Teramo. Urban Nature: visita guidata e caccia al tesoro alla Villa Comunale

  - Di Veronica Marcattili

TERAMO – Per far conoscere la natura in città, torna in tutta Italia l’evento del WWF “Urban Nature”, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e dall’ANCI, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, l’Associazione Nazionale Musei Scientifici e l’Arma dei Carabinieri.
L’iniziativa si svolgerà anche a Teramo, con protagonista la Villa Comunale. Qui domani, domenica 7 ottobre, dalle ore 9.30, si terrà una visita guidata gratuita aperta a tutti (che inizierà alle ore 10) seguita da una caccia al tesoro (alle ore 11.15).

La Villa Comunale di Teramo. Dedicata a Stefano Bandini, giovane teramano operatore della protezione civile scomparso nel 2005, medaglia d’oro al valore civile, la Villa Comunale è nata come Orto Botanico Sperimentale Agrario alla fine degli Anni Venti del XIX secolo su iniziativa della Società Economica di Teramo con un’estensione maggiore di quella odierna. Lo scopo principale era quello di coltivare specie vegetali utili in agricoltura e nei rimboschimenti. A metà del 1800 l’Orto arrivò ad ospitare circa 1.000 specie. Proprio per questo ancora oggi vi si trovano diverse specie di piante provenienti anche da altri continenti. Tra il 1882 e il 1884 l’Orto fu completamente ristrutturato per adibirlo a parco cittadino. Fu così realizzato il lago al centro della Villa, alimentato con le acque provenienti dalla captazione della sottocorrente del Torrente Vezzola. Nel corso degli anni la superficie della Villa è stata ridotta, in particolare per la realizzazione di edifici scolastici. Del nucleo della Villa fa parte anche l’originale sede della Società Economica che oggi ospita la Pinacoteca Civica. Nella Villa hanno trovato posto i famosi “Due di coppe”, un tempo posti all’ingresso di Corso San Giorgio oltre a diversi monumenti che ricordano personalità cittadine illustri: da Giannina Milli ad Aurelio Saliceti, da Mario Capuani ad Alberto Pepe, fino a due giovani oppositori politici morti nelle carceri fasciste, Romolo Di Giovannantonio e Berardo Di Antonio.