio al punto da divenire “poco pesante”. Fa bene il Sindaco a prendere posizione, e bene farebbero tutti i politici teramani ad ogni livello, ma alle parole facciamo seguire una proposta. Nelle pagine che seguono, leggerete di un “Piano B” per recuperare l’ex manicomio e dividerlo in tre: Asl, Comune,

Fondazione. Per uffici o altro. Diamolo all’UniTe, invece. Facciamone il centro di tutto: rettorato, tutte le facoltà, le case degli studenti, le mense… e vendiamo tutto: le sedi di Coste Sant’Agostino, il rettorato di viale Crucioli, le sedi “staccate”. Riportiamo l’università di Teramo a Teramo. Riportiamola a casa. Gli uffici del Comune e della Asl vadano a Coste Sant’Agostino o in viale Crucioli… Teramo ha bisogno anche del potere rivitalizzante degli studenti. Che devono stare in città, non sparsi in mezza provincia. Vogliono accorparci a L’Aquila? Accorpiamoci tra noi.
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