Il teramano Antonio Barboni eletto senatore a Rimini

  - Di Alessandro Misson

TERAMO – Chi si lamenta della penuria di parlamentari teramani doc, forse non sa che uno siederà sui banchi forzisti per il collegio uninominale del Senato Cesena-Rimini. È Antonio Barboni, teramanissimo e ancora ben presente nella memoria collettiva di quanti, alla fine degli anni ’70, sedevano sui banchi del liceo classico “Delfico”. Lo stesso liceo dove Barboni, Totò per gli amici di sempre, spuntava risultati eccezionalmente brillanti. E nel segno di un risultato strepitoso ha condotto anche questa campagna elettorale per Forza Italia che lo ha visto incassare 105mila voti in una roccaforte politica storicamente di diversa connotazione. Cosa che rende il suo risultato ancora più straordinario. Dagli anni del liceo, Totò di strada ne ha fatta da autentico esempio di self-made man. Dalla Facoltà di Medicina frequentata a Modena alla carriera nell’Aeronautica Militare che oggi lo vede in congedo ma attivissimo professionista di Medicina Legale e Medicina del Lavoro in una serie di ambulatori che vanno da Ravenna a Pesaro. È lo stesso neo senatore che, raggiunto al cellulare, racconta della sua avventura politica. Iniziata, quando ancora correvano gli anni del liceo, sotto l’ala di Antonio Tancredi che per il partito all’epoca era responsabile della Scuola. Poi, nel ’95 la sua prima candidatura comunale forzista proseguita per quattro consiliature sempre da primo degli eletti, fino a quella provinciale e, adesso, quest’ultima avventura elettorale nata durante un pranzo di Natale che aveva messo in evidenza quanto Totò fosse popolare ed amato a Rimini e come occorresse quindi puntarci. Quella Rimini che è oramai la seconda città per lui e la moglie, Annarita Sciarra, esponente di una storica famiglia di medici e sorella del noto e stimato pediatra Antonio Sciarra. A dispetto di tutto, Totò è rimasto come lo ricordano gli amici di allora: positivo, allegro, alla mano e non sorprende che adesso, dal suo profilo Fb, dedichi questa elezione a mamma e papà che in quel figlio intelligente, diligente e tenace ci avevano sempre creduto e che se ne erano andati troppo presto, a due settimane di distanza l’uno dall’altra. Perché le vite, anche le più brillanti, non sono mai facili per nessuno. «Ho mantenuto il mio accento teramano, e dovendomi candidare a Rimini ho chiarito subito che sono di importazione parallela, come le auto – scherza – Certo adesso dovrò riorganizzare il lavoro e la vita. Ma questo è stato un weekend particolare e non solo per l’elezione: il Teramo ha vinto a Padova, Dybala ha segnato e alla Juve è andata bene. Teramo ce l’ho sempre nel cuore, anche se oramai torno pochissimo: so che ora c’è il commissario, ma se la prossima amministrazione mi inviterà a Palazzo verrò volentieri», è la promessa. E Totò è uno che le promesse le mantiene.

 

Patrizia Lombardi