Gattile, assolti medici e volontarie

TERAMO – Maltrattamenti di animali, truffa, falsità ideologica e omissione d’atti d’ufficio: tutti assolti gli imputati finiti a processo per la gestione del canile/gattile di Colleparco. La struttura, smantellata dal Comune, era stata oggetto di indagine da parte della Procura di Teramo che, ipotizzando una serie di irregolarità anche sanitarie, aveva chiesto ed ottenuto il processo per: Gabrielle Villanova, esponente dell’associazione che gestiva la struttura; per la figlia Antonella Picca, volontaria; per Lino Antonini, responsabile dell’unità di randagismo dell’Asl; per Vincenzo De Sanctis, direttore del dipartimento di prevenzione e responsabile del servizio sanità animale dell’Asl; per Pasquale Striglioni, responsabile del servizio igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche. Ieri è arrivata l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato” per quanto riguarda i maltrattamenti e perché “il fatto non sussiste” per gli altri capi d’imputazione. La stessa Procura, nella penultima udienza, aveva chiesto tramite il pm Andrea De Feis l’assoluzione (eccetto che per la Villanova, per la quale aveva chiesto la condanna a 5mila euro di multa per maltrattamenti). La Corte (Spinosa, Veneziano, Fazzini) ha ritenuto di dover assolvere tutti per tutto, accogliendo in pieno le tesi difensive degli avvocati Guglielmo Marconi, Tommaso Navarra e Filippo Torretta. Dall’inchiesta della magistratura era emerso che i cani ospitati a Colleparco (64) non venivano accuditi in modo adeguato e restavano nel ricovero “di fortuna” (non a norma con la legge) per mesi in modo indebito. Non solo, dunque, per il tempo necessario alle primissime cure e alle operazioni di microchippatura e sterilizzazione. Questo perché, sosteneva la Procura, ospitare lì gli animali consentiva a chi gestiva la struttura di incassare soldi dai Comuni “proprietari” dei cani: 2,50 euro al giorno per animale. Qui si sarebbe sostanziata la truffa, resa possibile, sosteneva la pubblica accusa, dai certificati medici falsi che attestavano il cattivo stato di salute dei cani tanto da rendere impossibile il loro spostamento da Colleparco. Accuse sempre rigettate dagli indagati che, nel corso della requisitoria del pm, hanno incassato in qualche modo i favori del magistrato. Il dottor De Feis, come i difensori nelle loro arringhe, ha sottolineato la situazione singolare ed anomala nella quale si trova il rifugio. Il Comune di Teramo si affidava alla Villanova e ai volontari per non lasciare allo sbando i cani, di contro le chiedeva evidentemente di più di quanto fosse nelle sue capacità/possibilità. In sostanza ciò che i difensori hanno sottolineato è la buona fede dei sanitari imputati, la buona fede dei volontari e lo strano comportamento del Comune che dopo essersi appoggiato al loro lavoro si è costituito parte civile nel processo. L’Ente avrebbe a lungo scaricato le responsabilità sanitarie e di accoglienza sui volontari, senza valutare il fatto che – sostengono i difensori – non potevano avere mezzi e competenze per tenere la struttura meglio di come la tenevano.

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