Compleanno in carcere per Giuseppe Santoleri

  - Di Veronica Marcattili

GIULIANOVA – Compleanno in carcere per Giuseppe Santoleri, l’ex marito di Renata Rapposelli rinchiuso a Castrogno da martedì scorso con l’accusa di aver ucciso la donna e di aver tentato di farne sparire per sempre il corpo. Ieri Santoleri ha compiuto 68 anni e a fargli visita, come ogni giorno da quando è in cella, sono stati gli avvocati che lo assistono in questa vicenda giudiziaria.

In carcere, in una sezione diversa, si trova anche Simone Santoleri, figlio della pittrice, indagato per gli stessi reati del padre. I due sono difesi dagli avvocati Gianluca Reitano, Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi: «Siamo tornati a Castrogno, abbiamo portato degli abiti e oggetti personali sia a Simone che a Giuseppe. Sono entrambi provati dalla detenzione, ma non afflitti. A modo loro, alternando alti e bassi, provano a reagire e a non abbattersi. Di certo per Giuseppe è stato un compleanno di forte tristezza», commenta Reitano.

I legali ieri hanno acquisito copia degli atti di indagine che nei giorni scorsi, per questioni di competenza territoriale, dalla Procura di Ancona sono partiti alla volta di Teramo. Qui ad occuparsi dell’inchiesta è ora il sostituto procuratore Enrica Medori che ha già incontrato i vertici dell’Arma teramana per definire eventuali ed ulteriori attività investigative. L’arresto dei Santoleri, avvenuto su ordine del gip di Ancona che li ritiene soggetti pericolosi e capaci di inquinare le prove, non esaurisce infatti la fase d’indagine. Del resto ci sono numerosi accertamenti tecnici e medici che devono ancora essere riconsegnati dagli esperti alla magistratura: mancano gli esami dell’autopsia, ma anche buona parte degli approfondimenti del Ris su reperti prelevati in casa e nell’auto dei Santoleri, così come non sono del tutto complete le relazioni su cellulari e pc. Insomma, la chiusura dell’inchiesta non è proprio dietro l’angolo.

Entro venerdì gli avvocati presenteranno ricorso al Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere, ritenuta eccessiva e intempestiva, e intanto lavoreranno anche sul fronte delle indagini difensive. Accertamenti di parte e consulenze per provare a smontare l’impianto accusatorio tirato su dalla magistratura che ritiene i Santoleri responsabili del delitto della pittrice. E non è escluso che a stretto giro ad affiancare i difensori arrivino le figure di un criminologo e di uno psicologo per provare a dipingere un quadro diverso della vicenda da quello delineato dalla Procura.

Simone e Giuseppe Santoleri – per la magistratura – avrebbero ucciso Renata Rapposelli il 9 ottobre dopo una lite per soldi in casa dei due indagati. La donna avrebbe chiesto gli arretrati del mantenimento all’ex marito, circa 3mila euro, e questo avrebbe fatto perdere la testa ai due. Soffocata, o forse strangolata; chiusa in buste nere per due giorni e poi gettata sulle rive del Chienti a Tolentino, dopo un viaggio a bordo della famigerata Fiat 600 dei Santoleri. Questa la ricostruzione del delitto fornita dalla Procura, scaturita da immagini di telecamere, intercettazioni telefoniche, testimonianze acquisite in cinque mesi di indagini durante i quali – sottolinea il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – i Santoleri avrebbero sistematicamente attuato azioni di depistaggio per ostacolare gli investigatori e non permettere il ritrovamento del cadavere della pittrice.