L’abbandono “creativo”: tour tra bottiglie e bicchieri residui del fine settimana

Dei fine settimana di movida (?) in centro storico, in questi mesi infiniti, abbiamo scritto di tutto e anche di più. Delle sbicchierate incuranti dei controlli della Polizia locale (a proposito, oggi cessa di avere vigore l’ordinanza del sindaco Gianguido D’Alberto che vieta il consumo di cibo e bevande sul suolo pubblico, ma resta comunque in vigore il Dpcm e quindi non cambia niente). Dei vicoli declassati a pubblici urinatoi. Delle notti brave, ben oltre il coprifuoco dettato alle 22, consumate nelle stradine più defilate e al riparo da sguardi indiscreti.

Martedì 20 Aprile 2021 - di Patrizia Lombardi

TERAMO

Dei fine settimana di movida (?) in centro storico, in questi mesi infiniti, abbiamo scritto di tutto e anche di più. Delle sbicchierate incuranti dei controlli della Polizia locale (a proposito, oggi cessa di avere vigore l’ordinanza del sindaco Gianguido D’Alberto che vieta il consumo di cibo e bevande sul suolo pubblico, ma resta comunque in vigore il Dpcm e quindi non cambia niente). Dei vicoli declassati a pubblici urinatoi. Delle notti brave, ben oltre il coprifuoco dettato alle 22, consumate nelle stradine più defilate e al riparo da sguardi indiscreti. Stavolta, invece, ci occupiamo di un “dettaglio” e cioè quell’inciviltà spicciola che suggerisce al popolo festante del fine settimana come, e soprattutto dove, liberarsi di bicchieri, bottiglie, lattine. E lo facciamo a consuntivo di un tour fotografico con immagini che sono più eloquenti di mille parole. Primo dato da rilevare: è vero che viene comunque praticato l’abbandono selvaggio nello stile ”là - dove - capita” ma c’è anche un bell’esercizio di fantasia e creatività sul come sbarazzarsi di questi fastidiosi “impicci”, Come detto tiene bene l’abbandono solitario o di gruppo di bottiglie e, in qualche caso, il risultato finale aspira ad avere l’appeal di installazioni artistiche. Vediamo. Se io stappo e brindo dove li metto, poi, tappi e relative gabbiette metalliche? Semplice: dentro la prima fioriera che capita, magari concimano le piante. E un bicchierino solitario di prosecco, dove lo lascio? Su un dissuasore di accesso, per esempio, visto che per l’occasione quegli stessi dissuasori vengono spostati in modo da formare anche delle possibili sedute e quello stesso bicchierino, in compagnia di altre decine e decine sparsi qua e là, se ne resta lì ancora quando la domenica mezzogiorno è già trascorsa da un pezzo. Ma se invece sono un creativo, il bicchierino dove lo lascio? Lo accartoccio quel tanto che serve e poi lo infilo tra i tubi del gas, all’esterno di una casa. In fondo, basta ingegnarsi. Anche le soglie dei negozi, all’esigenza, diventano improvvisati banconi di bar e ci puoi trovare consumato (e poi ovviamente abbandonato) di tutto: dalla birretta ai bicchierini, passando per l’iconica bottiglietta triangolare di un Campari. Uno si fa per dire, ovvio. Se poi un posto dove lasciare la bottiglia proprio non lo vedo, allora che faccio? La spacco. E così cocci di vetro, taglienti e affilati, si trovano come se piovesse in piazza Sant’Agostino dove, però, sono belli grossi mentre, se ci si avventura in vico del Gomito, in una coreografia di immondizia varia ed eventuale, si cammina sopra una miriade di cocci di vetro frantumati con il tipico rumore sotto i piedi. Anche la recinzione di cantiere può suggerire un abbandono creativo e così le bottiglie le puoi imboscare lì, in tranquillità. Per gli spilungoni c’è un’opportunità in più: puoi lasciare bottiglie, lattine, bicchierini e coppette di yoghurt nell’incasso di alcune finestrelle alte. Promosso anche l’utilizzo, per gli abbandoni, anche dei vani dove alloggiano i contatori. O, in alternativa anche un pozzetto può risultare strategico. Sì ma se devi liberarti di un’intera cassa di birre? Non c’è problema: ricomponi civilmente il cartone con al suo interno le bottiglie vuote ed è fatta, lasci la cassa con tutto il cucuzzaro a fianco al portone di un vicolo defilato qualunque, tanto fa lo stesso. Insomma, la fantasia alcolica da fine settimana non ha limiti. Alla faccia del decoro urbano e di quella pratica dell’educazione, anche visiva, che rende una città accogliente. E non c’entrano, in questo caso, TeAm e amministrazione comunale. Semplicemente questione di educazione e civiltà, queste sconosciute.