Archiviata l’inchiesta su Contrada Rivacciolo

  - Di Alessandro Misson

TERAMO - Dopo due anni d’indagini scaturite dal servizio televisivo “Quanti Giochi”, andato in onda nella trasmissione televisiva “Polis” di Vera TV Abruzzo il 20 maggio del 2015, la Procura di Teramo ha archiviato l’inchiesta sul Piano integrato di contrada Rivacciolo, oggi via Francesco Fedele. Nella costruzione del quartiere lungo la strada per Colleparco non c’è stato alcun reato, alcun danno ai clienti e alla collettività, alcun abuso edilizio e nessuna irregolarità amministrativa o contabile rispetto a quanto stabilito dalla convenzione tra pubblico e privato.

L’ARCHIVIAZIONE. Il 10 aprile il giudice per le indagini preliminari Roberto Veneziano ha archiviato le indagini a carico dei costruttori Raffaele Falone, Giuseppe Petruccelli, Giuseppe Villani e dell’architetto Stefano Mariotti, ex dirigente dell’Urbanistica del Comune di Teramo. A vario titolo i quattro erano indagati per inadempimento dei contratti pubblici, frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico e abuso d’ufficio.

LA RICHIESTA D’ARCHIVIAZIONE. Il Gip ha accolto in toto le motivazioni del sostituto procuratore Greta Aloisi, che non ha ritenuto di dover esercitare l’azione penale. Partendo dal cd-rom con la registrazione della trasmissione televisiva fatto recapitare in Procura subito dopo la messa in onda, il magistrato ha messo sotto la lente d’ingrandimento alcuni degli aspetti della lottizzazione fatti apparire come controversi nei 52 minuti di servizio giornalistico.

L’INCHIESTA GIORNALISTICA. La ricostruzione di Vera TV Abruzzo, che si avvaleva di documenti pubblici, testimonianze dei clienti e dell’intervista all’ex dirigente comunale Mariotti, tra gli altri poneva l’accento su aspetti che per la Procura di Teramo avrebbero potuto rappresentare notizie di reato:

• in via Rivacciolo sarebbero stati rilasciati certificati di agibilità per 5 palazzine, 3 della Falone Costruzioni E.R. S.r.l. e 2 della San Marco Costruzioni S.r.l., senza ultimare le opere di urbanizzazione primaria;

• nel Piano integrato sarebbero state compiute delle modifiche e la delocalizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria, originariamente previste nel piano, all’insaputa dei proprietari degli appartamenti;

• nel parco giochi realizzato in largo Madonna delle Grazie da Falone, vi sarebbero state delle difformità rispetto alle previsioni progettuali.

Il tutto, nell’ottica d’indagine della magistratura, in danno al patto pubblico - privato che caratterizza il piano integrato: cioè opere pubbliche in cambio di maggiori possibilità edificatorie. I 52 minuti della puntata di “Polis” miravano ad evidenziare i presunti vantaggi lucrati dalla parte privata, in particolare dall’imprenditore edile ed editore de “La Città” Raffaele Falone.

LE INDAGINI. Il pm Greta Aloisi si è avvalso del lavoro degli agenti di polizia giudiziaria dell’ex Corpo Forestale di Stato, che più volte si sono recati all’Ufficio urbanistica per sequestrare gli incartamenti del Piano integrato e la documentazione prodotta dal 2006, sia dalla pubblica amministrazione che dai privati. Così come più volte la Pg ha acquisito documentazione tecnica e contabile dall’impresa costruttrice del parco giochi. Il magistrato ha nominato un consulente tecnico, l’ingegnere Enrico De Acetis, che il 23 maggio del 2016 ha rimesso la sua relazione su quanto avvenuto a Rivacciolo. Per saperne di più, la magistratura ha assunto sommarie informazioni sia dal responsabile del servizio Urbanistica e del procedimento del Piano Integrato, l’architetto Gianni Cimini che dall’ingegner Nicola D’Antonio, responsabile dello sportello unico per l’edilizia SUE. Nel corso delle indagini sono stati interrogati l’architetto Gaetano Farina, progettista e direttore dei lavori del parco giochi, e l’architetto Mariotti, l’ex dirigente comunale intervistato dalla tv.

