I colloqui con i genitori si spostano sul web

  - Di Redazione

Moschella: «Una modalità efficace per snellire i tempi con un incontro davanti l’intero Consiglio di classe»

TERAMO -L’importanza, nel post Covid, di fare ricorso ad una piattaforma unica, che metta al riparo dalla confusione e consenta un utilizzo calibrato e funzionale della didattica a distanza. E’ un’analisi attenta e forte di competenze quella che arriva da Clara Moschella, dirigente scolastica che dal 2016 è alla guida dell’oramai storico liceo Scientifico cittadino “A. Einstein” a cui va ad aggiungersi anche la reggenza dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Pascal – Comi – Forti”.

Un’analisi assai indicativa, la sua, su criticità e bisogni – ma anche sui ritorni positivi tutti da tesorizzare – sulla scia degli obiettivi tracciati dal progetto #Scuola 20.20TE a cui il nostro giornale continua a dedicare spazi ed energie con un occhio attento – e di interazione – alla scuola che riparte. Nel caso specifico, la situazione fotografata dall’esperienza della professoressa Moschella ha beneficiato, all’inizio dell’emergenza che ha portato alla chiusura delle scuole, del valore aggiunto di due animatori digitali. Tra loro Roberto Salvatori, che è tra i formatori regionali individuati, ancora in tempi non sospetti e con bandi specifici, per potenziare la digitalizzazione nelle scuole.

Come dire, una bella congiuntura favorevole: Dunque due professionalità ben spendibili che si sono intrecciate ad alcune piattaforme già a disposizione, anche se fino a quel momento erano state limitate ad una funzione di contorno nell’ottica dell’umanesimo digitale, di video emozionali e dello storytelling,   «A quel punto – spiega la dirigente – era però diventato importante evitare ogni forma di dispersione all’interno della DAD: da qui, appunto, la consapevolezza dell’importanza di fare riferimento ad un’unica piattaforma. Una condizione, questa, fondamentale anche in termini organizzativi, come garanzia e controllo sia dei dati che degli accessi ».

Importante la mole di lavoro, effettuata già nell’immediato, per quanto riguarda i dati da caricare: in due giorni si è provveduto a caricarne oltre 1600 tra studenti (sono 1100 quelli del Liceo e 500 quelli del Pascal – Comi – Forti), personale Ata e gli stessi docenti. In particolare – è la sottolineatura – al Pascal si è partiti avvantaggiati, visto che si era già forti dell’esperienza della “scuola senza zaino”, e quindi delle classi virtuali. In quanto alla formazione dei docenti è stata anche integrata, altro dato positivo, grazie alla filiera formativa umana che ha saputo attivarsi e mettersi a disposizione di quanti, tra loro, potessero contare su competenze digitali meno affinate ». E proprio tra questi ultimi – è un’altra interessante nota a margine – non si è registrato alcun atteggiamento respingente rispetto alla nuova modalità a distanza da adottare, tutt’al più la paura di non poter esserne all’altezza.

Un timore, però, subito superato dalla consapevolezza che sarebbe stato quella l’unica via possibile per non interrompere la relazione didattica con i ragazzi. A proposito di ragazzi, si collegano – e si sono sempre collegati – con regolarità in questi due mesi o si sono registrate delle criticità?   «La prima criticità di cui si è dovuto prendere atto è la povertà intesa in senso non assolutamente economico, sia chiaro, della dotazione digitale a disposizione delle famiglie che si sono trovate a fronteggiare la didattica a distanza di più figli, magari contestualmente alla modalità dello smart working. Per questo motivo abbiamo consegnato 35 tablet al Pascal e una ventina al liceo Scientifico. Si tratta di dispositivi che erano già di proprietà della scuola, e questo per dare risposte a stretto giro rispetto alla consegna dei dispositivi acquistati invece con i fondi messi a disposizione del Ministero. Criticità, sempre sotto l’aspetto tecnico, sono arrivate anche da microfoni e webcam perché vedere in volto i ragazzi è essenziale, anche per attribuire quel voto necessario alla fine della valutazione in assenza, così come ribadito dalla ministra Azzolina – del sei politico.

E’ importante, infatti, nella valutazione considerare anche come i ragazzi si siano impegnati scegliendo di non appiattirsi. Visto che spesso la forma si fa sostanza, si è attenti che i ragazzi si presentino nei collegamenti con la dovuta cura nell’aspetto esattamente come farebbero se sedessero in classe, perché nella valutazione conta anche vedere in volto il ragazzo che si sta interrogando .  In ogni caso , per gli studenti chiamati al digitale, resta essenziale  poter contare su  una valida media education.  Così come è essenziale, nella DAD, il monitoraggio delle presenze, anche se da disposizioni ministeriali le assenze di cui tener conto si fermano in realtà alla data del 4 marzo. Noi, in caso di “latitanza” dei ragazzi, se quelli delle quinte li abbiamo contattati direttamente, per i più piccoli abbiamo sollecitato le famiglie ».

Anche nell’esperienza della Moschella il digitale ha messo in luce potenzialità fino a quel momento non emerse: ragazzi che sono rapidissimi ed efficientissimi nei collegamenti, ad esempio, così come lo schermo ha smussato alcune timidezze e c’è chi, in questa modalità, è riuscito ad esprimersi meglio.   «In quanto alle video lezioni, si è scelto di farle iniziare alle 9 riducendo della metà quello che era l’orario complessivo delle lezioni in presenza durante la mattina, e questo vuol dire che oscillano ora tra le due ore e mezza e le tre, puntando in occasione di verifiche a dei collegamenti pomeridiani più distensivi ». Tra le buone pratiche caratterizzanti, è da annoverare il progetto Telescuola che pone le basi ad un’ambizione precisa: quella di attivare un repository su una piattaforma e per il quale spazi e tempi siano modulati sulle esigenze di chi ne fruisce, dunque più sul modello di anglosassone dei college universitari.

In definitiva, la DAD che l’emergenza Covid ha posto come necessità, e non più come opportunità, ha fatto voltare pagina alla scuola?   «Personalmente – questa la posizione della dirigente – credo che l’aver fatto di necessità virtù porterà ad integrare le lezioni in presenza, in fondo anche tutte le rivoluzioni si sono sempre basate sulle tradizioni. La didattica ha bisogno di empatia, del linguaggio del corpo: valido, comunque, l’utilizzo pomeridiano di approfondimento ma anche come sportello didattico, Ma l’obiettivo primo resta quello di riportare i ragazzi a scuola che è per loro una seconda famiglia, un luogo di incontro e anche di scontro, a volte ».

Molto interessante, infine, il focus che la dirigente accende sull’utilizzo del digitale per quanto riguarda i colloqui che si stanno già svolgendo, in questi giorni, online:   « Si tratta di  una modalità efficace per snellire i tempi dei colloqui che stressano le famiglie, utilissima visto che il genitore si trova contestualmente davanti l’intero Consiglio di classe per poter avere una valutazione intersoggettiva. Questo tenendo però presente che, in caso di situazioni particolari, c’è sempre la piena disponibilità ad un incontro privato ». Le famiglie, ovviamente, ringraziano.   

Patrizia Lombardi