il cor(ro)sivo: avanti con le minuscole

Nel secondo libro della “Repubblica” Platone fa operare a Socrate il tentativo di dimostrare a Glaucone e ad Adimanto, con cui conversa, perché la giustizia è, di per sé, un bene. Per farlo, ricorre ad una metodologia ingegnosa, finalizzata a superare la difficoltà costituita dalla poca acutezza della nostra vista, la quale non ci consente di leggere agevolmente i caratteri piccoli, le minuscole. Se lo stesso testo che leggiamo a fatica, fosse riportato, a lettere più grandi, maiuscole, altrove, saremmo certamente facilitati. Ora, poiché la giustizia può essere sia di un singolo uomo sia della “polis” intera, ci sarà più facile vedere la giustizia nell’elemento più grande e poi ritrovarla in quello più piccolo. Insomma, cerchiamo più agevolmente la giustizia nella polis e poi riusciremo a trovarla, e a riconoscerla, nel singolo individuo, nel cittadino. Identificando la giustizia nella “buona politica”, e basando la nostra ricerca sulla consapevolezza della connessione tra il lato psicomorale e quello politico ne deriva il principio metodico di leggere prima le lettere grandi, maiuscole, della polis per essere così facilitati nella lettura delle lettere piccole (minuscole) della moralità individuale, sia pubblica che privata, sia dei cittadini che dei governanti, questi ultimi sia in quanto cittadini sia in quanto governanti.
Quando si fanno considerazioni generali sulla “polis” e si esprimono giudizi sull’attuazione o meno di alcuni principi-valori o si fanno bilanci complessivi dello “stato dell’arte”, si passa spesso per moralisti e si viene accusati di operare delle generalizzazioni o di arrivare a delle conclusioni senza essersi soffermati adeguatamente sulle premesse e sui dati. Insomma, si è accusati di giocare troppo con le MAIUSCOLE.
Bene, poiché anche io non sono rimasto indenne da queste accuse per ciò che vengo scrivendo in questa rubrica, credo opportuno, di tanto in tanto, rinunciare a leggere la realtà scritta in MAIUSCOLO  e provare a leggere quella scritta in minuscolo, vale a dire passare da una considerazione del macrocosmo a quella del microcosmo, da una lettura del generale a quella del particolare. Insomma: avanti con le minuscole. E’ vero che “de minimis non curat praetor” (locuzione latina che, tradotta alla lettera, vuol dire “il pretore non si occupa di cose di poca importanza” e metaforicamente esprime la necessità di non attribuire eccessivo valore alle piccolezze, alle cose di poco conto), ma è pur vero che, essendo di mattoni costruite le case, non sempre possiamo limitarci a dar loro uno sguardo complessivo, dovendo almeno di tanto in tanto gettarne uno ai singoli elementi dei fabbricati.
Leggendo i fatti politici scritti in “minuscolo” in questa nostra realtà cittadina, sono subito colpito da un senso di ambivalenza che li caratterizza. Ognuna delle cose che sono state realizzate e messe in atto a Teramo dalla nostra classe politica presenta contemporaneamente aspetti positivi e aspetti negativi. Ripromettendomi di tornare in maniera specifica e più approfondita su ciascuno di questi fatti, mi limiterò a fare delle esemplificazioni in alcuni settori, in ogni modo assai significativi, l’università, l’urbanistica, la viabilità, la vita culturale, gli enti pubblici o parapubblici, il mondo del credito, l’imprenditorialità, la politica industriale e commerciale, la sanità.
E’ stato un fatto positivo che i nostri politici abbiano a suo tempo creato una libera università teramana, che poi abbiano cercato in ogni modo di statalizzarla e di farla crescere. E’ un fatto negativo che sia nella prima fase che in quelle successive la struttura universitaria sia stata considerata come mezzo per il raggiungimento di fini politici di scarso profilo, che sia stato praticato un uso sconsiderato dei corsi di laurea, che per crescere ci sia basati all’inizio sugli esami facili, che con la statizzazione sia stata data dignità accademica a docenti che già avrebbero fatto fatica ad essere ammessi come discenti in altre università di maggiore prestigio, che sia stato consentito, sempre per fini utilitaristici, di disseminare sul territorio sotto-sedi universitarie, e che alla fine siano stati commessi tanti errori e praticate tante disattenzioni da portare questa stessa università quasi all’estinzione. E’ un fatto positivo che i nostri politici abbiano dotato la nostra città di un piano regolatore generale, poi di una variante, poi di un regolamento edilizio, poi di un piano particolareggiato del centro storico, ma è estremamente negativo che nel farlo abbiano lasciato spazio solo alle esigenze dei privati, proprietari di aree o costruttori, che hanno redatto regole e previsioni di piano in base ai loro esclusivi interessi. E’ accaduto così che i nostri strumenti urbanistici non hanno mai previsto strade, ma solo cementificazioni e lottizzazioni. E’ positivo che siano state realizzate alcune superstrade, ma è negativo che siano stati impiegati anni per realizzarle e per correggere tracciati assurdi, finendo per avere tracciati ancora più assurdi e già vecchi alla loro inaugurazione, peraltro nemmeno completati del tutto. E’ positivo che siano stati avviati piani di risanamento, ma è negativo che in realtà siano consistiti solo in sventramenti e snaturamenti del tessuto urbano. E’ positivo che la sanità abbia potuto contare su strutture di eccellenza, ma è negativo che ne siano state lasciate altre in un notevole degrado e solo per gestire le aziende sanitarie come strutture di potere clientelari. E’ positivo che siano sorte strutture per le gestione del credito alle imprese, ma negativo che siano state finanziate solo imprese “amiche”, positivo che sia stato costituito un Consorzio Industriale, ma negativo che lo si sia lasciato languire solo perché interessati ad affidarne la titolarità agli amici degli amici. E’ positivo che siano sorte iniziative culturali, tra le quali il Premio Teramo, ma negativo che esse in definitiva siano state lasciate oscillare tra l’indifferenza e una interessata e “partitica” gestione, senza alcun coordinamento reciproco. Avanti con le minuscole… c’è ancora tanto da leggere!

Elso Simone Serpentini

Lascia un commento