«Senso di responsabilità degli abruzzesi»

  - Di Redazione

L’esperto Parruti si dice fiducioso in vista delle riaperture ma sottolinea l’importanza dell’uso delle mascherine

PESCARA – Domani l’Abruzzo torna ad una quasi normalità. La vita sociale ricomincia pur con le dovute precauzioni. Ma c’è il rischio che questa nuova fase possa essere caratterizzata anche da un aumento dei contagi? Nel giorno dell’inaugurazione del Covid Hospital di Pescara, abbiamo chiesto un parere al dottor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara e componente della task force della Regione sull’emergenza coronavirus.

Dottor Parruti cosa si aspetta da questa nuova struttura realizzata peraltro in tempi record?
Mi aspetto molto. Lunedì 25 maggio trasferiremo nel nuovo ospedale tutti i pazienti potenzialmente infettivi e apriremo così una nuova fase. Un gruppo di rianimatori sarà dislocato nei cinque reparti di terapia intensiva e nei cinque di sub intensiva. Poi, avremo a disposizione 45 posti letto a complemento per la degenza Covid. Un gruppo di tredici validi giovani che hanno un contratto di 6 mesi saranno guidati da tre capi servizio sotto la mia supervisione e quella della dottoressa Rosa Scurti. Questi 50 posti andranno a decongestionare l’ospedale di Pescara. Questo è un passaggio fondamentale nella fase 2.
L’ospedale pescarese negli ultimi 4 anni è stato particolarmente sovraffollato e in questa fase sarebbe inammissibile in quanto non avremo la possibilità di controllare i contagi. Quindi, il primo passo è quello di trasferire tra 8 giorni i pazienti, in modo tale che al quarto piano dell’ospedale di Pescara potremo realizzare un mega day hospital. Speriamo di poter avere a disposizione i fondi per ristrutturare diverse aree come quella di medicina e geriatria. Ammetto che l’ospedale Mazzini di Teramo gode di una degenza alberghiera perfetta al contrario di quella pescarese. 

Da domani anche l’Abruzzo “riapre” alle attività commerciali, parrucchieri, estetisti, ristoranti. C’è a suo parere il rischio che la curva dei contagi possa tornare a salire? 
Io sono molto fiducioso. Tuttavia mi preme sottolineare che ancora per due mesi almeno bisogna indossare la mascherina. Così il numero degli asintomatici scenderà moltissimo e potremo bloccare il virus. Peraltro le ordinanze sono molto dettagliate e vanno seguite tutte le indicazioni. Se i cittadini rispettano le regole, non ci sarà un aumento dei contagi. Certo, il rischio c’è sempre. Ma solo se si adottano comportamenti sbagliati. Pensiamo al caso dei rom che da diverse località hanno partecipato ad un funerale a Campobasso. Da lì sono partiti diversi contagi che hanno interessato e allarmato Vasto in particolare. Se un liceale decide di fare una festa e senza precauzioni, è chiaro che si rischiano contagi. Tuttavia adesso abbiamo le adeguate strutture, riusciamo ad intercettare precocemente il soggetto infetto. 

Il 3 giugno riaprirà le frontiere all’Unione Europea. Vale il discorso precedente?
Si, restiamo sempre sulla stessa linea. Non possiamo bloccare un’economia e una globalizzazione ormai conclamata. Quindi bisogna rispettare le regole e adeguare le strutture in modo che il distanziamento venga sempre mantenuto. In ogni caso oggi siamo organizzati affinché anche eventuali contagi non possano arrecare particolari danni. Grazie alla mega struttura pescarese che può effettuare fino a 2.400 tamponi al giorno e all’ottimo lavoro dell’Izs di Teramo siamo in grado di intervenire, eventualmente, tempestivamente. In sintesi: l’organizzazione c’è, ma tutto si basa sul senso di responsabilità degli abruzzesi. 

Serena Suriani