LO SPREZZO DEL PERICOLO

  - Di Alessandro Misson

DOPO L’USCITA di ieri non c’è più niente da dire sul sindaco di Teramo Maurizio Brucchi e la sicurezza delle scuole teramane. Nonostante ogni tanto affili (operativamente) alcune scelte corrette, sul piano della comunicazione il primo cittadino è maestro nel dilapidare ogni credito accumulato. Andando persino oltre, suscitando indignazione. Alle ansie scatenate dalla nuova scossa di ieri mattina, e alle preoccupazioni dei genitori sul rientro nelle stesse strutture scolastiche insicure dello scorso anno, Brucchi ha replicato secco: «Mi piacerebbe sapere se (i genitori) hanno verificato l’indice di vulnerabilità delle loro case». Quasi a dire: “vi lamentate delle mie scuole, quando non sapete nemmeno se le vostre case siano o meno sicure”. Il problema è che la sicurezza delle case ha poco a che fare con quella delle scuole, di cui è responsabile invece il sindaco. Per una serie di motivi: primo, c’è un insieme di leggi che obbliga i Comuni a verificare e mettere in sicurezza le scuole, anche se il Comune di Teramo (come tanti altri), non l’ha rispettata; invece – a differenza di quanto sostenuto dal sindaco ieri – non c’è alcuna legge che obblighi le famiglie a verificare le proprie case, semmai i costruttori a realizzarle secondo le più recenti norme antisismiche; secondo, le scuole sono classificate come “edifici sensibili” con precise norme di sicurezza, superiori a quelle delle case, proprio perché ospitano tanti bambini, tutti assieme, tutti nello stesso momento; terzo, se ognuno può liberamente assumersi il rischio di vivere in una catapecchia con la sua famiglia, il primo cittadino invece è responsabile della sicurezza dei figli di tutti i concittadini. Che gli vengono affidati ogni mattina quando suona la campanella (compresi quelli che vivono nelle catapecchie).

 

Alessandro Misson