LE OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA. Senza acqua, luce, gas, fognature, telefono, parcheggi, strade, illuminazione pubblica, ecc. non si può abitare in una casa. Se mancano questi servizi e il Comune rilascia il permesso per abitare, si è di fronte ad un abuso d’ufficio e le case sarebbero abusive. Se il costruttore certificasse di aver completato i lavori per ottenere l’agibiltà delle case commetterebbe un falso. Il servizio televisivo aveva descritto quella che per la magistratura era una frode a tutti gli effetti, visto che in base al piano integrato per le cinque palazzine il Comune avrebbe dovuto ricevere dai costruttori centinaia di migliaia di euro in infrastrutture. Quando viene approvata la convenzione per la realizzazione di sei palazzine in contrada Rivacciolo, le imprese Falone e San Marco non sono ancora in campo: il Piano integrato viene infatti proposto al Comune nel 2006 dai proprietari del terreno, Antonio De Laurentiis e Tullio Di Giuseppe, cui subentrano le due imprese edili solo nel 2007. Secondo i rilievi mossi dalla magistratura, il rilascio dei certificati di agibilità degli immobili realizzati dalle due imprese entro il termine dei lavori, fissato al 28 marzo del 2011, sarebbe avvenuto in assenza di collaudo di TUTTE le opere di urbanizzazione primaria. È l’ingegner Nicola Di Antonio a spiegare al magistrato che il certificato di agibilità per le palazzine di via Rivacciolo, oggi via Francesco Fedele, è stato rilasciato per opere parzialmente non completate, perché quelle opere non inficiavano la sicurezza degli inquilini ed erano state giudicate marginali da un sopralluogo. Al di là della ricostruzione del servizio giornalistico, nel 2015 mancava solo un marciapiede di una decina di metri e la posa in opera del cosiddetto “tappetino” d’asfalto. La magistratura ovviamente non sa che quel marciapiede e quell’asfalto mancavano perché una delle due imprese, la San Marco, non aveva ancora iniziato i lavori all’ultima palazzina, lasciando l’area recintata e ancora a tutti gli effetti come cantiere. Per tale ragione Falone e San Marco hanno deciso di stendere il tappetino solo a lavori completati per non rovinarlo con il passaggio dei mezzi d’opera e di cantiere. Una prassi comunemente utilizzata in tutte le lottizzazioni. La magistratura chiede conto all’ingegner Di Antonio anche del mancato funzionamento della pubblica illuminazione. È un’opera di urbanizzazione primaria, dunque soggetta ad interesse pubblico: è stata collaudata, ma al momento del servizio giornalistico non funziona. È il dirigente a spiegare che i lampioni erano spenti a causa delle difficoltà del passaggio dall’utenza di cantiere, provvisoria, a quella comunale. Quel trasferimento è stato ritardato più volte dalle lentezze del Comune, nonostante i solleciti del costruttore, e sino al momento dell’accertamento è stato il costruttore Falone a pagare la pubblica illuminazione comunale. Dalla relazione del collaudo emerge che Falone ha installato più punti luce rispetto alle previsioni: otto, anziché cinque, una miglioria. Così come rispetto al progetto il costruttore ha realizzato a beneficio della collettività un collettore fognante molto più efficiente e più costoso (oltre 60.000,00 € in più). Per la magistratura non c’è dolo, così come non c’è vantaggio patrimoniale per terzi. Il pm Aloisi sottolinea che la “sostanziale marginalità dei lavori non eseguiti (un marciapiede di una decina di metri ed un sottile strato di asfalto, ndr.) rispetto alla complessità delle opere di urbanizzazione” non può rappresentare una consapevole volontà “agevolatrice” di privati interessi a discapito dell’interesse pubblico. Traduzione extra giudiziaria: non ci ha guadagnato nessuno e non c’è stato alcun danno, non c’è reato e le modifiche sono fisiologiche. Anzi, impossibili da evitare, nei programmi complessi come quello di Rivacciolo.

