Teramo d’agosto da il Corrosivo di Elso Simone Serpentini

  - Di eli

Una delle più belle canzoni del mio cantante preferito, Charles Aznavour, è intitolata “Parigi in agosto”. E’ una canzone d’amore, in cui un uomo attende il ritorno della sua donna in una Parigi accaldata, camminando nel buio come “un’ombra silente”, nascosto tra la gente. Mi è venuta in mente camminando, sia in pieno giorno che di sera, nelle vie e nelle piazze di questa Teramo d’agosto, anzi di Ferragosto, così vuota e ancor più senza gente di un qualsiasi giorno d’estate, quando gli abitanti se ne vanno e si vedono in giro solo sporadici ed isolati turisti alla ricerca di qualche cosa da bere o da mangiare. E’ una ricerca vana, perché i locali pubblici sono quasi tutti chiusi. I negozi hanno le saracinesche abbassate e anche le frotte di sfaccendati hanno lasciato le ringhiere a cui di solito si appoggiano in piazza per scambiare quattro chiacchiere. Decisamente ho la conferma che Teramo non è e non sarà mai una città turistica. Non ha alcuna vocazione a diventarlo e, se non ci fosse l’ostinato libraio, che continua a restare aperto sotto i portici dell’ex Banco di Napoli, a dare una parvenza di vitalità al centro storico, Teramo rischierebbe di sembrare una città deserta e abbandonata, più o meno come L’Aquila, rovine del terremoto a parte.Ma L’Aquila il giorno di Ferragosto è stata animata dai consiglieri regionali, i quali, per dimostrare di essere utili anziché dannosi, come molti credono, si sono riuniti per beccarsi come i polli di Renzo e per continuare a spartirsi prebende come i ladri di Pisa. Si sono rinfacciati l’un altro accuse di demagogia e si sono detti che non si sopportano a vicenda, trascurando il fatto che siamo noi abruzzesi che non li sopportiamo più, sia gli uni che gli altri, e ne faremmo volentieri a meno.

 

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