Buoni fruttiferi, cittadino vince la causa contro Poste Italiane

La questione dei rimborsi di buoni fruttiferi postali si arricchisce di una importante decisione emessa dal Tribunale di Teramo. Un cittadino di Bisenti, rappresentato e difeso dall’Avv. Vincenzo Luca Salini, presentava ricorso per decreto ingiuntivo per ottenere da Poste Italiane il rimborso effettivo di due buoni fruttiferi della serie “P” (valore di due milioni di lire ciascuno).

Martedì 13 Aprile 2021

La questione dei rimborsi di buoni fruttiferi postali si arricchisce di una importante decisione emessa dal
Tribunale di Teramo. Un cittadino di Bisenti, rappresentato e difeso dall’Avv. Vincenzo Luca Salini,
presentava ricorso per decreto ingiuntivo per ottenere da Poste Italiane il rimborso effettivo di due buoni
fruttiferi della serie “P” (valore di due milioni di lire ciascuno). L’ente, infatti, gli aveva versato per i due
titoli un rimborso notevolmente inferiore a quello risultante dagli effettivi interessi e, in base al controllo
contabile effettuato, il ricorrente chiedeva a Poste Italiane un indennizzo elevato come somma della
differenza tra quanto rimborsato e quanto effettivamente dovuto per entrambi i buoni. Ciò in quanto i buoni
fruttiferi erano stati emessi in data 11/12/1986, quindi, in data successiva al Decreto Ministeriale 13 giugno
1986 e, dunque, in un momento in cui la serie «P» non era in corso in quanto essa veniva messa in
circolazione dal 1° luglio 1984 al 30 giugno 1986. Va detto che a seguito del D. M. del 13 giugno 1986 i tassi
di tutte le serie precedenti sono stati convertiti ai tassi della serie «Q», a decorrere dal 1° gennaio 1987.
Occorre valutare, dunque, le condizioni di rimborso dei buoni, nell’ipotesi in cui siano stati utilizzati da parte
dell’intermediario moduli cartacei appartenenti ad una serie precedente non più in corso (nella specie moduli
relativi alla serie «P») apportando una modifica solo parziale con una timbratura in basso a destra, che indica
solo SERIE Q/P, mentre sul retro rimane invariata l’originaria tabella dei rendimenti.
In tal senso la Cassazione Civile a Sezioni Unite ha stabilito che “
qualora il decreto ministeriale modificativo
dei tassi sia antecedente alla data di emissione del buono fruttifero, si ritiene che possa essersi ingenerato un
legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse riportati sul titolo e che tale affidamento
debba essere tutelato”. Era proprio la fattispecie che riguardava il caso in esame.
Il decreto ingiuntivo veniva accolto e veniva concessa la provvisoria esecuzione delle somme vantate, ma
Poste Italiane proponeva opposizione all’ingiunzione contestando la somma richiesta
, ritenuta spropositata.
Mentre il ricorrente insisteva sul fatto che Poste Italiane, nell'applicare tassi di interesse diversi da quelli
contrattualmente concordati, si fosse resa inadempiente in quanto non versava le somme secondo i valori
della tabella posta dietro i due buoni.
Nei giorni scorsi è intervenuta la sentenza del Giudice del Tribunale di Teramo Carla Fazzini, la quale
rigettava l’opposizione di Poste Italiane e confermava il decreto ingiuntivo con le motivazioni così riassunte.
Dal 01/07/1986, sulla base del D.M. 13 giugno 1986, venivano emessi buoni fruttiferi attraverso l’utilizzo di
moduli della serie “P” con un
doppio timbro
recante la dicitura “
serie Q/P
”, che non erano altro che buoni
fruttiferi della serie P con interessi declassati alla serie Q. Il primo timbro veniva apposto nella parte frontale
del buono fruttifero postale recante la dicitura “SERIE Q/P”; il secondo timbro nella parte dietro del buono,
contenente una tabella con i nuovi tassi di interesse (della serie “Q”). Dai due buoni sottoscritti dall’utente
emergono rendimenti diversi e più alti rispetto a quelli liquidati da Poste Italiane e non risultano apposte sui
titoli delle modifiche. Pertanto, come già ampiamente affermato dalla giurisprudenza della Corte di
Cassazione, le condizioni riportate sul titolo devono essere prevalenti rispetto a quelle dettate dalla norma di
rango regolamentare, quale il Decreto Ministeriale 13 giugno 1986.