Quando la fila non la si fa per piacere

  - Di Redazione

A causa del pre triage sono infinite le code per accedere in ospedale. E al pronto soccorso le solite attese

TERAMO - Lo abbiamo sottolineato solo pochi giorni fa. Teramani alle prese con il nuovo modello di vita che il Covid19, in questa fase2, lascia in eredità. E basta osservare qualche luogo strategico della nostra vita quotidiana per capire come le variabili di questi giorni si chiamino “tempo” e “pazienza”. Variabili che, però, in qualche caso rischiano ora di sfuggire di mano. Perchè il problema che si pone in questa fase di ripartenza è quello delle lunghe file da affrontare per accedere (dove possibile) agli uffici, per fare la spesa o farsi tentare dall’ acquisto di un capo di abbigliamento. Insomma, il tempo finisce per dilatarsi a dismisura e questo non aiuta a riconciliarsi con la quotidianità.

Tuttava, quando a fare la fila è una persona che nn è in buone condizioni fisiche, la questione diventa necessariamente più invasiva. Il riferimento è alle lunghe attese a cui devono sottoporsi i cittadini che devono recarsi all’ospedale Mazzini. Il pre-triage è fondamentale, certamente, ma se l’attesa diventa insostenibile ecco che bisognerebbe porvi rimedio. Insomma, se bisogna fare la fila per entrare in un negozio di calzature o abbigliamento, se per recarsi a ritirare la pizza fumante o dal tabaccaio, poco male. Se si ha bisogno di una visita medica, di un prelievo o altro, il discorso cambia. E cambia ancora una volta se a dover fare file chilometriche sotto il sole che la primavera ci sta regalando o sotto la pioggia battente che non risparmi la città di Teramo è una persona invalida o molto anziana.

E’ così che ci sono stati segnalati diversi casi di persone anziane e disabili costrette alle interminabili code senza la possibilità di avere la precedenza e senza poter approfittare di una sedia per riposare la gambe stremate. Non ci sono avvisi che prevedano questa possibilità. Dunque, bisogna fare la fila come tutti gli altri. A meno che, chissà con quali risultati, si debba contare su una buona dose di altruismo degli altri in attesa. A proposito di attesa, questa non è certamente dovuta alle conseguenze del Covid. Il riferimento è alle attese al pronto soccorso. Anche questo è un argomento dibattuto da sempre. Esistono i codici: rosso, verde, giallo. Ma il dolore non ha colore.

Ci racconta la sua storia, piegato in due al pronto soccorso su una sedia a rotelle, il signor Daniele Portella, 66 anni. Sono passate da poco le 20 quando chiama in redazione. Senza urlare, con tono sommesso ci chiede aiuto. «Sono talmente arrabbiato che ho preferito chiamare il vostro giornale. Sono qui dalle 15.45. Questa mattina ero a casa. Ho sollevato un peso, non avrei dovuto farlo. Sono caduto rovinosamente a terra. Sono riuscito a chiamare un mio amico che dopo mezz’ora è arrivato e mi ha trovato ancora sul pavimento. Mi ha portato al pronto soccorso. Mi hanno dato un codice verde. Sono ore che sono qui e non ancora mi visitano. All’accettazione mi hanno detto che ho lo schiacciamento di una vertebra. Mi escono le lacrime».                                        

Serena Suriani