Giunta, spunta il teorema salva Campana

TERAMO - Guido Campana? Fuori dalla Giunta, è certo. Anzi no. Quello in arrivo sarà un fine settimana di lavoro attento e di confronto, cucito attorno alle nomine per dare volti e nomi alla Giunta. Per la quale, va detto, sembra di capire che la struttura portante sia bello che disegnata e adesso resti da operare sui “dettagli” dell’operazione. E, cucendo cucendo, toccherà sciogliere quei nodi più fastidiosi che si chiamano la ferita rimasta aperta che è Guido Campana oppure il “caso” Roberto Canzio, con la conseguente quadra da trovare in casa della lista “Insieme per Te” esercitandosi perché gli scontenti possano essere ridotti al minimo. Anzi, preferibilmente a zero perché, si sa, gli scontenti non hanno fatto mai bene a nessuno. Dunque dopo aver sgomberato il suo ufficio nell’assessorato di via Cerulli Irelli, Guido Campana da ieri ha indossato di nuovo quel camice che aveva appeso nell’armadio in questi ultimi cinque anni ed è tornato al suo lavoro all’Izs. Certo che la chimica è rimasta sempre una sua passione, ma che anche la politica lo sia stata e lo sia ancora è sotto gli occhi di tutti. Lui però nel dna resta un operativo, uno che per portare avanti il suo lavoro da assessore, che piaccia oppure no, ha messo da parte anche la campagna elettorale che altri colleghi hanno invece battuto palmo a palmo facendo razzia di voti. Si è fidato, insomma, di quel voto di opinione che avrebbe dovuto tradurre in consensi nell’urna quei tanti apprezzamenti e attestati di stima che adesso gli arrivano. E invece così non è stato. Per lui, dunque, delusione e qualche amarezza, oltre al dichiarato disinteresse per una riduttiva posizione di consigliere con delega. Ovviamente agli Eventi, e che quindi continui, e lo faccia dai banchi una volta sceso dagli scranni, ad assicurare quegli appuntamenti che quando ci sono si snobbano pure ma di cui si potrebbe presto iniziare ad avvertire la mancanza. Certo, una sua ricollocazione sullo scranno appare impresa difficile ma forse in assoluto non del tutto impossibile, se solo si considerano le alchimie dei tavoli politici che certo non prenderanno in considerazione solo nomi e deleghe dei nuovi nove assessori (perché tanti saranno a meno che, citando un politico di grido, non si voglia farci Ferragosto per comporre la Giunta e distribuire le deleghe) ma piuttosto si dovranno incastrare tanti tasselli di un puzzle complesso.

IL TEOREMA. Quindi, fantapoliticando (ma uno dei compiti del borsino è anche questo) proviamo ad elaborare un teorema “salva-Campana”. Mettiamo che “Futuro In”, prima forza eletta in Consiglio, possa portare a casa i quattro assessorati: quello pesante di Rudy Di Stefano, “zuccherino” (stimolante) in premio ai suoi quasi 900 voti che, piaccia o non piaccia, non consentirebbero mai di buttare via il bambino con tutta l’acqua; un altro assessorato al maschile in bilico tra Piero Romanelli e Franco Fracassa; due assessorati “donna” con Eva Guardiani e Francesca Lucantoni, riservando a quest’ultima una delega che le consenta di farsi amministrativamente le ossa. Mettiamo che Ncd conti i suoi due assessori, Mario Cozzi e Valeria Misticoni, ma che possa puntare alla presidenza del Consiglio, con Raimondo Micheli, che per il ruolo ha l’aplomb giusto. Mettiamo che in casa “Forza Italia” , la cosa potrebbe stopparsi lì, con l’assessorato a Mirella Marchese, e questo se si considera che anche il sindaco è in quota a Forza Italia. In questo abbozzo di panorama, alla lista civica storica “Al Centro per Teramo” potrebbero toccare due assessorati purché non troppo pesanti: non si tocca Giorgio Di Giovangiacomo, per il quale i rumors accreditano sempre più la delega al Traffico irrobustita da quella allo Sport, ed a quel punto, voilà, quando meno te lo aspetti, potrebbe rispuntare dal cilindro proprio lui, Guido Campana. Un passaggio questo che non dispiacerebbe a Claudia Di Battista, che la surroga consegnerebbe ai banchi del Consiglio. Fantapolitica certo, ma è altrettanto certo che di Campana sul tavolo politico si parlerà, eccome. Perché a Palazzo non si dovrà discutere solo di assessorati, ci mancherebbe. Sul piatto ci sarà anche la presidenza del Consiglio. Ed in questo caso i rumos accreditano con sempre maggiore insistenza il nome di Milton Di Sabatino: il ruolo per lui, professore nella vita, sarebbe perfetto per esperienza e per conoscenza della materia. Anche se, va detto, a circolare è anche il nome di Raimondo Micheli tornato in pista.

