Riforma penale: avvocati teramani in sciopero

  - Di Veronica Marcattili

TERAMO – Anche i penalisti teramani stanno aderendo allo sciopero nazionale degli avvocati contro la riforma del Governo relativa al processo penale. A partire dalla chiacchieratissima prescrizione. L’avvocato Giovanni Gebbia (nella foto in basso), della Camera Penale “G.Lettieri” di Teramo, ci spiega le ragioni della mobilitazione che ha preso il via martedì con l’astensione dalle udienze e si concluderà domani con una manifestazione nazionale a Roma.

Avvocato perché i penalisti teramani sono in sciopero?

Intendiamo protestare contro una serie di riforme giustizialiste del processo penale, che rispondono più a finalità elettorali e propagandistiche che di esigenza del cittadino ad una maggiore rapidità del processo. Il processo penale è un rischio sociale (può capitare a noi tutti indipendentemente dalla nostra volontà) e come rischio sociale va gestito, attraverso un sistema di garanzie che ponga il cittadino al centro del processo stesso. Esso può capitare a tutti, anche se ci si comporta sempre in maniera illibata (si pensi ad un incidente stradale, a un infortunio sui lavoro o più banalmente ad indagini sbagliate). L’esigenza che si pervenga ad una sentenza definitiva (cioè passata in giudicato) dopo i tre gradi di giudizio, necessari al fine di garantire all’imputato una verifica successiva del primo verdetto (oggi il 50% delle sentenze di primo grado vengono riformate tra appello e cassazione) va coniugata con il diritto, costituzionalmente garantito, di esaurire il processo in un tempo ragionevole e, quindi rapido come dispone l’art 111 della Costituzione e 6 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo (che stabilisce in 6 anni il tempo massimo per i tre gradi di giudizio)”.

Qui entra in gioco il nodo prescrizione. Cosa non convince i penalisti?

“Il DDL 11897/2018, appena entrato in vigore, prevede dall’1/1/2020 la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, lasciando l’imputato e la parte offesa in un limbo che può durare anche in eterno (non essendovi più limiti di tempo per emettere il verdetto definitivo). Così si potrebbe essere condannati o assolti ‘provvisoriamente’ in primo grado e vivere il resto della vita, in assenza dei limiti temporali oggi imposti dalla tagliola della prescrizione, in una situazione di limbo che non giova né all’imputato né alla parte offesa. La nuova norma, peraltro, non distingue tra sentenza di assoluzione o di condanna per cui potrebbe verificarsi che il cittadino condannato in primo grado rimanga per decenni in attesa del processo di Appello o di Cassazione prima di vedersi assolto e, di converso, nel caso di assoluzione dell’imputato, la parte civile potrebbe attendere decenni prima di vedere ribaltato in appello o in cassazione il verdetto in suo favore. Ciò, ad avviso della Camera Penale ‘G. Lettieri’ di Teramo, così come di tutte le Camere Penali Italiane (UCPI) è un abominio giuridico, in quanto sostituisce al cittadino colpito dal processo penale, ed attorno al quale si era giustamente poggiato il nostro ordinamento processualpenalistico, con la pretesa punitiva di uno Stato, non più democratico, ma giustizialista che confonde l’imputato con il colpevole a tutti i costi”.

Il Ministro della Giustizia nello spiegare la nuova prescrizione ha tirato in ballo processi come quello di Ustica o Taranto. Come rispondete al riguardo?

“Il Ministro ha evocato i processi di Stato dando già per scontato che gli attuali imputati siano già colpevoli ed offrendo agnelli sacrificali ad una malintesa esigenza di rapidità del processo, lasciata alla sentenza di primo grado che, come detto, non è sentenza definitiva vigendo nel nostro ordinamento il principio di non colpevolezza di cui all’art 27 della Costituzione, che considera l’imputato innocente sino al terzo grado di giudizio. La riforma, in realtà, anche se applicata, non porterà alcun beneficio alla drammatica situazione dei nostri Tribunali ed avrà effetto non prima di 5 o 6 anni, perché trattandosi di una norma sostanziale si applicherà solo ai processi successivi alla sua entrata in vigore e non consentirà lo smaltimento dei paurosi arretrati, eludendo i veri problemi e cioè, come ammesso dal Ministro Bonafede in Porta a Porta, la cronica carenza degli organici dei magistrati e la totale insufficienza dei fondi messi a disposizione della Giustizia”.

C’è chi dà la colpa anche agli avvocati se i processi si allungano…

“Per giustificare la cronica lentezza del processo penale, nell’immaginario collettivo, si trova facile (ed anche di cattivo gusto) rispolverare la stantia scusa che la colpa delle lungaggini della Giustizia sia degli avvocati che, quasi novelli untori manzoniani, diffonderebbero la Peste della Malagiustizia, intralciando il processo con i loro cavilli. Sanno tutti che il rinvio chiesto dagli avvocati, qualora sia concesso dal Giudice, sospende automaticamente già da ora il corso della prescrizione e che la riforma Orlando, varata solo l’anno scorso, ha allungato i termini prescrizione, per cui nessun interesse hanno gli avvocati ad allungare i processi. Il vero problema della lunghezza dei processi è dovuto alla carenza degli organici dei Magistrati e dei Cancellieri, e va risolto destinando maggiori risorse alla Giustizia, creando infrastrutture che supportino la enorme mole di lavoro (circa 1.500,00 di processi penali pendenti e 3.500,00 processi civili per poco meno di 10.000, magistrati) e non abolendo, di fatto, la prescrizione che risponde ad una esigenza di Civiltà Giuridica dei tempi certi e rapidi di un processo. Basterebbe andare, in un qualsiasi giorno in un qualsiasi Tribunale, per rendersi conto che i rinvii dei processi sono fisiologici all’istruttoria e dipendono dall’eccessivo carico dei processi e non dagli intralci creati dagli avvocati. Va ricordato inoltre che il 70% delle prescrizione si matura durante la fase delle indagini preliminari (fase riservata ai P.M. ed in cui gli avvocati non possono minimamente influire) ci si rende conto della inutilità della riforma e della necessità di dotare gli Uffici dei P.M. di maggiore personale”.