Gli Ordini professionali eliminano le barriere

  - Di Redazione

Scatteranno una fotografia della situazione esistente che vede conforme solo un 10% dell’edilizia pubblica

TERAMO – Un P.E.B.A., acronimo che sta per Piano per l’ eliminazione delle barriere architettoniche, a cui anche quando si amministra non è cosa facilissima mettere mano. Ci sta comunque provando – e con tutte le attenzioni e la cura del caso – l’assessore Maurizio Verna, a cui rimanda questa delicata delega alla realizzazione e all’attuazione, appunto, del Piano. Nella consapevolezza, condivisa da tutti i teramani che, sotto il profilo delle barriere architettoniche con cui ogni giorno le persone diversamente abili sono chiamate a confrontarsi, la situazione così come si presenta in città è davvero molto pesante.

Dall’assenza del semplice scivolo che renderebbe possibile al disabile accedere ad un locale pubblico piuttosto che ad una qualsiasi altra attività commerciale (perché forse non è ancora ben chiaro a tutti ma anche i disabili comunque hanno voglia di prendere un caffè ed escono per acquistare un maglione piuttosto che un paio di scarpe), fino al marciapiedi che non tiene affatto conto della variabile chiamata carrozzina. Adesso, però, Verna prova a giocare una carta che parla il linguaggio della sensibilità e coscienza civile.

Si tratta – anticipa l’assessore, sollecitato sull’argomento da La Città – di un protocollo di intesa a cui si sta lavorando e che coinvolgerà in prima battuta gli Ordini professionali per poi allargarsi, in una seconda fase, anche ai commercianti.Fase primaSaranno gli Ordini professionali tecnici – fa sapere così Verna – a procedere, e lo faranno gratuitamente, con un monitoraggio che rilevi la presenza di barriere architettoniche nell’edilizia pubblica, mettendo quindi nero su bianco dove si trovino e quali siano. Come dire, scattare una fotografia della situazione esistente che già sappiamo, però, non essere felice.

Approssimativamente, infatti – fa così il punto l’assessore – in città si attestano appena ad un 10% le situazioni di conformità alla normativa in materia. Rilievi che avranno l’obiettivo di tradursi poi in progetti, per i quali sarà essenziale trovare una copertura economica significativa che certo non è nelle disponibilità delle casse comunali ma per la quale sarà necessario attingere a linee di finanziamento quanto meno regionali, se non impegnarsi nell’intercettare possibili fondi europei mirati.

Fase seconda – Ovviamente la mappatura per avere un quadro preciso di quali siano le situazioni di criticità dovrà interessare, poi, da vicino, anche la parte di barriere architettoniche che si riscontrano nella sfera del privato, a cominciare dalle attività commerciali. Per questo motivo i tecnici di buona volontà e forte impegno civico, che verranno individuati dagli Ordini, dovranno farsi carico anche di valutare e rappresentare situazioni solo apparentemente minimali, come il classico scivolo che consenta l’accesso ad una carrozzina e la cui assenza, invece, rende oggi inaccessibile la gran parte delle attività commerciali. Proprio sulla base di questi rilievi saranno loro ad indirizzare in qualche modo, passi il termine, gli operatori commerciali ad intervenire per rendere i loro locali finalmente accessibili. Cosa che, però – ricorda Verna – non può ad oggi essere indicata come un obbligo di legge visto che, secondo la norma, lo diventa solo nel momento in cui si realizzano interventi importanti sul locale dove si svolge l’attività. E questo significa che, per essere considerato tale, occorre effettuare lavori che toccano i muri portanti. Incredibile ma tristemente vero. E i diversamente abili costretti a muoversi in carrozzina lo sanno molto bene, perché ogni giorno sul loro cammino trovano una barriera architettonica a ricordarglielo.  

Scuole – Più felice invece – perchè è da qui che l’amministrazione D’Alberto aveva deciso di iniziare a lavorare per l’eliminazione delle barriere architettoniche – la situazione specifica che si riscontra negli edifici scolastici di proprietà comunale. Una decisione molto riflettuta a Palazzo- come era stato sottolineato a suo tempo – nella direzione di voler lanciare un chiaro segnale e cioè quello di riconoscere la priorità del diritto allo studio per la quale è essenziale anche che le scuole risultino pienamente accessibili ai ragazzi diversamente abili. Una priorità, questa della scuola, che viaggia al fianco di un’altra e cioè quella di rendere quanto prima accessibili anche gli uffici del Comune. A partire dalla sede, provvisoria per carità, ma destinata restare tale ancora a lungo, della sede centrale, al civico 33 di via Carducci che grida vendetta.

Patrizia Lombardi