IL VICESINDACO. Così come sul tavolo finirà anche la carica di vice sindaco che però, così, a naso, non sembra esercitare un grandissimo appeal considerata com’è più di rappresentanza che non di concretezze. Per la cronaca, nello specifico, nel borsino sembra prendere forza un altro bis e cioè Dodo Di Sabatino Martina che potrebbe essersi separato per un lasso di tempo brevissimo dallo scranno di assessore alle Finanze e dalla fascia tricolore da vice sindaco. Non manca comunque la scuola di pensiero “rosa” che a questa carica accredita invece una Eva Guardiani piuttosto che una Mirella Marchese. Vedremo. Sul fronte degli assessorati tout court, sembrerebbe scendere la quotazione di Piero Romanelli più interessato al lavoro, e carriera, al 118 e che vedrebbe, a quel punto, come suo diretto competitor, alla Pubblica Istruzione, l’altro gattiano Franco Fracassa. Non si arrestano neppure i rumors sulla presidenza della Team che finirà anch’essa sul tavolo politico e sarà quindi oggetto di trattativa tra i partiti. E dopo il nome uscito nei giorni scorsi di Enrico Mazzarelli, adesso c’è chi prova a lanciare, nel gioco perverso del toto-presidente, quello amministrativamente blasonato di Furio Cugnini, oramai ex direttore generale dell’Ente e tornato alle sue originarie funzioni di Dirigente. Certo è che di presidenza dal molto appeal si tratta ma è anche vero che, sgradevole ma impossibile non rilevarlo, sul piano economico non può certo competere con quella dirigenza che Cugnini ha oramai storicamente in tasca, oltre ad essere vice segretario generale del Comune. E a quel punto l’appeal scende. Borsino allargato, stavolta, all’opposizione con un primo piano sulla nota siglata da Gianluca Pomante, assente molto notato (ma giustificato, come vi spiegavamo ieri) alla cerimonia della proclamazione e che adesso torna a battere un colpo e puntualizza. Lui, fa sapere ufficializzando quanto già postato sul suo profilo Fb, si trovava fuori Teramo per impegni professionali già lunedì e, quindi, gli sarebbe comunquestato impossibile partecipare alla cerimonia di proclamazione degli eletti al Consiglio Comunale ma, precisa, «avrei certamente delegato qualcuno a rappresentarmi, se avessero avuto il buon gusto di informarmi. E’ il caso di evidenziare che nel Cerimoniale della Pubblica amministrazione non esiste la “proclamazione degli eletti”, trattandosi di un semplice atto amministrativo di conclusione del procedimento elettorale, peraltro solo parzialmente definitivo (deve ancora pronunciarsi il Consiglio stesso, fatti salvi eventuali ricorsi). Se si volesse invece annoverare l’organizzazione dell’evento tra quelli di rango minore organizzati dal Sindaco, o ai quali il Sindaco partecipa, la prassi istituzionale avrebbe richiesto un invito, anche informale, agli altri soggetti interessati se non tramite e mail, magari tramite call-center, strumento molto in voga negli ultimi tempi» è il colpo di sciabola di Pomante. Che non risparmia prove tecniche di schermaglie con il Movimento 5 stelle e riporta poi l’accento sul tormentone della formulazione ufficiale delle scuse, da parte del sindaco Brucchi, per l’appellativo di “buffoni” rivolto agli avversari e ai loro elettori. Un tema, questo, su cui torna anche Maurizio Verna con un sms sgarzolino e allora ecco che l’auspicio diventa d’obbligo, perché l’opposizione non si avviti su questo argomento per i prossimi cinque anni. Si spera, visto che la questione, anche ufficialmente, pareva già risolta nell’euforia brucchiana post ballottaggio.

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