Sel Teramo, nella nostra regione solo una sanità dove si taglia e basta

  - Di eli

Nella nostra Regione abbiamo una gestione della Sanità dove si taglia e basta, senza preoccuparsi di potenziare i servizi territoriali extra ospedalieri a cui dovrebbero rivolgersi i malati abruzzesi. Basta farsi un giro negli ospedali, per rendersi conto della crisi del sistema sanitario abruzzese e della inadeguatezza di una giunta regionale per fronteggiare con serietà e competenza i tanti problemi esistenti. Il sistema sanitario abruzzese non può essere gestito in modo ragionieristico. Un sistema sanitario deve essere gestito in termini di efficienza e di efficacia. Sarebbe deleterio continuare a sottovalutare la gravità dei problemi della Sanità abruzzese e nasconderli sotto il “tappeto” come è stato fatto finora! Anche le scelte effettuate dal nuovo vertice ASL sono state contraddistinte da un comportamento di assoluta auto referenzialità e da logiche esclusivamente politiche che niente hanno a che fare con la buona politica sanitaria. Sono state scelte non partecipate, al di fuori delle regole democratiche senza il coinvolgimento delle forze sindacali,delle associazioni di volontariato e, cosa più grave, senza l’audizione dell’organo Competente che è il Consiglio dei Sanitari il cui parere è obbligatorio anche se non vincolante, pertanto atti illegittimi. Riteniamo che il percorso attuato sia dettato da mere e squallide indicazioni politiche. La soluzione alle principali criticità della sanità teramana come la mobilità passiva e le lunghe lista di attesa sono state subordinate a meri incarichi dirigenziali senza un serio studio epidemiologico dei flussi migratori, pertanto destinati ad un reale fallimento. Ne fanno le spese la medicina territoriale, l’emergenza, il potenziamento dei pronto soccorsi e soprattutto la medicina preventiva vera sfida di buona sanità e di risparmio economico. Ne sono testimonianza le confuse e repentine rivisitazioni dell’atto aziendale, ancor prima delle enunciazioni delle linee guida regionali, atto definito capziosamente temporaneo, le cui scelte andranno ad incidere profondamente e definitivamente sulla politica sanitaria. Nella bieca visione ospedalocentrica non si è riusciti a dare una specificità alle strutture ospedaliere periferiche e ne tanto meno a realizzare un polo di alta specialità nell’ospedale capoluogo. Ancora una volta solo interessi politici hanno portato al declassamento di reparti ben funzionanti : vedasi l’urologia di Atri, dove sono state create ad hoc strutture dipartimentali in altra sede con assurde motivazioni di screening epidemiologico. Quello che è sotto gli occhi di tutti è la mancanza di posti letto e un accorpamento caotico di reparti durante i mesi estivi, fra l’altro tardivo, che non ha consentito la programmazione estiva delle ferie del personale infermieristico, creando un peggioramento degli appoggi dei pazienti fuori reparto e mandando in tilt i servizi di pronto soccorso con la maggior parte dei reparti senza la dotazione delle attrezzature di aria condizionata. Almeno abbiate l’umiltà di non sbandierare a destra e a manca i vanagloriosi obiettivi raggiunti per aver risanato il debito sanitario in Abruzzo.

Come S.E.L. siamo disponibili invece ad un confronto serio e a dare il nostro contributo indicando sin da ora alcune proposte che riteniamo prioritari:

·Studio epidemiologico dei flussi, elaborazione dati, verifica delle risorse

·Campagna di educazione sanitaria della popolazione

·Aggiornamento professionale degli operatori

·Reale Integrazione ospedale territorio

·Potenziamento strumentale e riorganizzazione dei distretti in essi si realizza l’investimento maggiore, sono i luoghi deputati alla diagnosi precoce. Nei distretti, inoltre, potrebbero essere effettuati numerosi esami strumentali con riduzione delle liste di attesa

·Razionalizzazione della rete ospedaliera con diverso indirizzo dei vari presidi

·Potenziamento delle strutture riabilitative come gli Hospice per i malati oncologici, ma anche per la riabilitazione ortopedica e cardiologica

Mentre per il 118 riteniamo far presente che nel 1995 è stato costituito il servizio 118 nella nostra Provincia e successivamente in tutta la Regione Abruzzo. Un servizio importante nell’area centro meridionale, per capillarità di postazioni sul territorio in quanto si garantiscono le aree montane, collinari e quelle costiere. In questi anni sono stati migliaia gli interventi effettuati con le ambulanze. Fino allo scorso aprile i soccorritori sono stati messi a disposizione dalle circa 20 associazioni esistenti su tutto il territorio provinciale (Anpas e Croce Rossa) e dal personale strutturato ASL. Successivamente i tagli al servizio hanno comportato un notevole disagio alle associazioni, a partire dalla riduzione delle attività ai debiti da onorare per l’acquisto delle ambulanze fino alla riduzione del personale in pianta organica dedicato al servizio che è stato licenziato. Riduzione drastica di interventi anche nel periodo estivo con innalzamento dei rischi, poiché le ambulanze ridotte di numero hanno aumentato (forse raddoppiato e triplicato) i tempi di arrivo sugli eventi emergenziali. Si pensi soltanto che sulla costa nelle ore notturne, vi sono solo le ambulanze e le automediche provenienti dall’O.C di Giulianova e Atri,mentre in precedenza erano distribuite da Martinsicuro a Silvi. Inoltre il personale infermieristico che presta il servizio 118 da sei mesi non percepisce le indennità di servizio.

Sul servizio 118, come SEL proponiamo il ripristino del servizio come era precedentemente, in modo da salvaguardare un servizio efficiente per il primo soccorso.

Sinistra Ecologia e Libertà – Federazione di Teramo