Partecipazione: fiore all’occhiello per la Pa

  - Di Redazione

Il 2020 è il primo anno in cui le associazioni e i comitati sono venuti a conoscenza della delibera del piano triennale

Quel Venerdi 4 novembre 1966 la piena dell’Arno a Firenze procurò ingenti danni al patrimonio artistico-culturale e al patrimonio immobiliare pubblico e privato. Da ogni parte d’Italia partirono volontari di ogni età e di ogni genere per recuperare dal fango libri, opere d’arte, mobili e quant’altro fosse possibile con la consapevolezza che tutti erano impegnati in una lotta contro il tempo. La partecipazione si faceva strada e con essa il volontariato, ma tanta ne bisognava ancora percorrere, perché si sa: i Centri di potere non gradiscono interferenze. Dieci anni dopo nel 1976 ebbi l’opportunità di essere coinvolto in un grande progetto di laboratorio territoriale voluto dal Sindaco Maurizio Valenzi, il quale intese inaugurare a Napoli un nuovo percorso di gestione della cosa pubblica attraverso il coinvolgimento diretto e la partecipazione attiva di quanti nella società civile volevano lasciarsi coinvolgere per una programmazione condivisa.

Quel percorso non era un’invenzione valenziana ma apriva la strada ad un lungo processo normativo che si richiamava per la gran parte dell’opinione pubblica a quell’album canoro-musicale, pubblicato alcuni anni prima, ovvero nel 1973, da Giorgio Gaber dal titolo “Far finta di essere sani”, il quale conteneva quella immemorabile canzone manifesto “La Libertà”. “La libertà”, diceva Gaber, “non è star sopra un albero, non è ne- anche avere un’opinione. La libertà non è uno spazio libero.” “Libertà è partecipazione”. Possiamo quindi sostenere che la libertà trova spazio nella possibilità di ascolto che viene concessa dagli altri, e comunque nella consapevolezza che la propria opinione valga quanto quella degli altri, e che una comunità abbia il diritto di contribuire alle scelte che condizionano la vita e i comportamenti della collettività.

La crescita o la decrescita delle condizioni di vita comune, infatti, dipendono unicamente dalle scelte che una Pubblica Amministrazione adotta per i propri concittadini, per cui, in questa ottica tutti, facendo parte di un qualcosa che sia società o universo, possono rivestire un proprio ruolo e contribuire al bene comune. Il metodo sperimentato dalla Giunta Valenzi, che anticipò di gran lunga l’esperienza più celebre, oltre oceano, di bilancio partecipativo che dal 1989 si tiene nel comune di Porto Alegre (Brasile) è quello preso a modello dagli studiosi ed esperti che si interessano di democrazia partecipativa. A livello nazionale non è mai stato normato questo istituto di partecipazione e pertanto gli unici esempi cui si fa riferimento sono frutto di applicazione di singoli regolamenti comunali.

Bisogna però anche sottolineare che la normativa a più riprese apre spazi alla partecipazione, sia sotto l’aspetto del diritto del singolo, quale portatore di interesse, e sia sotto l’aspetto del dovere da parte della Pubblica Amministrazione, obbligo, laddove previsto, che consente agli aventi titolo di adire anche le vie legali in difesa sia degli interessi individuali che di quelli collettivi. In ogni caso per quanto riguarda la politica degli investimenti adottata ogni anno dalla Pubblica Amministrazione, la legge 109/94 fino all’entrata in vigore del nuovo testo unico sugli appalti del 2016 congiuntamente al regolamento attuativo prevedeva un percorso procedurale che dava ampio spazio all’applicazione di questo metodo, che da molti è conosciuto come “Bilancio partecipativo”. In quegli anni (‘70-‘80) le ideologie, rappresentavano la linfa vitale dei partiti, rendendo vivo il dibattito politico all’interno degli organi istituzionali. La convinzione di molti era che il superamento degli steccati fosse possibile proprio attorno alla con- divisione dei problemi e dei disagi delle comunità e dei quartieri, e alla conseguente individuazione delle soluzioni per il loro superamento. Si pensava infatti che fosse possibile rimuovere gli steccati che magistralmente erano stati eretti dai partiti, ma che anche tra i cittadini, per le espresse simpatie politiche e/o per dichiarata appartenenza a questo o a quel partito, rappresentavano forte motivo di contrapposizione. Il sen. Valenzi ripeteva continuamente che egli era il Sindaco di tutti i cittadini e non solo di chi l’aveva votato e questo valeva anche per gli assessori dell’Amministrazione comunale.

