Don Roberto ai parrocchiani sui social: "Fate letteralmente pena"

"Un tempo me la prendevo. Ora posso dirvi che fate letteralmente pena." Letta così, l'esternazione parrebbe una delle tante invettive pubblicate su Facebook, magari al culmine di un diverbio tra ex amici o colleghi di lavoro o clienti di una stessa parrucchiera. In realtà, anche se non sembra, si tratta dello sfogo del parroco della parrocchia di San Martino Vescovo di Nereto, don Roberto Camerucci. Al sacerdote, nei giorni scorsi,

Mercoledì 24 Marzo 2021

NERETO

"Un tempo me la prendevo. Ora posso dirvi che fate letteralmente pena." Letta così, l'esternazione parrebbe una delle tante invettive pubblicate su Facebook, magari al culmine di un diverbio tra ex amici o colleghi di lavoro o clienti di una stessa parrucchiera. In realtà, anche se non sembra, si tratta dello sfogo del parroco della parrocchia di San Martino Vescovo di Nereto, don Roberto Camerucci. Al sacerdote, nei giorni scorsi, è toccato di subire le poco gradevoli conseguenze del gesto, anche questo poco gradevole, di un gruppo di parrocchiani che si è rivolto alla Curia teramana per contestare le ultime decisioni arrivate a disciplinare, a Nereto, le Messe feriali. Caduto infatti il comune vibratiano in zona rossa, don Roberto ha ritenuto opportuno di collaborare alle misure anti contagio sospendendo le funzioni non domenicali. Vistisi "scippati" delle celebrazioni quotidiane, alcuni neretesi, invece di bussare alla porta della canonica, hanno preferito prendere il cellulare e chiamare direttamente Teramo. Riunito in una sorta di associazione di scopo, il manipolo di dissenzienti ha insomma evitato il parroco e tagliato la testa al toro. Il "furto" liturgico sarà punito, hanno detto, dall' Ordine costituito. Il povero don Roberto, che voleva solo proteggerli sbarrando la strada al Covid 19, ha dovuto dare ad altri ampie giustificazioni. Ma se fino a qualche anno fa,  un parroco scavalcato poteva al massimo puntare il fucile della sua amarezza su un'assemblea seduta e poco numerosa, oggi le stesse sottolineature hanno diritto di cittadinanza nell'oceanica piazza di Facebook. Ed è dunque così che don Roberto, preso il ceffone, si è guardato bene dal porgere l'altra guancia. Anzi, applicando la famosa offerta commerciale del "soddisfatti o rimborsati", ai suoi parrocchiani ha consigliato pubblicamente di farsi rimborsare altrove. “Visto che le chiese di altri paesi sono aperte- scrive infatti nella sua pagina Facebook- vi invito ad andare lì invece di chiamare la curia, lamentandovi che ho chiuso la chiesa. Un tempo me la prendevo. Ora posso solo dirvi che fate letteralmente pena. Forse non è chiara la situazione. Si sta in zona rossa e si sta a casa. Le regole sono per tutti e sono fatte per essere rispettate. A chi non sta bene, lo invito ad avere un confronto. Anzi, vi dirò un’altra cosa, la stessa che ho detto alla curia: se non sta bene il mio operato sono pronto a fare un passo indietro”. "Fate letteralmente pena", Gesù non lo disse ai discepoli nemmeno nelle fasi più buie della sua missione terrena. Ma don Roberto, le tasche, doveva averle veramente piene quando, ieri l'altro, le ha vuotate sulle teste di migliaia di cibernavigatori. Sempre due giorni fa, le parole affannate di un anziano frate cappuccino colpito dal Covid, frasi sussurrate forse al coro del santuario, hanno fatto in una serata il giro delle chat telefoniche per poi planare malinconicamente su Facebook. Naturale che capiti, in un mondo digitale dove c'è un Papa che twitta, un monastero che posta e un giubileo in videoconferenza. Segno inequivocabile dei tempi. Intanto, don Roberto la sua rivincita se l'è già presa. Un "passo indietro", quando anche i medici consigliano di stare fermi, è meglio non farlo. Piuttosto, gli converrà incassare con soddisfazione l'appoggio (anche questo social) del sindaco di Nereto Daniele Laurenzi. Ai suoi "penosi" parrocchiani, o presunti tali, l' arduo compito di farcela da soli e di risorgere, più buoni e più leali, il giorno di Pasqua. Rinascita nel corpo e nello spirito promessa a tutti, tra dieci giorni, nella chiesa di San Martino Vescovo o in altra chiesa limitrofa.