Con D’Alfonso tutta la vita

Forse non avrebbe dovuto. Ma ha fatto bene. Davanti all’ennesima sceneggiata grillina, che occupa una sede istituzionale per una “monelleria”, il governatore Luciano D’Alfonso si è letteralmente ripreso lo scranno del Consiglio regionale e si è fatto spazio tra consiglieri grillini, i loro fogli di carta e gli slogan per esercitare la funzione pubblica che è stato chiamato a svolgere con il voto degli abruzzesi. In un Paese che in passato ha già conosciuto più gravi e pesanti occupazioni e limitazioni delle sue istituzioni, in assenza di una forza pubblica che il Governatore della Regione non ha (un sindaco può sempre chiamare i vigili), è stato lo stesso D’Alfonso a ripristinare l’ordine democratico in un Emiciclo occupato per protesta. Protesta legittima nella sostanza, (la discussione azzerata sul bilancio regionale, peraltro condivisa dal centrodestra), ma illegittima nella forma (impedito il democratico lavoro di un’assemblea pubblica). Di fronte al coro degli scandalizzati per la sua reazione piuttosto energica, “La Città” sta con D’Alfonso per tutta la vita. Il suo non è stato uno scatto d’ira, ma una reazione proporzionata ad una limitazione. Il Governatore ha ribadito di essere investito di un mandato attraverso il voto, per esercitare il potere democratico in un’assemblea pubblica, che ha le sue regole. Se nel suo gesto c’è stata violenza, quanto meno è pari e contraria alla maleducazione istituzionale grillina, che occupa il Consiglio, impedendone i lavori, a beneficio delle telecamere e non degli abruzzesi. «Se dovesse risuccedere, mi ci siedo sopra», mette in chiaro D’Alfonso dopo la sceneggiata, premurandosi di chiarire che farà comunque attenzione “a non arrecare danno a persone o ad oggetti inanimati” che dovesse trovare al suo posto. D’Alfonso non scherza affatto. Gli dà man forte Mauro Febbo, che ricorda come di episodi del generese ne vedano spesso in Parlamento (dove però ci sono i questori ad intervenire fisicamente sugli onorevoli birichini, accompagnandoli fuori dall’aula). È Paolo Gatti a rimarcare l’inaccettabilità che l’Emiciclo debba spostarsi in un’altra aula per l’occupazione di una forza politica. La censura nei confronti dei grillini è sacrosanta. Come doveroso è stato l’intervento di D’Alfonso.