Ladri d’arte in azione al cimitero

TERAMO - All’inizio erano solo lumini oppure il classico mazzo di fiori particolarmente belli, freschi e preziosi. Rose ed anthurium, decisamente privilegiati rispetto ai più popolani, ed economici, garofani e crisantemi. Poi si è passati alla piccola oggettistica amorevole lasciata sul posto dai famigliari e spesso anche di nessuno, o quanto meno scarso, valore: vedi un peluche, il portafoto in ceramica e perfino la sciarpa nei colori della squadra del cuore. Adesso, però, i furti sacrileghi di ultima generazione (o in qualche caso solo tentati tali) al Cimitero di Cartecchio cambiano faccia, diventando più specialistici e, in qualche modo, anche più “raffinati” . A misura di crisi, sì, ma anche di un diverso mercato o ricettazione che siano. Già, perché adesso dal loculo del caro estinto iniziano a sparire elementi di arredo abbastanza inconsueti, almeno rispetto a quanto veniva sottratto in passato. E’ il caso, ad esempio, di portafiori molto particolari, ed in qualche modo di pregio, come possono essere quelli in ceramica di Castelli o comunque risalenti agli anni ’20 e ’30 e che trovano, evidentemente, una loro fetta di potenziale mercato nella ricettazione. E la crisi, si sa, storicamente fa aguzzare l’ingegno, in particolare quello declinato in modo negativo, facendo scoprire impreviste “frontiere” di piccoli guadagni. In tutto questo, però, c’è chi prova a portarsi via perfino le statue, quelle che decorano tanto alcune tombe di famiglia quanto altre nella parte dedicata al Cimitero monumentale. E’ il caso, infatti, di quanto accaduto ad una notissima famiglia teramana che si è trovata a dover constatare come una statua in bronzo, elegante elemento decorativo posto sulla tomba dei propri cari, presentava recisi due dei quattro perni bullonati utilizzati per fissarla alla base di marmo. Un lavoro evidentemente di fino, dove per fino si intende pazienza e disinvolta “discrezione”, e che senza il provvidenziale rilevamento dei famigliari avrebbe consentito di sottrarre la statua e quindi, prevedibilmente, di “piazzarla” e rivenderla.

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