Teatro romano, ecco la proposta destinata a far discutere

  - Di Alessandro Misson

TERAMO – Dopo i rilievi presentati dalla Soprintendenza al progetto preliminare redatto dallo studio Bellomo per il recupero funzionale del Teatro romano, arriva una proposta tutta teramana di un progetto alternativo.
Che compendia quei rilievi “insuperabili” che hanno complicato il progetto Bellomo, ma allo stesso tempo comporta un cambiamento radicale rispetto a ciò di cui si è discusso dal 2010 fino ad oggi.
La proposta la firma dell’ingegnere Domenico Di Baldassarre è stata illustrata all’amministrazione alcuni giorni fa. Le differenze sostanziali rispetto al progetto Bellomo sono evidenti: conservazione di Casa Salvoni e delle sue emergenze archeologiche sottoposte a vincolo, sdoppiamento del palco, ritorno alla copertura dei ruderi del teatro augusteo. Il progetto è stato già illustrato ad una platea tecnica , l’Ordine degli Ingegneri, per incassarne una verifica di fattibilità. Così come è stato illustrato in un incontro al sindaco Gianguido D’Alberto. Ma perché si vuole evitare l’abbattimento di Casa Salvoni? «Perché – spiega Di Baldassarre – l’edificio ha un suo valore storico. Meglio, di stratificazioni di memorie storiche, longobarde, medievali e cinquecentesche (richiamate anche dalla Soprintendenza nei suoi rilievi, ndr.). Una lettura, questa, che a suo tempo era stata sostenuta anche dall’architetto Luigi Martella che dei lavori di smontaggio del palazzo era stato indicato come direttore e progettista per la Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. A muovere questo progetto è stato quindi l’interesse per la storia del territorio. Personalmente sono stufo di sventramenti e inutili abbattimenti: casa Salvoni è un edificio che va salvaguardato, così com’è oggi l’orientamento nazionale della Sovrintendenza che alle stratificazioni, escluse le superfetazioni, guarda con grande attenzione». E Di Baldassarre fa sapere che sta preparando una lettera alla Soprintendenza per spiegare il valore storico dell’edificio, perché non si vada in contraddizione con le posizioni espresse all’epoca da Martella. «L’edificio è storico in quanto presenta numerose volte a crociera, un arco ogivale, una finestra del 1510, un portale cinquecentesco, l’architrave longobardo e ricchi cornicioni. Le finalità di valorizzazione e recupero funzionale verrebbero comunque realizzate, ma ottenendo anche di più, e cioè la disponibilità di quegli spazi accessori che nel progetto di Bellomo fanno fatica a trovare posto nei rilievi della Soprintendenza. Per semplificare, il progetto prevede infatti due palchi. Uno, quello più raccolto, può contare su 500 posti a sedere ed ha la scena tra i due speroni (o contrafforti che si voglia dire) di Palazzo Adamoli. È uno spazio più protetto, quindi più a misura di spettacoli teatrali, non disturbati dalla presenza diretta, sullo sfondo, dei palazzi e abitazioni. Il secondo palco, invece, conta 750 posti sfruttando la copertura dei resti romani e ha la scena sulla facciata principale proprio di casa Salvoni. L’edificio potrà essere messo in sicurezza sotto il profilo antisismico e ristrutturato, utilizzando i soldi previsti per lo smontaggio, più che sufficienti. Questo secondo palco si presenta più a misura di spettacoli e concerti». Di Baldassarre spiega l’utiltà di Casa Salvoni: «A piano terra sono previsti la biglietteria e un punto informativo, una sala per gli attori, camerini, bar e servizi igienici. Al primo piano possono trovare posto associazioni culturali ma anche l’assessorato alla Cultura e quello al Turismo ed Eventi. Al secondo piano, infine, spazi dedicati alle arti visive, ai plastici di teatri e alla mostra dei reperti, oltre che ad un punto internet». Cosa ne sarà adesso del progetto? Sarà oggetto di un dibattito pubblico attraverso un convegno, anticipa Di Baldassarre. Quel che certo è che, nel frattempo, farà parlare. E pure molto. Insomma, fuoco alle polveri.