C’è voluto un po’, ma dopo cinque giorni di querelle, dal centrodestra teramano si leva una risposta netta al Rettore D’Amico e al ventilato (ma per ora parcheggiato) progetto di aprire una sede di Giurisprudenza targata UniTe a Pescara. A dire la sua è il consigliere regionale Paolo Gatti e il succo del discorso sta in una manciata di parole: niente baratti o trattative. Il No va in tutte le direzioni: e cioè No all’apertura in terra pescarese di una succursale della Facoltà di Legge e No a qualsiasi altro tipo di distaccamento. Per quale ragione? Gatti non ha dubbi: sono entrambe strategie sbagliate. Per Teramo - sostiene - si tratterebbe di fatto di un indebolimento e qualsiasi tipo di calo di forza sarebbe una sciagura e un favore a Pescara. Non per nulla, secondo il politico, dietro l’ipotesi prospettata da Luciano (D’Amico) ci sarebbe lo zampino di Lucianone (D’Alfonso). Gatti arriva così a un punto fermo: il polo giuridico abruzzese è di Teramo e non va messo in discussione. Ma il messaggio sibillino lanciato dal vicepresidente del Consiglio al Magnifico sembra essere anche un altro: «Caro D’Amico, passato ormai nelle file di D’Alfonso, niente astuzie e sotterfugi. Se - come dici - vuoi davvero difendere l’Università di Teramo dallo strapotere pescarese, è inutile trattare Giurisprudenza con gli altri rettori». Da qui la proposta: occorre andare a bussare direttamente al vertice del potere decisionale e chiedere al governatore D’Alfonso d’intervenire, agendo sul rubinetto dei fondi. Come fatto a suo tempo dal centrodestra, sottolinea Gatti, che finanziò l’Università di Teramo proprio per arginare lo strapotere pescarese.
ALESSANDRO MISSON