Palestre in città, c’è chi si attrezza e offre alternative confortevoli agli iscritti

Quanto siano duri i tempi segnati dalla pandemia per le attività incentrate sullo sport - palestre e centri sportivi in primis - non è un mistero per nessuno. Così come non lo è neppure il bisogno, oramai stringente per tutti nel settore, di poter tornare ad essere pienamente operativi come non lo si è più, oramai, dal mese di ottobre. Pena, in caso contrario, non riuscire poi a rialzarsi e andare poi avanti.

Venerdì 16 Aprile 2021 - di Patrizia Lombardi

TERAMO

Quanto siano duri i tempi segnati dalla pandemia per le attività incentrate sullo sport - palestre e centri sportivi in primis - non è un mistero per nessuno. Così come non lo è neppure il bisogno, oramai stringente per tutti nel settore, di poter tornare ad essere pienamente operativi come non lo si è più, oramai, dal mese di ottobre. Pena, in caso contrario, non riuscire poi a rialzarsi e andare poi avanti. In questo contesto, difficilissimo, ognuno reagisce però a modo suo perché se c’è chi aspetta e confida nell’opportunità che possa arrivare (così come potrebbe arrivare) dal Comune il via libera ad un’assegnazione di spazi verdi pubblici, c’è chi invece si rimbocca le maniche, aguzza il cervello e contando sulle proprie energie studia, e realizza, una situazione alternativa per assicurare l’attività fisica ai propri iscritti cercando di ricreare un ambiente che sia confortevole e piacevole in cui allenarsi. Ovviamente tutto questo nel pieno rispetto dei protocolli antiCovid, così come dettati dalla relativa normativa del Governo, dalla presenza di igienizzanti al rigoroso rispetto del distanziamento interpersonale. E’ il caso - uno su tutti da portare ad esempio - della palestra Wellness Club che non si è persa in attese ma si è ingegnata di suo. Il risultato, apprezzabilissimo, è quello di una rimodulazione dello spazio esterno alla struttura ripensato a misura antiCovid, attrezzandolo con una copertura che eviti a chi stia facendo attività la calura diretta ma anche uno scroscio di pioggia. Il tutto con un occhio attento alla gradevolezza e all’appeal della nuova situazione creata, valore aggiunto mica da poco per chi non vuole fare a meno di correre sul tapis roulant piuttosto che lavorare di spinning per rimettersi in forma in vista dell’estate alle porte al ritmo di musica con quello che, visto dall’esterno, è anche un bel colpo d’occhio. Un’estate che, scaramanticamente parlando, si annuncia nel segno della ripartenza e del ritorno a quella che sarà una nuova normalità. In tutto questo, intanto, il Comune sta lavorando per mettere in campo, a sua volta, una sorta di sostegno alle palestre e cioè la possibilità di assegnareloro spazi pubblici green perché possano svolgervi le loro attività. Cosa che però, in qualche modo, pur praticando il solo utilizzo su tratti del lungofiume e non l’assegnazione di uno specifico tratto, già viene effettuata da alcune palestre che di spazi esterni alla propria struttura non ne dispongono. Semplificando, dunque, l’utilizzo in questo o quel tratto del plurispendibile parco fluviale è già di fatto messo in atto da alcune palestre mentre quella allo studio del Comune è la possibilità di assegnarne, e quindi riservarne, alcuni tratti. Su tutto, però, c’è quanto fissa con chiarezza l’art. 17 del Dpcm del 2 marzo scorso che recita come sia consentito in zona gialla o arancione “svolgere attività sportiva o attività motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, purché nel rispetto della distanza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva” mentre il comma 2 dello stesso articolo prevede che “l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso i centri e circoli sportivi, pubblici e privasti, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento interpersonale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’ Ufficio per lo sport”. Chiarissimo. Sempre a Palazzo si sta lavorando anche ad una riduzione, o all’abbattimento, della Tari per i mesi in cui le palestre sono rimaste forzatamente chiuse e, quindi, di rifiuti non ne abbiano prodotti. Vedremo.