IL NUOVO MAZZINI AL MAZZINI

  - Di Alessandro Misson

IL PROGETTO che non c’era adesso c’è. Si tratta di un disegno digitale, un rendering. Ma basta (e avanza) per far comprendere a tutti i teramani la portata e i risvolti che avrà la proposta dello studio Promedia e di Futuro In nel dibattito pubblico sul nuovo ospedale di Teramo, già finanziato con 80 milioni e passa di euro per la messa in sicurezza post terremoto. 

L’idea è semplice e dribbla in un colpo solo tutte le argomentazioni pro e contro questa o quella ipotesi di delocalizzazione del “Mazzini”, ma anche l’iter amministrativo adottato negli ultimi tre anni dalla Asl e dal Comune di Teramo, quello che a cascata ha portato alla scelta di Piano d’Accio.

Il progetto del NUOVO MAZZINI prevede infatti la costruzione dell’ospedale nuovo esattamente dov’è, nel parco del quartiere di Villa Mosca, nella città capoluogo.

Il piano prevede la demolizione del 2° Lotto dell’ospedale esistente (quello meno sicuro), l’adeguamento del 1° Lotto (quello salvabile) e la ricostruzione ex novo ed in fasi distinte di un moderno ospedale “Mazzini”. 

Unico, antisismico, provinciale, per acuti, di 2° livello: con la proposta di ieri mattina tutti i dettagli attorno ai quali ci si accapiglia in continuazione non contano più. Nel senso che passano tutti in secondo piano. 

Perché l’importante è che Teramo abbia il principale ospedale della provincia, in quanto capoluogo.

Se anche dovesse costare di più rispetto al progetto di Piano d’Accio (come è stato presentato ieri dovrebbe costare di meno), ebbene il maggiore costo di questo NUOVO MAZZINI rappresenterebbe comunque il valore della scelta POLITICA di mantenere l’ospedale principale della provincia nel capoluogo. 

Senza delocalizzare, senza consumare altro suolo, senza curarsi delle strutture eventualmente da abbandonare (l’ex ospedaletto docet), soprattutto senza infliggere probabilmente il colpo di grazia al tessuto socioeconomico cittadino, spostandone l’asse verso la costa, anche se dovesse trattarsi di Piano d’Accio.

Si preparino i teramani, sia quelli che ritengono necessario il nuovo ospedale (è necessario), che quelli che non accettano la delocalizzazione (non va delocalizzato): si dirà che questo progetto non si può fare, che non è conveniente, che è troppo gattiano, che i progettisti teramani non sono all’altezza, che a Parma sono più bravi, che è meglio la soluzione di Piano d’Accio, che c’è ben altro da fare… Tutte sciocchezze. La selezione la farà la gara d’appalto. L’importante è avere un nuovo ospedale, non perdere i finanziamenti già concessi e realizzarlo a Villa Mosca.

In tre anni di dibattito sul nuovo ospedale, per il momento questa è l’unica proposta da prendere seriamente in considerazione per la costruzione di un nuovo ospedale della Asl. 

E politicamente il colpo è già andato a segno: è davvero difficile andare contro questa idea progettuale. Da oggi in poi gli equilibrismi, i temporeggiamenti, le divisioni da scissione dell’atomo rischierebbero solo di apparire pretestuosi. O peggio anora, una melina che non possiamo più permetterci.

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