Un finale Pacifico a Castelbasso. In una serata emozionante

Gran finale della settimana, questa sera a Castelbasso, con Pacifico, che presenterà, con un racconto in musica, il suo ultimo disco “Una voce non basta”, nato dalla collaborazione, tutta svolta via e-mail, con altri 25 artisti. Musicista e poeta con una lunga storia artistica alle spalle, sul magico palco di Castelbasso sintetizzerà quella specie di prolungata jam session fisica e telematica contenuta in questo suo ultimo progetto, facendo rivivere le sensazioni create da questa band invisibile, ma dai risultati artistici splendidi.  (inizio concerto ore 21,30, ingresso 15 euro, info 0861508000).

UNA VOCE NON BASTA

«Spesso c’è chi fa tutto in proprio, i così definiti cantautori. Quelli che avanzano si dividono in autori e interpreti. Diceva Mogol – uno che rientra a buon titolo tra i grandi autori della canzone italiana – qualche anno fa, a proposito di interpreti, al tempo della sua collaborazione con Marcella Bella, che il suo livello di scrittura non era scaduto con il passare degli anni però quando interpretava le sue parole Lucio Battisti era un conto, con tutto il rispetto Marcella ne vale una frazione – così ne scrive Paolo Panzeri. su rockol.it – Sicuramente Pacifico non ha preso spunto da questa considerazione quando ha pensato al progetto che ha portato all’album “Una voce non basta”, perché guardando alla sua discografia si trovano molte altre collaborazioni e condivisioni. Però, oltre al piacere di incrociare il proprio timbro vocale con amici e colleghi, l’autore milanese – uno dei migliori autori degli ultimi dieci anni della nostra canzone – deve avere umilmente tenuto a mente il socratico “Conosci te stesso” o il più meneghino “Ofelè fa el to mestè”. Ha chiamato chi meglio di lui conosce il mestiere dell’interpretazione cucendogli addosso canzoni come fossero abiti di alta sartoria, ritagliandosi per sè un ruolo laterale e gregario ma non meno importante. Un difficile ruolo per il quale è perfettamente tagliato. Gli artisti che ha invitato hanno caratteristiche diverse tra loro, quindi l’omogeneità viene naturalmente meno. Ma non è detto che sia un male. Quel che conta è che la ciccia sia di qualità: qui ce ne è molta e di ogni taglio.
Dalla gentile “Parlami radio”, un delicato capolavoro di semplicità sottolineato dall’accordeon di Lionel Suarez e dalla irresistibile “vocina” di Petra Magoni a “L’unica cosa che resta” – all’altezza di “Verrà l’estate” – la conferma della magia che sprigiona la ditta Pacifico/Ayane. Oppure “Infinita è la notte”, scritta a quattro mani con Francesco Bianconi, che fonda il meglio dell’immaginario e del talento dei due autori.
“A nessuno” che apre il disco è un pop semplice e orecchiabile, mentre tenendo presente che Cristina Marocco è la sua compagna ascoltando “L’ora misteriosa” le parole della canzone assumono tutto un altro peso specifico. I capitoli più curiosi del disco sono la meticcia “Pioggia sul mio alfabeto” che profuma dei colori e dei sapori portati dal nuovo astro del fado Ana Moura e dal turco Mercan Dede. E “Second moon” condivisa con i Dakota Days con l’inciso in lingua inglese. La chiusa del disco è affidata al rock. I due Bud Spencer Blues Explosion si adoperano per dare ritmo alla rabbiosa “Presto”, il brano più denso di parole e non poteva essere altrimenti data la presenza del torrenziale Frankie Hi-Nrg. Fa seguito “Semplice e inspiegabile”, una canzone che sembra presa direttamente dal repertorio e dalla dotata penna di Cristina Donà. Invece è musica e parole di Pacifico. Il tempo dei saluti è affidato al misurato Manuel Agnelli di “In cosa credi”.
“Una voce non basta” ha il grande pregio di essere una bella raccolta di canzoni ma ancora di più di essere figlio di un’idea e di avere un progetto alle spalle. Non è un disco pubblicato per soddisfare l’esigenza del mercato o della casa discografica, ma perché si ha qualcosa di buono da far conoscere e ascoltare. Pacifico, di suo, si è comportato da perfetto padrone di casa al totale servizio degli ospiti convenuti così da farli rendere al meglio. Ne è venuto fuori un signor disco. Bravo».

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