Primo Riccitelli, «la condivisione è fondamentale»

  - Di Redazione

Associazioni e pandemia. A colloquio con il presidente Alessandra Striglioni ne’ Tori

TERAMO – Non poteva mancare la Società della musica e del teatro “Primo Riccitelli” di Teramo, tra gli approfondimenti sul mondo dell’associazionismo che il nostro giornale sta portando avanti in questo periodo. Le domande che poniamo ai nostri interlocutori vertono tutte attorno a un interrogativo di fondo: è possibile elaborare una visione condivisa per la ripartenza post quarantena? Dallo scorso dicembre alla guida della “Primo Riccitelli” c’è l’avvocato Alessandra Striglioni ne’ Tori, che dell’associazione teramana è stata anche vice presidente. L’abbiamo ascoltata per conoscere il punto di vista della “Riccitelli” sulla situazione.

Presidente Striglioni, qual è la sua idea del sistema culturale teramano?«Vedo un grande interesse per la cultura, anche se noto una maggiore inclinazione al particolarismo più che alla collaborazione tra associazioni, alla quale sono molto favorevole. Per il futuro, in ogni caso, sono ottimista».

Tra le consapevolezze della “Primo Riccitelli” qual è quella che ritiene più di ogni altra un punto di forza per la ripartenza?«Direi la consapevolezza di avere un passato, cioè una storia. Ma a questa consapevolezza se ne lega un’altra non meno importante: il fatto di avere abbonati affezionati e un pubblico sempre vicino, sempre partecipe e comprensivo, che non è venuto meno neppure in questo frangente complesso e doloroso».

Come possiamo quantificare gli abbonati della Riccitelli?«Sono circa duemila e con molto orgoglio e molta gratitudine dico che praticamente nessuno di loro ha chiesto il rimborso per le date saltate per via del coronavirus. La pandemia ha fermato sei concerti della stagione e uno spettacolo della prosa. È una forma di vicinanza che ha un significato enorme e che per noi si traduce anche in un grande senso di responsabilità. Quest’affezione così forte non può che spingerci a lavorare sempre meglio e con sempre maggiore impegno, anche perché l’affetto del nostro pubblico non è riferito solo alla nostra attività concertistica e teatrale, ma si rivolge direttamente all’istituzione, alla “Riccitelli” in sé, per quello che rappresenta e per quello che simboleggia».

Crede che questo radicamento vada in qualche modo ripensato o rinforzato in futuro?«Certo, possibilità permettendo. Pur rimanendo in linea con i capisaldi della nostra tradizione, vorremmo abbracciare quante più sensibilità possibili, per riuscire ad accogliere fasce di pubblico nuove, ma con gusti ai quali possiamo rispondere. Però, ripeto, sempre in coerenza con la nostra storia». 

La storia della “Riccitelli” è certo importante. Fareste da capofila per un confronto tra le associazioni per riflettere su una strategia di ripartenza?«La condivisione è fondamentale. Non siamo contrari all’idea di prendere iniziative per dialogare con le altre associazioni, se alle altre associazioni va bene».

Un dialogo con l’Università come lo vede?«Sarebbe un’opportunità che coglieremmo molto volentieri. Il rettore Dino Mastrocola è nel nostro consiglio di amministrazione. È una possibilità che sarebbe interessante poter studiare».Le associazioni devono professionalizzarsi, altrimenti la qualità delle proposte cala. Che ne pensa?«Sono assolutamente d’accordo con la necessità di una professionalizzazione, perché in questo modo si riesce a dare di più in termini di domanda di cultura. È necessario riuscire a essere al passo con i tempi. L’aspetto sentimentale è molto importante, ma oggettivamente non può essere il solo criterio».

Com’è stato subentrare a Maurizio Cocciolito?«Non è stato facile perché la “Riccitelli” di fatto l’ha creata lui. È stato lui a portarla ai livelli che l’hanno resa celebre. Ha svolto un lavoro immenso e lo ha fatto con competenza e dedizione assolute».

Che struttura ha trovato?«Della struttura avevo conoscenza grazie al mio precedente ruolo da vice presidente. Ma come presidente ho potuto approfondire ancora meglio i rapporti umani e sono rimasta impressionata dall’attaccamento dei dipendenti e dei collaboratori. Questo aspetto mi ha colpito moltissimo ed è un grande punto di forza e di valore».

Come vivete questo momento di stasi?«Attendiamo le disposizioni, dobbiamo anche capire quale potrà essere il desiderio delle persone di partecipare a un evento nel rispetto dei protocolli di sicurezza, che naturalmente sono necessari».

In attesa che si torni alla normalità…«In questo momento storico dobbiamo cercare alternative anche in termini di spazi, per il distanziamento. Spero che in estate o a settembre sia possibile realizzare dei concerti. I concerti d’organo potrebbero riprendere in chiesa, mentre la rassegna jazz di Ripattoni potrebbe essere recuperata trovando soluzioni all’aperto. Tutto questo in attesa che si torni alla normalità. Si parla anche di trasformare il lungofiume in uno spazio culturale. Potrebbe essere una soluzione, ma la cosa dipende dal Comune. Noi vogliamo ripertire e lavoreremo per farlo».

Simone Gambacorta