Povero Teramo, adesso non glie ne va bene una. Chiede il blocco delle partite di serie B e l’ex Ministro Franco Frattini, presidente della Commissione del Coni, rigetta la pregiudiziale. Quel campionato insomma è iniziato e non si ferma, come da sempre accade nel calcio italiano a determinati livelli. In pratica, il Teramo la serie B deve riconquistarsela un’altra volta. Non è stata una decisione inattesa, almeno per chi conosce la maniera di pensare e di agire non del Coni, ma di tutto il calcio italiano di A e di B. Quei campionati non si toccano. Mai, solo un cataclisma epocale li può fermare. È anche giusto che sia così dopo due sentenze di primo e secondo grado in cui il giudizio finale è stato praticamente simile anche se diverso nelle pene. La richiesta del Forlì, al contrario, sulla sospensione dei campionati di C e di D è stata accolta. Direte: due pesi e due misure? Così è se vi pare. Non piace a nessuno ma contro il supremo organo del Coni non c’è nulla da fare. Soprattutto abbiamo ragione noi nel temere le decisioni di Frattini, un ex politico che non ha certo segnato la storia d’Italia nonostante fosse agli Esteri, e che adesso pensa forse di segnare quella del calcio minore. Può farlo, almeno se la commissione che agisce con lui sarà d’accordo. Non potrebbe assolutamente farlo nel senso di un intervento drastico imprevedibile e imprevisto. Il Teramo ha pagato duramente l’errore della combine, ma non può finire in serie D. Ci sarebbe la sconfessione totale di una sentenza che non è stata tenera con il Diavolo, ma che è arrivata tra mille titubanze e mille insufficienze. Vogliamo dire che non c’è stata nessuna prova che abbia portato una sola certezza della partecipazione all’inciucio del patron Campitelli. Solo indizi e neppure troppo convincenti. Per questo bisognerà tenere nel debito conto che, tra poco, ci sarà un processo penale da parte della Magistratura ordinaria che non basa assolutamente le sue sentenze sugli indizi, ma pretende prove certe. E se Campitelli fosse assolto, in quel caso il Teramo potrebbe riavere il maltolto sul piano dell’immagine, sia pure a distanza di tempo. Frattini ora dovrà stare attento a quel che decide e a come si muoverà anche se, da queste prime battute, proprio con l’accoglimento della richiesta del Forlì sui campionati, sono ben chiare le sue intenzioni. Restiamo in attesa di quel che succederà il 23 settembre sperando che il Teramo se la cavi e la sentenza di secondo grado sia confermata con la cancellazione dei punti di penalizzazione. Ciò detto, torniamo a sottolineare come la società, dall’inizio di tutto questo baillamme vuoi per inesperienza, vuoi per una sicurezza mal riposta, non abbia fatto granché affinché gli organi giudicanti apprezzassero il cambiamento nei comportamenti. All’indomani dell’avviso di garanzia doveva esserci l’immediata sospensione del Ds Marcello Di Giuseppe. La mossa sarebbe stata ininfluente forse, ma non avrebbe attizzato voci maligne. Non ha nominato quel Ds, come abbiamo suggerito da tempo, neppure adesso. Se non c’era voglia di spendere, si trattava di prendere un povero diavolo, uno che costasse pochissimo e che fosse magari solo una bella statuina. Onesto però, tanto per dimostrare che il vento in società è cambiato. Lo stesso patron che gode ancora della nostra stima non è stato eccelso da quando è scattato il caso Teramo. Polemiche personali con i giornalisti e ben tre conferenze stampa in cui gli accusati erano i giornali come se questi ultimi avessero i nomi dei taroccatori di Savona-Teramo o fossero i colpevoli. L’inciucio è stato messo in atto dai signori Di Nicola, Di Giuseppe e via di seguito, è bene ricordarlo. Anche loro non hanno dimostrato grande intelligenza e grande amore per la società e la città. Altrimenti, una volta scoperti, avrebbero potuto vuotare il sacco sul piano delle scommesse. Non potevano farlo perché non hanno avuto neppure il buon senso di fermarsi dopo il rifiuto di combinare di due giocatori del Savona. Dilettanti allo sbaraglio in tutto. Avrebbe fatto bene Campitelli a tenere un comportamento defilato, a non mostrare quella sicurezza inutile della prima sentenza. I giudici hanno saputo di tutto e di più e non hanno preso in nessuna considerazione gli applausi dei tifosi teramani che si sgolavano anche quando si parlava prematuramente di una minima penalizzazione. Il calcio ha le sue regole comportamentali, ignote nei campionati minori, dove si agisce come meglio si crede. Ma in A e in B ogni giorno si è sotto la lente d’ingrandimento di tutti gli interessati. E i furbetti, alla fine, sono puniti. Anche quando non si è colpevoli, com’è accaduto per Campitelli.
FEDERICO DE CAROLIS