Teatro romano di Teramo, sconfessata l’idea progettuale approvata in Consiglio nel 2010

  - Di Alessandro Misson

TERAMO – Nonostante il tentativo del Palazzo di smorzare le reazioni di repulsione al progetto di copertura del teatro romano, sulla cui realizzazione deciderà la prossima amministrazione comunale (visto che non c’è ancora un progetto definitivo), è certo che qualcosa di molto importante è cambiato tra lo studio di fattibilità del 2010 del professor Carbonara e il progetto preliminare elaborato dallo studio di architettura Bellomo nel 2016, i cui primi rendering sono comparsi solo all’inizio del 2018. A quanto pare è proprio questo cambiamento sostanziale nell’idea della “riqualificazione e rifunzionalizzazione” del teatro romano che non piace proprio a cittadini, associazioni e professionisti teramani che hanno deciso di organizzare un referendum popolare. Il guaio è nella copertura dei reperti, in quella vetrata fotovoltaica che nello studio di fattibilità del 2010 non era prevista e che invece è spuntata con il progetto preliminare del 2016. Come ha giustamente sostenuto l’associazione “Teramo Nostra”, il 17 dicembre del 2010 il Consiglio comunale di Teramo ha votato su quattro proposte di recupero presentate del professor Carbonara, scegliendo quella di “recupero e rifunzionalizzazione” che non prevedeva alcuna copertura delle rovine con la teca in vetro lungo via Paris. Basta guardare i rendering diffusi dall’amministrazione prima del voto ai consiglieri comunali e alla stampa nel 2010. E poi confrontarli con i primi elaborati dello studio di architettura Bellomo. Evidentemente in fase di progettazione preliminare il rendering del professor Carbonara votato dal Consiglio comunale è stato sconfessato, inserendo un elemento sostanziale che non era previsto. Al punto che – una nota del Comune di martedì lo conferma – oggi si è deciso di cambiare il progetto elaborato dallo studio Bellomo, quello già divenuto di pubblico dominio all’inizio dell’anno.

LA DOMANDA. La domanda che resta sullo sfondo a questo punto è: chi ha deciso di coprire i reperti romani, sconfessando l’idea progettuale votata dal Consiglio comunale? Chi ha deciso di progettare l’impattante sovrastruttura in vetro e acciaio con vetri oscurati e fotovoltaici che nel 2010 non era prevista?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’INCONTRO. Martedì mattina in Municipio si è svolto un incontro per esaminare lo stato della progettazione del teatro romano. Presieduta dal commissario straordinario Luigi Pizzi, alla riunione hanno preso parte la Soprintendente dell’Abruzzo Rosaria Mencarelli, i professionisti dello studio Bellomo di Palermo che si è aggiudicato il bando di gara, il presidente della Fondazione Tercas Enrica Salvatore e il dirigente tecnico comunale Remo Bernardi. Nel corso dell’incontro sono state ripercorse le fasi sia amministrative che tecniche propedeutiche alla realizzazione del progetto, ad iniziare dal protocollo d’intesa sottoscritto il 22 dicembre 2009 tra Regione Abruzzo, Provincia di Teramo, Comune di Teramo, Direzione Regionale del Mibact, Soprintendenza dell’Abruzzo e Fondazione Tercas; dall’intesa si è sviluppato l’iter che ha avuto un fondamentale passaggio con lo studio di fattibilità realizzato dal professor Giovanni Carbonara, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio e Restauro dei Monumenti all’Università “La Sapienza” di Roma, il quale, su esplicito incarico del Comune previsto nel protocollo d’intesa, aveva presentato quattro diverse ipotesi di recupero; tra queste, il 17 Dicembre del 2010, il Consiglio comunale di Teramo ha scelto quella ritenuta più coerente rispetto all’obiettivo di coniugare le finalità di recupero funzionale del teatro romano con quelle più generali di riqualificazione e valorizzazione del contesto urbano ed edilizio del centro storico. Nel 2010 non si era parlato di “copertura”. Lo studio Bellomo è entrato in campo solo in una fase successiva, quando nel dicembre del 2015 il Tar ha sistemato un pasticcio compiuto dal Comune nella gara d’appalto, revocando la progettazione all’archistar madrilena Salvador Perez Arroyo per assegnarla allo studio Bellomo, che un anno dopo – siamo nel dicembre 2016 – ha presentato la sua proposta preliminare. Nella quale compare per la prima volta la copertura che nello studio di fattibilità votato dal Consiglio comunale nel 2010 non c’era.

PROGETTO DA CAMBIARE. La sovrintendente ha evidenziato l’assoluta rilevanza che il Mibact attribuisce al progetto di riqualificazione strutturale del teatro di Teramo per il quale ha stanziato 1,5 milioni di euro, cui si aggiungerà un altro milione e mezzo già accantonato dalla Fondazione Tercas e il residuo importo della Regione Abruzzo. nella riunione si è dato atto della piena collaborazione tra la Sovrintendenza e i progettisti per consentire il recupero e la piena fruibilità del manufatto storico, sia da parte della collettività che degli studiosi. I tecnici progettisti hanno precisato che i rendering, come si sapeva ormai da giorni, non sono più attuali, in quanto si sta sviluppando un’altra ipotesi progettuale per il cui completamento sarà necessario realizzare una serie di indagini prospettiche sul sito. La nota del Comune non dice nulla sulla copertura: se verrà cioè eliminata come previsto dal progetto votato dal Consiglio comunale, o se verrà alleggerita rispetto ai rendering visti all’inizio del 2018 perché non è piaciuta.

PUBBLICITÀ. Quando sarà stato predisposto il progetto definitivo – fa sapere sempre la nota di ieri del Comune, quasi a voler disinnescare l’iniziativa referendaria che sta montando – verrà illustrato all’opinione pubblica nel corso di un evento. La procedura prevede anche l’acquisizione di palazzo Salvoni, sul quale si stanno effettuando verifiche strutturali e catastali per l’abbattimento. Nella riunione di ieri mattina è emerso che la definitiva approvazione del progetto spetterà alla prossima amministrazione comunale.

 

Alessandro Misson