 

LA QUESTIONE DEL CAMPO POLIVALENTE. L’inchiesta giornalistica suggerisce un’altra presunta malefatta dei costruttori sui benefici pubblici derivanti dagli oneri di urbanizzazione secondaria. Le due società avrebbero ingannato i residenti delle palazzine tenendoli all’oscuro della cancellazione di un campo polivalente con spogliatoi, sostituito con due percorsi pedonali attrezzati da 56mila euro ciascuno e due parchi giochi a discrezione del Comune, uno alla Madonna delle Grazie (Falone) e l’altro in via Diaz (San Marco). Ancor prima delle indagini della magistratura, sarebbe stato il buon senso a suggerire maggiore cautela nella ricostruzione del servizio giornalistico, così come indicato anche nell’intervista dal dirigente Mariotti (evidentemente non tenuto in conto): il Piano integrato sottoscritto nel 2006 dai proprietari dei terreni prevedeva sì un campo polivalente, ma in una zona a fortissima pendenza, in un punto talmente scosceso che per realizzarlo avrebbero dovuto realizzare opere di contenimento enormi, sconfinando nell’altrui proprietà. Inoltre uno dei due costruttori, la San Marco, ha rinunciato alla realizzazione di una palazzina per lo stesso motivo. Ai costruttori è bastato confrontare le superfici indicate nel piano, le cubature sviluppate e la corrispondenza con la natura dei terreni per capire che sarebbe stato impossibile realizzare quel campetto polivalente. Ecco perché i costruttori hanno proposto una variante della convenzione accettata dal Comune, così come rimodulata il 10 marzo del 2014 con un atto di Giunta. Due percorsi pedonali e due parchi giochi a scelta dell’ente pubblico in luogo del campo polivalente tecnicamente irrealizzabile. Nella trasmissione televisiva si insisteva sul fatto che i proprietari fossero stati ingannati, tenuti cioè all’oscuro di aver rinunciato al campetto per “regalare” due parchi giochi ai cittadini teramani, lontano dalle loro abitazioni. Anzi si lasciava intendere che all’interno della lottizzazione non sarebbe stato realizzato più nulla delle urbanizzazioni secondarie. Una circostanza ritenuta “insussistente” dalla magistratura, semplicemente perché negli atti di compravendita sottoscritti di fronte al notaio, i proprietari hanno firmato un contratto comprensivo della cessione degli oneri di urbanizzazione secondaria, dando mandato a Falone e San Marco di disporne senza limite alcuno, secondo le indicazioni della variante della convenzione approvata dalla Giunta comunale. Hanno cioè comprato casa cedendo contestualmente i diritti su quegli oneri di urbanizzazione secondaria di 339.606,46 euro destinati alla collettività (non ai residenti di contrada Rivacciolo). Da quella rimodulazione del piano, al posto del campo polivalente impossibile da realizzare, la Falone Costruzioni ha realizzato un parco giochi. Ed entro il 2017 (con possibilità di proroga al 2018, come stabilito nei patti tra pubblico e privato) realizzerà il percorso pedonale di sua spettanza nei pressi delle palazzine, rispettando la convenzione.