In tale ottica gli assessori della Giunta Valenzi erano sempre disposti ad incontrare i cittadini, anche di domenica e nei giorni festivi, in assemblee organizzate sui territori per ascoltare direttamente dalla gente la rappresentazione dei bisogni sociali, la segnalazione dei cattivi funzionamenti dei servizi, dei disagi delle famiglie ecc. L’Amministrazione comunale sollecitava momenti di approfondimento, mettendo a disposizione tecnici e strutture amministrative e sociali del Comune, invitando i cittadini a riportare in seno al consiglio del proprio quartiere le varie istanze e progetti perché maturasse in quell’ambito una sintesi con il coinvolgimento diretto delle forze politiche in esso rappresentate. La legge sui lavori pubblici n. 109/94 ha il pregio di aver messo a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni un testo coordinato delle norme in materia di lavori pubblici, costituendo un vero e proprio Codice degli appalti. Il Codice introdusse attraverso una tempistica chiara e precisa un procedimento partecipativo che dava spazio a quella rispettata annualmente dalla Giunta Valenzi nell’attuazione del bilancio partecipativo. Il codice, congiuntamente al regolamento attuativo prevedeva una tempistica con due date certe che dovevano essere rispettate distintamente dai due organi attori della Programmazione: Il Responsabile del Programma Triennale delle Opere Pubbliche (di norma il dirigente dell’Ufficio Tecnico) e la Giunta (ovvero la parte politica).

In sintesi questa tempistica prevedeva che il Responsabile del Programma una volta raccolte le proposte dei cittadini entro il 30 settembre doveva presentare la proposta di programma all’Amministrazione Comunale. La Giunta nei successivi 15 giorni doveva adottare il programma Triennale, anche apportando modifiche e/o integrazioni ritenute necessarie. Una volta adottato il programma andava pubblicato per 60 giorni per consentire alla cittadinanza di presentare le osservazioni. Scaduti i 60 giorni il Consiglio comunale aveva il tempo necessario, stabilito dalla norma, per approvarlo definitivamente con il DUP in sede di approvazione del Bilancio di previsione. Con l’approvazione del nuovo codice degli appalti (DLgs 50/2016 e ss. mm. e ii.) e del regolamento di cui al DM 14/2018 si sono perse le date certe del 30 settembre e del 15 ottobre, motivo per il quale il cittadino, se la delibera non viene pubblicizzata adeguatamente, potrebbe non essere messo nella condizione di presentare le osservazioni nei termini fissati dalla deliberazione che, secondo il codice, possono variare dai trenta ai sessanta giorni. Dal 2017 a Teramo, in assenza delle date certe e in presenza di proroghe del Bilancio, comitati e associazioni hanno dovuto inoltrare più volte richieste di accesso agli atti.

La mancata risposta da parte del Comune nei termini, segnalata anche al difensore civico regionale ed oggetto di ben tre ricorsi al TAR, non ha consentito in quegli anni di visionare il programma e quindi di presentare le osservazioni nei termini previsti dal Codice. Il 2020 quindi è il primo anno in cui le associazioni e i comitati sono venuti a conoscenza della delibera di Giunta. Nel sito del Comune è stato possibile a partire dal 7 aprile prendere visione sia della delibera che dell’allegato programma triennale. Grazie a questo diritto sancito dalla norma cittadini singoli e/o associati hanno potuto proporre l’inserimento di interventi non previsti nel programma. La norma consente di inserire nel programma anche opere non coperte da finanziamento. Infatti nella prima annualità di solito vengono inserite opere per le quali è preventivata l’approvazione del progetto esecutivo. Nella seconda annualità sono inserite opere con copertura finanziaria individuata e per le quali la parziale disponibilità economica consente di affidare l’incarico di progettazione, mentre l’inizio della esecuzione delle opere è prevista nella successiva annualità. Nella terza annualità si possono inserire opere senza al- cuna copertura finanziaria.

L’inserimento in detta annualità comporta una condivisione politica dell’intervento e quindi un indirizzo per il Responsabile del programma finalizzato ad intercettare finanziamenti da parte di Enti terzi per l’ottenimento di un cofinanziamento indicando semmai come quota a carico dell’Ente eventuale somma messa a disposizione a seguito di possibile rinegoziazione di mutui in scadenza. Il recepimento da parte dell’Amministrazione di queste osservazioni potrebbe rappresentare un bel fiore all’occhiello.

Il responsabile del laboratorio territoriale
“L’Architetto condotto” Arch. Raffaele Raiola