SCUOLE: PER IL BENE DI CHI?

  - Di Alessandro Misson

«Per il bene della città». È il nuovo mantra che l’amministrazione del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi sta cercando di apporre sul dibattito pubblico cittadino nelle ultime settimane, sia nelle interviste in tv che nelle conferenze stampa. Lo ha fatto per la prima volta a proposito della candidatura di Teramo Capitale della Cultura 2020, con l’invito ai giornalisti “a fare squadra” assieme ai promotori, “per il bene della città”. Una chiamata alle armi fuori luogo e che sa tanto di “mani avanti”, in caso di esito non positivo dell’iniziativa. Brucchi lo ha fatto di nuovo sabato mattina, durante la presentazione degli indici sismici delle scuole, seguito a ruota dall’assessore alla Pubblica Istruzione Caterina Provvisiero, cercando d’istruire i giornalisti sulla “corretta interpretazione” dei dati, affinché – sempre per il bene della città – non passasse una linea allarmista. Il problema è che gli indici di vulnerabilità degli edifici scolastici teramani sono letteralmente un disastro. Cioè le scuole teramane non sono affatto sicure. L’allarme è nei numeri, che dicono chiaramente che a Teramo non c’è un solo edificio antisismico; e quelli in linea con le normative tecniche del terremoto del 2009 sono appena 5 su 33­­, poco più del 15%. Di più: risultano paradossalmente più sicure alcune vecchie scuole in muratura che le scuole in cemento armato (leggasi Molinari) in cui si è deciso di concentrare gli alunni dopo la dichiarazione d’inagibilità di alcuni grandi istituti cittadini come la Savini e la San Giuseppe. 

Allarmismo o non allarmismo, questo dicono i numeri, elaborati dal Comune e presentati finalmente sabato mattina, con quasi un decennio di ritardo rispetto alla scadenza fissata dalla Regione nel 2008 (poi prorogata al 2013 e non rispettata da tantissime altre amministrazioni). Altro che “strumentalizzazioni”, come evocato dal sindaco Brucchi. Il problema è che la richiesta di offrire un’interpretazione “corretta” dei dati sulla vulnerabilità sismica degli edifici scolastici – ovviamente l’interpretazione dell’amministrazione – è inaccettabile, offensiva per il ruolo dei giornalisti e scorretta nei confronti della cittadinanza, ritenuta incapace di leggere correttamente una semplice tabella come quella che il Comune ha pubblicato qui. L’invito che da queste colonne rivolgiamo al sindaco è di piantarla con richieste irricevibili di questo tenore, che appaiono solo come goffi tentativi d’indorare la pillola sulla situazione dell’edilizia scolastica cittadina. Negli scampoli di consiliatura che gli rimangono concentri piuttosto gli sforzi intellettuali, progettuali e finanziari della sua amministrazione per mettere mano alla sicurezza delle scuole: un settore della città di Teramo che sotto i primi cittadini suoi predecessori è stato a lungo un vanto, più che un problema.

Alessandro Misson