NERETO – Violenza sessuale di gruppo: pena confermata, ma ridotta, per Youssef Sardy. Il marocchino era stato condannato (nel luglio 2013) ad otto anni e sei mesi di reclusione. La Corte d’Appello dell’Aquila gli ha scontato qualcosa, condannandolo a sette anni. Ma la difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Di Gaspare, è già pronta a presentare ricorso in Cassazione sia riproponendo elementi oggettivi (come la prova del Dna) che introducendo una questione di diritto che potrebbe rendere inutilizzabile la deposizione della vittima. Andiamo con ordine, partendo dalla vicenda che ha fatto finire Sardy in galera nel febbraio 2012 quando una ragazzina di 15 anni l’ha accusato di violenza sessuale. La minorenne all’epoca, dopo esser tornata una sera a casa con ferite alle gambe, vestiti sgualciti e visibilmente sconvolta, ha raccontato ai genitori e ai carabinieri degli abusi subiti nell’anfiteatro di Nereto da un gruppetto di giovani stranieri. Tra questi, Youssef Sardy. Nella denuncia, la ragazza ha riferito che violenze sessuali di quel tipo c’erano già state nei mesi precedenti ma lei non aveva avuto il coraggio di raccontarle a nessuno. Il marocchino finisce subito in carcere, dicendosi sempre innocente. E della sua estraneità alla vicenda è stato sempre convinto anche l’avvocato Di Gaspare che durante il processo ha rimarcato come sul suo assistito pesino i precedenti penali per droga e il fatto di essere straniero. Non solo. Il difensore ha battuto molto su un elemento: la prova del Dna. Sardy si era sottoposto subito e volontariamente all’esame che aveva dato esito negativo. Sui vestiti della minorenne non c’era traccia biologica del marocchino.
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