Moschea o centro islamico? Le parole sono importanti, ma l’intelligenza di più

Pubblichiamo una nota diffusa da “Abruzzo con Salvini” e la replica del nostro direttore

 

IN QUESTI GIORNI, “campeggiano” nelle edicole teramane, locandine che richiamano l’attenzione della cittadinanza sull’imminente realizzazione di una moschea in località Colleparco. Dalle informazioni da noi assunte direttamente in loco, sembrerebbe, come al solito, che si voglia fare scalpore “intorno al nulla” cavalcando l’attualità “fortemente emotiva” degli ultimi fatti di Belgio e Francia. “Il Presidente del comitato di quartiere, - precisano i portavoce di “Abruzzo Con Salvini”, - ci ha spiegato che trattasi di un gruppo di persone, di fede musulmana, che ha avuto dal Comune di Teramo, l’affitto di locali come sede della loro Associazione Culturale e luogo di raccoglimento e preghiera e non di una moschea. Rispetto a quanto esposto, noi del coordinamento regionale ‘Abruzzo con Salvini’, non possiamo che essere in accordo con l’iniziativa, a salvaguardia del ‘diritto di libera professione culturale e religiosa’ che mai deve essere negata a chi non nasconde dietro il velo della fede intenti ‘terroristici’. Tutt’altro sarebbe stato in caso di moschea che troppo spesso, rappresenta anche un luogo di indottrinamento jihadista, poco coerente con la condivisione della fede. Il momento è assai particolare ed induce a riflessione ed attenzione in merito ai fatti a matrice islamica, che stanno accadendo nel mondo. Nel caso di richiesta di costruzione di una moschea, solo la cittadinanza potrebbe decretare, con un referendum, e non la sola PA con una semplice autorizzazione comunale. “ABRUZZO con SALVINI” si farà promotore del referendum qualora se ne presentasse la necessità”.

“ABRUZZO con SALVINI”

Emidio Di Giandomenico - Portavoce Provinciale Domenico Graziani - Portavoce Regionale

 

 

CARI LETTORI quelle locandine cui fanno riferimento gli esponenti di “Abruzzo con Salvini” sono le nostre. Vi prego di prendere la nota che ci hanno inviato e di metterla un attimo da parte. Perché rappresenta lo spunto per un’importante riflessione sulle parole, il loro significato, l’intelligenza delle persone e il modo in cui vengono utilizzate. Anche a Teramo. Nei giorni scorsi abbiamo dato la notizia dell’imminente apertura di una moschea a Teramo città. La notizia l’abbiamo avuta da un imam rispettato, Mustapha Baztami, che ci ha parlato della comunità islamica teramana, che conta circa novemila fedeli e gestisce sette luoghi di socialità, cultura e di preghiera in provincia. Moschee. Abbiamo dedicato uno spazio alla comunità radicata ormai da tempo a Teramo. Attraverso la conoscenza avremmo potuto conoscere e dare anche un valore all’integrazione teramana, che gli stessi fedeli islamici dicono essere ottima. Il tutto alla luce dei fatti di Parigi e dell’ondata di islamofobia che attraversa l’Europa. La stessa ondata cavalcata in modo becero anche da politici assai intelligenti come Matteo Salvini. Ebbene, volevano dare una testimonianza contraria, localissima, vicinissima, di accoglienza e di integrazione. Di rispetto reciproco. E abbiamo scritto consapevolmente la parola “moschea” di Colleparco. Non siamo esperti di religione, ma ci pare di aver capito che una moschea è semplicemente il luogo di preghiera della fede islamica. Non è un edificio del tutto assimilabile ad una nostra chiesa. Non deve necessariamente avere un minareto, una bella cupola verde, un muezzin che richiami i fedeli alla preghiera o un elemento architettonico distintivo. Bastano pochi simboli per una moschea: una zona di preghiera, di solito quadrata, e ben delimitata; un’abside che indichi la Mecca, la città santa dell’Islam; e una zona per la purificazione, di solito una fontana, per purificarsi prima del culto. Moschea può essere anche una capanna, come la prima che fondò il Profeta Maometto. Oppure una tenda o addirittura un’area all’aperto. Purché ci siano due cose fondamentali: i fedeli e la preghiera. Ecco perché abbiamo chiamato anche “moschea” il centro culturale islamico che sta per aprire a Colleparco. Ebbene, quando con grande curiosità e attraverso la conoscenza di Kadri Bedri ci siamo avvicinati alla comunità Macedone-Albanese che lavorando al centro di Colleparco, con grande stupore ci siamo accorti che la comunità stessa era spaventata dal termine “moschea”. Visto il clima di ostilità all’Islam, loro stessi si stavano preoccupando di tenere i toni bassi. Ci hanno chiesto esplicitamente di non chiamarla “moschea”. E “La Città”, innanzitutto per rispetto loro, così ha fatto. Ma ci siamo posti una domanda: è mai possibile che un fedele dell’Islam a Teramo debba arrivare a preoccuparsi del nome che dà al suo luogo di culto, solo per paura delle reazioni di noi italiani? In quel pudore abbiamo ravvisato un grande rispetto e così non abbiamo più chiamato “moschea” il luogo di culto della comunità a Colleparco. La conferma che fosse una scelta più che giusta l’abbiamo avuta proprio dalla Lega Nord, o dagli “Abruzzo con Salvini”: il portavoce Emidio Di Giandomenico, dopo aver scattato una foto alla nostra locandina sulla “moschea di Colleparco”, se n’è uscito con la frase che potere leggere da soli in alto. Si tratta di una reazione comprensibile, e molto probabilmente comune a tanti altri teramani spaventati da ciò che non conoscono. Ecco perché abbiamo deciso di scrivere un articolo su Colleparco. Ma adesso lo sappiamo bene: in Italia, e dunque anche a Teramo, la parola “moschea” non significa più “luogo di preghiera dell’Islam”, bensì “covo di terroristi”. E forse la responsabilità è anche di quelli come Salvini. Riprendiamo adesso la nota di “Abruzzo con Salvini”, rileggiamola attentamente e seguiamo il loro ragionamento: loro hanno verificato. E quella di Colleparco non è assolutamente una moschea, ma solo un centro culturale islamico, di raccoglimento e di preghiera. Altrimenti loro avrebbero fatto il referendum. Bene, adesso che i leghisti si sentono rassicurati, non resta altro da fare che dare la colpa alla stampa “sensazionalistica” che si permette di turbare le coscienze dei teramani con parole proibite. Povera Italia.

Alessandro Misson

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