Quattro candidati in corsa per la Regione

  - Di Simone Gambacorta

L’AQUILA – Quattro aspiranti Governatori per la Regione Abruzzo e 14 liste: otto per Luciano D’Alfonso (Partito Democratico, Regione facile e veloce, Valore Abruzzo, Italia dei valori, Sel, Partito socialista, Centro democratico, Abruzzo civico); quattro per il governatore uscente Gianni Chiodi (Forza Italia, Ncd-Udc, Fratelli d’Italia-An e Abruzzo Futuro); una per Sara Marcozzi (Movimento 5 Stelle) e una per il Prc Maurizio Acerbo (Un’altra regione con Acerbo). Alle 12,00 si è chiuso il termine, alla Corte d’Appello dell’Aquila, per la presentazione degli schieramenti per le elezioni regionali del 25 maggio prossimo in concomitanza con le Europee. Semplice, potrebbe sembrare, ma la sfida a quattro è tra polemiche su nomi e vicende giudiziarie non risolte.

GIANNI CHIODI Queste ultime riguardano, ad esempio, l’uscente Chiodi, coinvolto con altri 24, tra assessori e consiglieri, nell’inchiesta della Procura pescarese su presunte irregolarità nei rimborsi per missioni istituzionali in Italia e all’estero. A Chiodi si contestano 29mila euro in 184 missioni, ma la scossa maggiore alla sua immagine viene dalla relazione con la consigliera di parità Letizia Marinelli, in carica dal 2011, non indagata, ma tirata in ballo come la donna che trascorse con lui una notte in un albergo romano (cosa ammessa dagli stessi interessati), albergo per il quale il Governatore presentò poi richiesta di rimborso. Altra picconata all’immagine di Chiodi, il lavoro affidato alla sorella della consigliera Marinelli, argomento trattato a più riprese dalla stampa: un contratto a tempo determinato nella segreteria dell’assessore Federica Carpineta, indagata dalla procura pescarese per un rimborso minimo.

LUCIANO D’ALFONSO Non meno polemiche accompagnano il candidato governatore per il centrosinistra, Luciano D’Alfonso, ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Pescara. Il suo arresto, nel dicembre 2008, a pochi mesi dalla trionfale rielezione come sindaco di Pescara, fece scalpore. L’inchiesta era Housework, su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune. A febbraio 2013, il tribunale di Pescara lo ha assolto con altri 23 imputati in primo grado. Poi c’è il processo in corso per truffa e falso in relazione alla realizzazione della cosiddetta statale Mare-Monti. Prossima udienza il 7 maggio. Pesano su D’Alfonso anche le questioni poste dagli alleati su alcuni nomi: l’ex assessore della Giunta Chiodi, Angelo Di Paolo (candidatura fallita all’ultimo momento), risultata indigesta se non altro perché pescata dalla parte avversaria; Giorgio D’Ambrosio, al centro di un’inchiesta a Pescara per la gestione dell’acqua in relazione alle vicende della megadiscarica a Bussi. “Nessuno ha diritto di veti sulla mia persona è stata la sua risposta. La mia candidatura non è ritirabile. Vogliono fare uscire il Centro Democratico dalla coalizione? Così perdono le elezioni”. L’ufficio di presidenza nazionale del Cd, guidato da Bruno Tabacci, in una nota afferma: “Il Cd non è vassallo del Pd. Sulla questione morale non accettiamo lezioni da D’Alfonso”.

SARA MARCOZZI A fronteggiarli, l’unica candidata donna, Sara Marcozzi del M5S. “Gli altri candidati – dice rappresentano dal primo all’ultimo il vecchio che avanza e il clientelismo”. “Abbiamo scelto simbolicamente di depositare le liste il 25 aprile perché è una festa importante. Oggi non siamo liberi, siamo in dittatura, ma la vera ‘liberazione’ ci sarà il 26 maggio, il giorno dopo le elezioni, e avverrà grazie ad una matita che ci consentirà di tornare ad essere finalmente liberi”. Così Sara Marcozzi nel corso di un incontro elettorale a Montesilvano. “Si sono sentite tante dichiarazioni e belle parole – ha aggiunto – il 25 aprile, però, eravamo più liberi di oggi. Ma possiamo ancora fare qualcosa. I cittadini hanno capito che c’è necessità di un cambiamento e la cosa che ci chiedono sempre, non è uno slogan, è di mandare tutti a casa. Noi metteremo dei cittadini all’interno di tutti i livelli delle istituzioni: in Parlamento ci sono già, metteremo nostri rappresentanti in Europa, conquisteremo la Regione e andremo a governare tanti Comuni”. “Gli altri candidati presidenti di Regione – aggiunge Marcozzi – rappresentano dal primo all’ultimo il vecchio che avanza e il clientelismo. Basta guardare D’Alfonso: otto liste e 288 candidati. Non è una cosa possibile, non è la quantità che fa la differenza, ma la qualità delle persone. Sono tutti riciclati, indagati e alcuni anche pregiudicati – ha concluso la candidata grillina – è inammissibile”.

MAURIZIO ACERBO Maurizio Acerbo, candidato Prc, forte delle battaglie ambientaliste che da anni promuove sul territorio, tra tutte il progetto petrolifero Ombrina Mare, a largo della Costa dei Trabocchi e Bussi, e tra i primi firmatari di leggi innovative per l’Abruzzo, come quella sull’uso terapeutico della cannabis. Rifondazione Comunista, schiera tra i candidati consigliere nel collegio di Teramo, Davide Rosci. Il giovane teramano, leader della formazione di estrema sinistra Azione Antifascista, è attualmente agli arresti domiciliari perché sta scontando la condanna, confermata anche in Appello, a sei anni di reclusione per l’assalto al blindato dei carabinieri negli scontri a Roma, il 15 ottobre 2011. Rosci, che ha subito anche un processo per scontri politici a Teramo ed è stato assolto in primo grado, nonostante il procedimento giudiziario aperto, non ha carichi pendenti, per cui la sua candidatura è possibile. Più difficile poter svolgere una regolare campagna elettorale, visto che agli arresti domiciliari gli è vietato tenere contatti con persone diverse dai famigliari. Per Rosci non è la prima esperienza elettorale. Cinque anni fa si candidò a consigliere comunale e sfiorò per poco l’elezione, risultando il primo dei non eletti, sempre con Rifondazione Comunista.

 

Leggi l’articolo nel quotidiano La Città in edicola