Povera Teramo, colpita dal terremoto e segnata dal “teramoto”. Una città transennata di arancione, con le piazze vuote, le strade sbarrate, lo sporco del vento e dell’abbandono, l’anima di capoluogo fiaccata dalla paura e tanta gente scappata di casa. Altro che atteggiamento da montanari, quelli che preferiscono restare in tenda vicino alla casa diruta piuttosto che lasciare il “loro” posto. Brutta sensazione, quella percepita in città durante la solita domenica da “tutto chiuso”, con i teramani fuggiti il più lontano possibile, soprattutto al mare, per svagarsi un po’ e stare assieme, lontani dal “mostro” che di tanto in tanto continua a farsi sentire. C’è chi l’ha fatto per emergenza, chi per paura delle nuove scosse annunciate dai ciarlatani del web, qualcun altro per ingannare la domenica uggiosa e qualcuno forse con l’ultima scusa in tasca, pronto a mollare tutto e andarsene via, il più in fretta possibile. Aspettando la riapertura delle scuole, quando sarà, non vorremmo che stavolta il “teramoto” abbia colpito più forte di quanto si possa immaginare. Non si spiega altrimenti il pienone di teramani tra Giulianova, Alba Adriatica, Tortoreto e Pineto durante il weekend, contraltare ad un capoluogo “decostruito” che già era messo male e con le scosse fa persino fatica a tornare alla normalità. Sulla costa c’è chi è stato costretto a riaprire la casa al mare. Chi cerca un affitto a prezzo congruo almeno per svernare. E anche qualcuno che con il terremoto si è finalmente deciso, trovando l’occasione buona per andarsene definitivamente da Teramo.
Alessandro Misson

- Di Alessandro Misson