La scuola sicura che non c’è

  - Di Alessandro Misson

Lo sanno tutti da anni, (anche i muri delle scuole) ma continuiamo a girarci intorno tra rassicurazioni dell’amministrazione, richieste di chiarimenti delle opposizioni, preoccupazioni dei genitori tornate alla paura del terremoto de L’Aquila, minacce di denunce e organizzazione di comitati. Le scuole di Teramo non sono sicure. Adesso se lo sono sentiti dire anche i dirigenti scolastici e i genitori. La maggior parte degli edifici che ospitano asili, materne, elementari, medie e superiori nel territorio di Teramo (tutte del Comune, tranne l’ultima categoria di responsabilità della Provincia) non possono essere considerate sicure in caso di evento catastrofico. Mettiamoci subito d’accordo sul termine: “sicuro” non significa indistruttibile e nemmeno “certificato”. Non esiste una carta bollata che possa esprimere l’assoluta sicurezza di un edificio. Esistono invece le norme antisimiche, introdotte nel 1984 e via via migliorate fino a dopo il terremoto de L’Aquila. Come facciamo a dire che le scuole di Teramo, al di là delle indagini, dei lavoretti di ristrutturazione, di quelli di miglioramento (che pure ci sono stati nel corso degli anni, e dopo il sisma aquilano) e delle verifiche in atto in questi giorni non siano sicure? È molto semplice: basta leggere la relazione inviata dal Comune di Teramo alla Protezione Civile Regionale sull’edilizia scolastica e i rischi territoriali, basata su dati del 2003-2004. Nel territorio teramano ci sono 60 unità scolastiche ospitate in 95 edifici: il 65% (62 su 95) è in cemento armato, il 32% in muratura ed il restante 3% costruito con altre tipologie di materiali. Oltre le tecniche costruttive, c’è un altro importante fattore, l’anno di costruzione: del totale di 95 scuole, quattro risalgono a prima del 1919 (Prima Guerra Mondiale), otto tra il 1919 ed il 1945 (Seconda Guerra Mondiale), dieci tra il 1945 ed il 1960, trentuno, la maggior parte, tra il 1961 ed il 1971 (Boom Economico), venti tra il 1972 ed il 1981, ventidue sono state infine costruite dopo il 1981. La maggior parte delle scuole teramane è stata costruita quando l’uomo sbarcava sulla Luna. La prima legge antisimica risale invece al 1974, sei anni dopo quello sbarco sulla Luna, ma “antisimiche” vengono considerate solo le costruzioni realizzate dopo il 1984 in territori definiti sismici. È facile intuire che solo alcune delle scuole teramane dell’ultima classe siano state realizzate con minimi criteri antisismici. Tutte le altre possono essere migliorate, alcune adeguate, ma le più datate non saranno mai sicure come le scuole realizzate secondo gli attuali standard antisismici, che prevedono una resistenza ai terremoti del 30% superiore rispetto ad una casa privata edificata dopo il 2008 (anno di pubblicazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni, peraltro in fase di rielaborazione e aggiornamento). Ciò significa che sistemare le scuole adeguabili teramane agli attuali standard costerebbe un occhio della testa. A fronte di questa situazione, l’unica soluzione “sicura”, non immediata, onerosa, eppure logica è la sostituzione delle vecchie scuole, anche quelle non adeguabili. Il dibattito sulla realizzazione del nuovo Polo Scolastico è sorto in città dopo il terremoto dell’Umbria del 1997. Da quel momento le scuole teramane hanno sopportato altri due potenti terremoti, quello de L’Aquila del 2009 e l’ultimo del 24 agosto 2016. Nel frattempo però la discussione sul polo scolastico da circa 19 milioni di euro si è prima sopita e poi è stata eliminata dalle priorità dell’amministrazione Brucchi. Teramo ha continuato invece a spendere quasi 13 milioni di euro fondi, provenienti da finanziamenti abilmente intercettati, su scuole non adeguabili, al massimo migliorabili, ma che non saranno mai “sicure” come un moderno polo Scolastico. La speranza è che il terremoto del 24 agosto, a differenza di quanto già avvenuto con il terremoto de L’Aquila, convinca l’amministrazione a realizzare una volta per tutte quel Polo Scolastico già progettato e sottoposto al Miur (che non lo ha finanziato, nel luglio scorso). Ma anche i genitori degli alunni di oggi stavolta dovrebbero convincersi che il problema della sicurezza delle scuole non sarà esaurito certamente dall’ultima scossa che avvertiranno dal Monte Vettore. O magari tra due settimane, quando gli studenti torneranno in classe e con la normalità ci dimenticheremo tutti del pericolo terremoto.

 

Alessandro Misson