Vincenzo Vivarini è deciso a restare. Ha un contratto con il Teramo e lo rispetterà. Con lui c’è la maggioranza dei giocatori. Ora la palla passa a Luciano Campitelli. Ha già fatto sapere a tutti che non ha nessuna intenzione di abbandonare. «Non mollo» è andato ripetendo dai giorni della speranza. Ha confermato le sue intenzioni anche dopo la sentenza punitiva, ma non sciagurata come si poteva pensare di fronte al pm Tornatore che ha chiesto la D e 20 punti di penalizzazione. Mastrandrea ha giudicato, insieme a tutto il collegio, con la sensibilità di un buon padre di famiglia. Non poteva certo capovolgere la sentenza di primo grado. Gli atti non ammettevano deroghe alla condanna. E ci sembra inutile in questo momento stare a parlare ancora del torto subito dal Presidente e dei torti consumati in danno del Teramo e dei suoi tifosi. Ricordiamolo: qualcosa per Savona Teramo è successo. La decisione di restare fa sicuramente onore a don Luciano. Dovrà liberarsi di molti orpelli e rifondare praticamente la società.
Quel che occorre nell’immediato è un Direttore Sportivo che rompa con il passato. Quel passato fatto di felici esaltazioni, ma anche di intrighi e connessioni deprecabili. Campitelli deve capire che, oltre a tenere la società e pensare al futuro suo e del Teramo in termini positivi (nel gergo calcistico si chiama rivincita), non gli è concesso molto di più. Dovrà rispettare la squalifica in tutti i sensi. C’è un regolamento in materia. La società non sarà più sola: avrà ispezioni continue. Cercheranno di coglierlo in fallo persino per un nonnulla. Anche per un semplice discorso con gli amici d’un tempo, con i quali va azzerato tutto, anche il semplice colloquio al riparo da sguardi indiscreti. Una pietra sul passato e che sia pesante.
Non ce la sentiamo di dare suggerimenti tecnici per quel che riguarda la scelta degli uomini, ma possiamo dire la nostra per quel che riguarda l’assetto societario. Da sempre abbiamo pensato a Ercole Cimini come suo sostituto pro-tempore fino alla conclusione della squalifica, o anche oltre. Sono cugini, non hanno mai litigato, si capiscono, sanno dei valori, degli usi e delle abitudini l’uno dell’altro. Con Cimini ci sarebbe il rinnovamento necessario, obbligato quasi, e una continuità al riparo da avventure che si annidano da sempre nel Pianeta Calcio. Sappiamo che Ercole è riottoso tanto che spesso ha sottolineato che non avrebbe mai accettato. Si renderà conto anche lui che abbandonare la nave in un momento come questo può significare condannare il cugino, prima ancora che il Teramo, a gravi conseguenze. Potrebbero mettere alla presidenza un elemento in qualche modo rappresentativo con Cimini ancora vice e con il massimo dei poteri. Insomma se la famiglia ha deciso di stare ancora con il Diavolo e di ripetere le felici esaltazioni cui ha abituato il pubblico e la città, non deve e non può tirarsi indietro. E Campitelli non va assolutamente lasciato solo.
La prima scelta dovrà riguardare il nuovo Ds. Occorre una persona seria, mai compromessa e neppure lontanamente sospettabile. Noi ne conosciamo diversi e vincenti, ma se in momenti diversi avremmo fatto volentieri dei nomi, adesso, con una situazione così delicata, non ce la sentiamo. Deve essere la famiglia a scegliere e farlo nel migliore dei modi. Qui c’è la necessità di rompere immediatamente con il passato. Quel che è stato non può più tornare e guai a pensare di far finta che… Si finirebbe per ingannare se stessi prima che gli altri per ritrovarsi in un mare di guai. Tutto nuovo, tutto da costruire in maniera ancora più seria che non nel passato, almeno quello recente, costato lacrime e sangue. E non ci sarebbe nemmeno da pensare agli ulteriori ricorsi. La vicenda del Teramo, i torti subiti, l’horror di una cancellazione di quel che si era conquistato sul campo rimarranno lì e magari saranno un punto di partenza felice e positivo. Sei punti di penalizzazione, ancorché inaccettabili, non saranno più cancellati. Si riparte in Lega Pro a - 6, si può gridare allo scandalo ma è meglio non farlo. Meglio accettare la sentenza e non discuterla più pubblicamente. Soprattutto meglio pensare a mantenere questa squadra e il suo tecnico che non avrà sicuramente limiti in positivo e che lo stesso pubblico sicuramente accetterà, pronto a legarsi nuovamente alla squadra come ha fatto nel recente incancellabile passato. Per una condanna, ingiusta e imprevista, non è mai morto nessuno. Non moriranno né il Teramo e tantomeno Campitelli.
Vivarini ha detto Sì, che resterà. Con lui molto probabilmente decideranno di restare i migliori, a cominciare da Scipioni che mi pare legato al Teramo da un cordone ombelicale che non si taglierà mai, neppure di fronte alle disgrazie più grosse. E non è detto che la maggior parte dei giocatori non resti. Molti non hanno grandi richieste, altri potrebbero sistemarsi in sodalizi che comunque non concederebbero quelle garanzie che può dare il Teramo. Non è la prima volta che una squadra penalizzata in maniera non decisiva per la classifica, arriva comunque in vetta e stacca tutte le concorrenti. Certo non è facile, ma ripartendo da Vivarini si può pensare a tutto e a di più. Non è un’illusione, specie se il tecnico sarà accompagnato da una società la cui forza può essere ancora rappresentata da Campitelli e da Cimini. Con loro, quasi nessuno alzerà la bandiera bianca della resa. Che si faccia presto però: rompere con il passato in maniera definitiva e ripartire subito con le migliori intenzioni. Altrimenti ci si prepari a vedere un Teramo annaspare in situazioni disperate e infelici. Un inferno in cui il Teramo purtroppo è già stato prima dell’arrivo di Campitelli. Si può, bisogna e si deve ripartire da dov’era la squadra l’anno scorso. Con lo stesso spirito, la stessa voglia, lo stesso entusiasmo. Magari s’arriverà allo stesso risultato un anno dopo. Noi - e con noi tutta Teramo - lo speriamo con il cuore in mano anche se sarà necessario, proprio da parte dei tifosi, di dimostrazioni continue di attaccamento e solidarietà nei confronti di una società colpita al cuore, ma anche decisa a riconquistare ciò che le è stato tolto certo non per colpa del suo massimo dirigente.
FEDERICO DE CAROLIS