Il Corrosivo di Serpentini… ah “quei discorsi da Bar”

  - Di eli

Non intendo entrare nel merito delle argomentazioni con le quali il Governatore della Regione Abruzzo Gianni Chiodi ha controbattuto quelle dell’opposizione e dei suoi critici riguardo al risanamento del bilancio della sanità regionale e ai tagli da lui imposti al sistema per perseguirlo. Non intendo entrare nel merito delle cifre, che, come si sa, sono tutt’altro che oggettive e non interpretabili. So da molto tempo che la matematica, contrariamente a quanto si pensa, è anch’essa un’opinione. La presunta oggettività dei dati numerici è pronta ad essere piegata a qualsiasi assunto ed adattati ad ogni circostanza e a qualsiasi convinzione. Non intendo entrare “nel merito dei meriti” (è un voluto gioco di parole) vantati dal Governatore, né in quello dei demeriti di cui è stato accusato nel consiglio provinciale straordinario aperto che si è tenuto mercoledì scorso. Molto potrei e vorrei dire, su chi ha accusato e su chi si è difeso, su chi ha accampato presunti risultati conseguiti e su chi ha elencato mancati obiettivi, su chi ha dato annunci roboanti e su chi, pur essendo politico, ha promesso una sanità senza politici, su chi ha lasciato intravedere scenari apocalittici nel campo della sanità e su chi ha controbattuto descrivendo il miraggio di una sanità d’eccellenza, tanto eccellente da pensare che un giorno la gente desidererà perfino ammalarsi per poterne godere i benefici effetti. No, nulla di tutto questo. Non entrerò nel merito e basta. Né sarò il difensore più o meno d’ufficio di questo o di quello, tra quanti hanno preso la parola o quanti hanno solo ascoltato, accontentandosi di far prendere la parola ad altri. Non avendo personalmente presenziato all’incontro, trovandomi in uno dei miei consueti periodi di esilio nel Lombardo-Veneto, non mi arrischio ad entrare nel merito. Mi baso sui resoconti giornalistici, di cui mi fiderò quel che basta per poter fissare la mia attenzione solo su un’espressione che Gianni Chiodi, stando alle cronache, ha usato, criticando i suoi critici, qualificando le loro accuse di essere nient’altro che “discorsi da bar”.

 

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