 

 

 

LA QUESTIONE DEL PARCO GIOCHI. Nel servizio giornalistico viene ventilato che il parco di fronte al Palazzo di Giustizia fosse difforme rispetto alle previsioni progettuali, a vantaggio del costruttore Falone. Innanzitutto a realizzare i lavori non è la Falone Costruzioni, come erroneamente sostenuto nel servizio giornalistico, bensì la coop Ottovolante. La differenza è sostanziale: Falone Costruzioni mette solo i soldi ed assume il ruolo di stazione appaltante in luogo del Comune. Invece la Ottovolante realizza materialmente l’intervento. Ma andiamo avanti. Dall’analisi della magistratura emerge una situazione opposta. Nell’interrogatorio dell’architetto Gaetano Farina, progettista e direttore dei lavori al parco giochi, il pm Aloisi assume il certificato di regolare esecuzione, dal quale emergono in effetti delle difformità. Dalle rilevazioni metriche e fotografiche, incrociate con le risultanze degli atti contabili, degli importi fatturati e di una serie di voci di costo aggiuntive (posa in opera, montaggio, oneri di sicurezza, costo del personale, spese generali ed utile d’impresa), rispetto al prezzo dei giochi per bambini e in rapporto al ribasso della gara (-42%), emerge che in largo Madonna delle Grazie sono state apportate delle migliorie gratuite non preventivate: un’altalena a due seggiolini a tavoletta anziché una a tavoletta e una a cestello, una collinetta più alta con scivolo più lungo, in vetroresina anziché in materiale plastico, costosa pavimentazione anti trauma per 265 anziché 238 metri quadrati, con tanto di fondazione non prevista e cordoli del giardinetto più bassi di 5 centimetri per la sicurezza dei bambini. È il magistrato a rilevare che le modifiche apportate “sono state spesso in senso migliorativo rispetto alle previsioni progettuali”, mentre nel servizio televisivo, ignorando l’ABC della normativa sugli appalti pubblici (il prezzario di riferimento, il ribasso, la migliore offerta, ecc.) viene fatta passare la linea che i giochi in metallo della Madonna delle Grazie siano costati molto di più rispetto ai prezzi di mercato, che valgano meno rispetto ad altri giochi non comparabili in legno e plastica di altri parchi, il tutto con un guadagno indiretto per l’impresa Falone Costruzioni. Di più: nel servizio viene addossata all’imprenditore Raffaele Falone la responsabilità per il destino dei vecchi giochi del parco, che nelle previsioni iniziali andavano smontati e ricollocati a Villa Mosca, perché ritenuti dal Comune ancora di un certo valore. Su espressa volontà dell’amministrazione, quei vecchi giochi vengono invece prima indirizzati al carcere di Castrogno, dove vengono però rifiutati perché giudicati non conformi, e poi finiscono a marcire al deposito comunale della Madonna delle Grazie, dove si trovano ancora oggi, in pezzi, in attesa di una sistemazione che spetta al Comune, non alla Falone Costruzioni.

 

 

 

CONCLUSIONI. Nessun abuso d’ufficio di pubblici ufficiali in favore dei privati. Nessuna truffa ai danni degli inquilini per la “misteriosa” scomparsa di un campetto polivalente. Nessuna frode ai danni del Comune di Teramo per la realizzazione di un parco giochi. Nessun falso ideologico nelle certificazioni. Nessun reato e nessun danno per la collettività. Ancora: nessun favore al privato imprenditore Raffaele Falone. La situazione di intrecci tra potere economico, politica ed editoria argomentata due anni fa in 52 minuti di servizio giornalistico si è rivelata completamente falsa. Nessuna delle tesi sostenute nel servizio giornalistico ha trovato riscontro nella realtà dell’inchiesta della magistratura. È chiaro che sulla scorta di quanto avvenuto e di quanto ingiustamente subito negli ultimi due anni, l’imprenditore ed editore Raffaele Falone, la società Falone Costruzioni E.R. S.r.l. e la società editrice New Editor Srl hanno già dato mandato ai legali per rivalersi in ogni sede, penale e civile, nei confronti dei quattro giornalisti Antonio D’Amore, sua moglie Elisabetta Di Carlo, Paola Peluso, Lino Nazionale e nei confronti dell’emittente televisiva Vera Tv e del sito internet www.certastampa.it