TERAMO - Ci risiamo. È un nuovo dietrofront quello in cui piroetta, con la consueta agilità dettata dall’abitudine, l’assessore ai Lavori pubblici (o forse alle Manutenzioni?) Giorgio Di Giovangiacomo, quando fa sapere di aver trovato la soluzione al “caso” via Savini. Asfalto o sampietrini? La soluzione dell’assessore va esattamente nella direzione opposta a quella su cui si era detta orientata l’amministrazione: arriva il sì, dunque, ai sampietrini sconfessando tutte le motivazioni addotte due mesi fa per giustificare la possibilità di chiedere a 2i ReteGas di procedere invece con l’asfalto su tutta la via per ripristinare la sicurezza della strada. Spazio dunque alle sole “toppe” con i sampietrini, anziché al rifacimento dell’intera via con l’asfalto. Come dire che, non lo si sapeva, ma si era su “Scherzi a parte”. Un passo indietro dettato dalla evidente volontà di recuperare consensi in un momento “un po’ così” per l’amministrazione: ad essere demolita non sarà quindi la pavimentazione in sampietrini ma solo il teorema diligentemente approntato per l’uso dall’assessore. Come dire che non era vero, come si era sostenuto, che i sampietri fossero pericolosi (oltre che fastidiosamente rumorosi) su strade non pedonalizzate ma aperte al transito di mezzi anche pesanti e che fosse ininfluente una loro manutenzione più costosa da assicurare in modo puntuale per evitare l’attuale effetto “Camel Trophy”. L’ideale continuità con il sito del teatro romano va assicurata, fa sapere l’assessore “pentito”: peccato, però, che il tratto di strada interessato dalla querelle sulla ripavimentazione parta dalla Camera di Commercio e arrivi fino all’incrocio con piazza Verdi e che quindi, da quel punto in avanti, tutto risulti invece riccamente asfaltato. Pregevole, infine, l’attenzione che Di Giovangiacomo manifesta verso gli edifici storici che con i sampietrini hanno indiscusse affinità elettive: sarebbe interessante che, sempre riferito al tratto specifico, ce ne indicasse però uno. Visto che sempre dalla Camera di Commercio fino a piazza Verdi, l’edificio più “storico” risale infatti al massimo agli Anni ‘60.
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