La DaD è la carta jolly della scuola che verrà

  - Di Redazione

Tra i progetti sperimentali del “Cerulli Crocetti” di Giulianova la formazione a distanza dei neo docenti

TERAMO – Il futuro della didattica a distanza? La DAD potrà essere la vera carta kjolly nella scuola che verrà, quella del post Covid 19. E’ un concetto nitido, e assai realistico, quello che esprime Luigi Valentini, dirigente scolastico di riferimento dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Crocetti- Cerulli” che, a Giulianova, raggruppa in sè  un’offerta formativa tanto eterogenea quanto accattivante. Un modo molto calibrato e rigoroso,  quello del professor Valentini, che non ha aperto ad alcuna improvvisazione o superficialità nell’affrontare la modalità DAD nel momento in cui si è stati costretti a farne di necessità virtù. Ed è un’altra analisi, la sua, che va ad aggiungersi a tutte quelle che il nostro giornale sta raccogliendo  a supporto dell’iniziativa @Scuola20.20TE, con l’obiettivo di raccogliere e passare alla lente le criticità e le opportunità emerse in questi due mesi.

«La prima criticità affrontata potrebbe anche sembrare scontata ma non lo  è affatto – osserva il professor Valentini a cui rimanda tra l’altro anche la guida nazionale di  Re.Na.I.A., la rete degli Istituti alberghieri del nostro Paese -. Perché il primo dato di cui si è dovuto prendere atto, quel 4 marzo, è stato che l’attività della didattica in presenza sarebbe stata immediatamente sospesa e si sarebbe dovuto quindi lavorare da remoto. E il primo pensiero è stato quello di fare ricorso a quanto si stesse già utilizzando senza sconvolgimenti aggiuntivi quindi, anche a fronte dell’emergenza sanitaria in corso, per la vita dei ragazzi e dei docenti. Quindi più che di una criticità , io parlerei di una situazione di fatto da fronteggiare e, in quel momento, l’unico strumento che tutti avrebbero potuto utilizzare (quindi davvero inclusivo perché nessuno restasse indietro) era il semplice registro elettronico. Come dire, una semplicità di azione».

Su questo aspetto la posizione di Valentini è rigorosa: l’obiettivo perseguito da subito è stata proprio la semplicità di azione nel trovare una soluzione che fosse fruibile a tutti  e  che non fosse, come dire, di sola apparenza. Insomma, pragmaticamente fare e non solo mostrare. «Chiaramente questo in una fase transitoria – è però la puntualizzazione – perché sono poi scese in campo le competenze grazie alla costituzione  di una task force interna alla scuola, nello specifico un comitato tecnico scientifico per cercare soluzioni  più strutturali». In che modo? Dando un’accelerata  su ciò in cui ci si era già orientati con l’uso di un’unica piattaforma e dando ai docenti una forma di autonomia, visto che potevano utilizzarla come avessero ritenuto più opportuno fare sulla base delle loro esigenze didattiche, quindi senza  mai premere sull’acceleratore di un obbligo o di una costrizione.

Docenti che sono stati tutti molto attivi e ricettivi, compreso anche chi non avesse troppa empatia con la modalità a distanza. Sempre – è la sottolineatura – mantenendo  un occhio attento alle direttive ministeriali e alla loro chiarezza. Anche nell’esperienza del “Crocetti. Cerulli” emerge così la figura dell’animatore digitale e delle energie più affini: diversi sono stati infatti, tra i docenti, i profili di ingegneri utili a dare risposte alle tante problematiche per risolvere le quali si è sempre scelto un approccio graduale e controllato. Bello l’aiuto messo in campo dai docenti l’uno con l’altro,  come dire più un corpo di azione che d’imperio,  e non è cosa da poco. Positivo il riscontro arrivato dai ragazzi – è la sottolineatura del dirigente orientato a ragionare su macroaree.

Nel senso che  la stragrande maggioranza degli studenti si è collegata, e continua, a collegarsi quotidianamente. Ragazzi per i quali si è resa necessaria l’accettazione, in prima battuta in quanto a privacy, per fornire loro la password e quindi caricarne dati: a quel punto tutti erano pronti a partecipare. E proprio perché l’ingegner Valentini è molto attento a tenere a distanza modalità che possano rimandare all’obbligo, neppure per i ragazzi poteva esserci l’obbligo ad accendere la webcam e mostrare il viso. Sempre però tenendo conto della maggiore efficacia che, in termini di didattica a distanza, questo aspetto potesse contribuire a dare. Anche in questa esperienza il primo piano è andato a monitorare la disponibilità, su cui i ragazzi potessero contare in famiglia, dei dispositivi digitali ed anche in questo caso si è provveduto a consegnarne una ventina, tra tablet ( destinati alle prime classi) e pc ( per le quarte e le quinte), là dove se ne fosse registrata la necessità. «Come tutto anche la DAD presenta i suoi punti di forza e le sue criticità », tira le somme Valentini secondo cui «la formazione in  presenza resta comunque insostituibile ma l’aspetto tecnologico  è oramai un dato imprescindibile perché la scuola possa proseguire il suo percorso.

Come dire che la DAD non può sostituire la scuola in presenza, ma neppure la scuola in presenza – da adesso in poi – potrà fare ameno dei risvolti digitali. Un’ osservazione attenta e ad ampio raggio . quella del dirigente – che sottolinea anche la gestione da remoto perfettamente riuscita, in queste settimane, della parte amministrativa che fa parte anch’essa dell’attività della scuola , correndo su un binario parallelo  per la gestione di  malattie, assenze, stipendi e via dicendo. Tra le buone pratiche messe in campo, c’è  una particolare gestione dell’orario delle lezioni che diversifica l’Istituto da molte altre esperienze analoghe:  «Se era infatti impensabile traslare nella didattica a distanza le sei ore di lezione quotidiane in presenza,  si è deciso di effettuarne tre, quindi dalle 9 alle 12 ,  in cui si sono però riversate le rispettive ore previste per i docenti nel corrispondente orario in presenza. Un esperimento, anche questo molto ben riuscito, di compresenza cercando  azioni didattiche  attraverso diverse discipline, anche accostando ad esempio la matematica alla religione».

Un’azione combinata che ha generato entusiasmo e che della interdisciplinarità ha fatto sì che non restasse una parola vuota ma un “luogo” in cui incontrarsi e lavorare. Tra i progetti sperimentali, poi, l’essere stati tra i primi – come scuola-polo – ad attivare  la formazione a distanza dei docenti neo assunti. «La didattica a distanza non è un trofeo da esibire – questo il monito del dirigente – ma una conquista». Più chiaro di così.

Patrizia Lombardi