Giunta, lifting e raffreddori

  - Di Alessandro Misson

Gli hanno chiesto di diminuire il numero di assessori. E l’ha fatto. Gli hanno chiesto di ruotare le deleghe incagliate sugli stessi referenti e sugli stessi partiti. E lo ha fatto. Gli hanno chiesto rinnovamento tra gli assessori. E ne ha cambiati quattro su nove, quasi la metà. Gli hanno chiesto maggiore “qualità” in giunta. Per il momento si è liberato di qualche figura un po’ compromessa. Ma la “qualità” la si potrà giudicare solo col tempo. Sempre se ci sarà tempo, visto che a nostro avviso quella varata ieri dal sindaco di Teramo Maurizio Brucchi è una giunta a tempo determinato, destinata ad incontrare nell’immediato e nel lungo periodo, quanto lungo esso sia, ancora problemi e complicazioni non da poco. Provenienti da Roma, da L’Aquila e forse un po’ meno da Teramo. Forse al sindaco farebbe piacere si scrivesse che è stato coraggioso, che ha compiuto le mosse giuste, che ha azzeccato le sue scommesse, che politicamente se l’è cavata anche questa volta. Gli va riconosciuto tutto: ma sarebbe solo una minima parte del discorso. Da “capo” dell’amministrazione si è finalmente liberato dell’imbarazzante delega TeAm e si è cucito addosso quella al Bilancio: era già così, ma d’ora in avanti ogni euro in più prelevato dalle tasche dei cittadini teramani sarà sotto la sua diretta responsabilità di firma. Paura.

Ogni scelta, soprattutto in politica, sorride a qualcuno e fa torto ad altri. Ci pare ad esempio che nella nuova giunta non sono stati confermati i tre oggettivamente più operativi: Di Giovangiacomo, Di Stefano e Tancredi. Allo stesso tempo è stata data una seconda chance alla Lucantoni, che dopo i disastri alla Cultura, avrà certamente modo di rimettere in ordine i pasticci del predecessore Romanelli alla Scuola. Il problema di ogni discorso sulla nuova giunta è però un altro: fuori dalla politica, dunque in mezzo alla strada, degli equilibri, delle mosse, dei riposizionamenti, dell’effetto che fa una nuova giunta e anche dei nuovi assessori, probabilmente interessa poco o nulla. Se un assessore non fa primavera, quattro non faranno certamente la differenza di un’epoca. I critici da parte loro continueranno a criticare. I sodali del sindaco si spera solo se ne staranno buoni per qualche tempo, almeno fino al prossimo scossone. E per quanto riguarda invece il cittadino medio, quello che dall’estate del 2014 si accontenterebbe semplicemente di una buona amministrazione, interessa forse che il nuovo assetto dell’amministrazione Brucchi non ipotechi il Municipio, e con il palazzo anche i suoi destini di teramano. Perché mentre per mesi si è parlato di giunta, i problemi di Teramo sono sempre quelli: la TeAm, il bilancio, il piano traffico, il manicomio, i servizi, il commercio, il lavoro, il decoro, la fuga dei cervelli, i rapporti con l’Università (che ormai giganteggia), le imprese e le idee di futuro. E di questi problemi ci piacerebbe si fosse occupata l’amministrazione nel tempo dedicato alle questioni politiche degli ultimi mesi È un bene, un male, la nuova giunta? È comunque una nuova giunta.

(Un sincero in bocca al lupo a Fracassa, Canzio e Chiarini che ne siamo certi ce la metteranno tutta). Sbaglia però chi ritiene che nelle condizioni in cui si trova l’amministrazione Brucchi un semplice valzer di poltrone e deleghe (o un rimpasto con rilancio dell’azione amministrativa, come si usa dire adesso in politichese) possa ribaltare i giudizi su un’intera fase amministrativa: quella del centrodestra cittadino, che governa il capoluogo aprutino in un ciclo continuo da dodici anni. Visto che Brucchi, oltre che sindaco, è anche medico, prenderemo in prestito una metafora dal suo mondo: dopo una lunga malattia con evidenti ricadute, l’amministrazione Brucchi ieri ha fatto un sostanzioso lifting. Il lifting generale potrebbe però nascondere i segni di affaticamento accumulati negli organi interni. Che non sono certamente quelli d’inizio mandato. E quando cuore, fegato e polmoni iniziano a sentire il peso degli anni, all’organismo potrebbe non bastare più nemmeno un buon cervello. E se dovesse mancare pure quello, basta un raffreddore e… insomma, si sa come va a finire.

Alessandro Misson