I pregiudizi e le “canne” dei migranti

I migranti che si fanno le canne davanti alla Noé Lucidi sono come le mamme tacco 12 che fanno le sfilate di moda davanti alla Noé Lucidi. Sono entrambi stupidi pregiudizi, rivelatori della “pancia” di una piccola città di provincia. Sia chiaro: di migranti che si fanno le canne (e in qualche caso le vendono pure) a Teramo ce ne sono eccome, basta andare alla piazzetta del Sole. Così come è altrettanto vero che ci sono mamme che si intrattengono in civettuole sfilate di moda davanti alla blasonata scuola elementare cittadina. Ma una differenza tra i due stupidi pregiudizi esiste e come. I migranti non hanno infatti alcuna possibilità di organizzare una jihad contro i tacchi 12. Invece basta qualche “razzista peloso”, di quelli ammantati di perbenismo che premettono sempre di non essere xenofobi, per fare in modo di sospendere un servizio civile. Un servizio offerto da questo Stato ed erogato da una istituzione, una scuola. Nata e portata avanti con un nobile scopo: migliorare la vita ai ragazzi migranti, insegnando loro l’italiano per ottenere la terza media e un permesso di soggiorno. Si tratta di un corso niente affatto obbligatorio: roba che se davvero quei ragazzi migranti avessero avuto voglia di drogarsi, spacciare, corrompere bambini, magari se ne sarebbero andati tutti alla piazzetta del Sole.
Invece l’agguerrito gruppetto di genitori che ha protestato contro la preside, minacciando di non portare i figli a scuola con una protervia degna della più misera città di provincia, è riuscito perfettamente nel suo intento: allontanare i migranti cattivi dall’innocenza dei loro bambini, in nome della “sicurezza”, del ripristino dell’ordine rispetto alla mescolanza, del trionfo della tranquillità sulla paura del diverso. Purtroppo la retorica di questa xenofobia spicciola è sempre la stessa: il complesso dello scimmione, cattivo e pericoloso. In nome del solito quieto vivere, il trasferimento della scuola per stranieri dalla Noé Lucidi all’Iti (in realtà già programmato) è stato così accelerato con soddisfazione unanime. La protesta dei genitori è rientrata e per qualche giorno la scuola per migranti è stata sacrificata sull’altare della “normalità”. Un male minore, se non restasse la macchia indelebile alla reputazione di Teramo, città aperta al mondo, ma solo quando conviene.

Alessandro Misson