Nessuna traccia di Renata a casa Santoleri

  - Di Veronica Marcattili

GIULIANOVA – Sono stati depositati in Procura gli esiti degli accertamenti tecnici, medici e scientifici disposti dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Renata Rapposelli, la pittrice sparita da Giulianova il 9 ottobre scorso e trovata senza vita l’11 novembre sulle rive del Chienti (nel Maceratese). I risultati degli esami, attesi da mesi, escluderebbero la presenza di Dna della vittima sul materiale (potenziale arma del delitto) sequestrato in casa dei presunti assassini, così come escluderebbero la presenza del Dna degli indagati sul cadavere della poveretta. Le relazioni medico legali, inoltre, non darebbero risposte certe sulle cause della morte.

I SANTOLERI. Per la morte della Rapposelli sono in carcere da marzo, in custodia cautelare, l’ex marito ed il figlio, Giuseppe e Simone Santoleri. Per gli investigatori hanno ucciso loro la donna per ragioni economiche dopo una lite scoppiata nell’abitazione giuliese dei due. Un delitto con tanto di occultamento di cadavere: i Santoleri, infatti, avrebbero trasportato in auto (una Fiat 600) il corpo della vittima fino a Tolentino, gettandolo sulle rive del fiume. Gli indagati si sono sempre detti innocenti (anche se non si sono mai sottoposti ad interrogatorio) e ora i risultati, quasi completi, dei tantissimi accertamenti disposti dalla Procura potrebbero rappresentare un punto a loro favore. In Procura nelle ultime ore sono stati depositi gli esiti degli esami eseguiti sul cadavere, sul materiale sequestrato a casa dei Santoleri, su cellulari e pc, su celle telefoniche. Tantissimo materiale, in gran parte esaminato dal Ris di Roma, che ora sarà minuziosamente studiato dal pm Enrica Medori (titolare dell’inchiesta) che resta in attesa solo di un accertamento: quello sul terriccio prelevato dalle ruote dell’auto dei Santoleri per essere comparato con quello delle rive del Chienti.

IL DNA DELLA PITTRICE. Quando i Santoleri sono stati indagati, nei primi giorni di novembre, la loro abitazione è stata passata al setaccio più di una volta. Carabinieri ed esperti del Ris di Roma hanno svolto attenti sopralluoghi in casa e nelle sue pertinenze, sequestrando molto materiale: asciugamani, lenzuola, coperte, strofinacci, cuscini. Su questi sono state cercate tracce di Dna della Rapposelli per capire se la pittrice possa essere stata soffocata o avvolta in qualche modo con uno di quegli oggetti. Ma nessun frammento di Dna sarebbe stato trovato. L’esame avrebbe dato esito negativo. Stesso risultato era emerso dalla ricerca di materiale biologico nell’auto dei Santoleri passata al setaccio più di una volta dal Ris.

IL DNA DEI SANTOLERI. Altro accertamento fatto dagli esperti nominati dalla Procura è stato relativo alla ricerca di Dna degli indagati sul cadavere della Rapposelli. Tracce biologiche sotto le unghie o in altre zone del corpo avrebbero potuto dare una chiave di volta al giallo. Ma anche in questo caso, l’esito è stato negativo. Non sono state trovate tracce di Dna degli indagati sul cadavere.

COME E’MORTA LA PITTRICE? Gli approfondimenti autoptici, lo studio dei tessuti e gli accertamenti tossicologici non hanno saputo chiarire in modo netto la causa della morte della pittrice. Nella relazione dei medici legali, infatti, si giungerebbe ad una conclusione frutto di “esclusione”. Vale a dire, si è appurato come non è morta la donna e si è così giunti a ipotizzare con alta probabilità l’asfissia. La pittrice sarebbe stata soffocata. Non sono state trovate tracce di veleno o di sostanze tossiche (come cocktail letali di farmaci), né di strangolamento né di armi (da taglio o sparo). Per certo, scrivono i medici legali, la donna non si è suicidata. Tutto ciò porta alla morte per soffocamento causata da terzi. Ma non si può dire come, anche in considerazione dell’avanzato stato di decomposizione in cui versava il corpo. La pittrice sarebbe giunta già morta sulle rive del Chienti e l’esame autoptico esclude che sia stata scaraventata dalla scarpata, ma appare più verosimile il fatto che sia stata adagiata lì. La data della morte risalirebbe ad un mese prima rispetto al ritrovamento.

ESAMI TECNICI. Fra gli accertamenti depositati in Procura, anche i rilievi su pc e telefonini degli indagati e sul cellulare della vittima. Quest’ultimo in particolare collocherebbe la pittrice a Giulianova alle 13.10 del 9 ottobre, mentre non ci sarebbe mai stato aggancio di cella telefonica giuliese dopo quell’ora a differenza di quanto emerso dai primi riscontri dei mesi scorsi. Questo dettaglio, se confermato, avvalorerebbe in qualche modo la tesi dei Santoleri: hanno sempre detto che la Rapposelli ha lasciato la loro casa con l’ex marito attorno alle 13, quando Giuseppe l’avrebbe accompagnata in auto a Loreto.